Complicità

Complicità è quando mostro me, la vastità dei miei pensieri, fragile corpo che ha vissuto l’esistenza spesso greve, l’invecchiare placido della pelle, i pensieri svegli, l’anima che sfugge, il cuore che non smette di battere mai. Per te.

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Complicità è quando mi guardi acceso, di sogni rivestito, il mio spogliarmi d’ogni orpello, le fatiche poggiate a terra, malriposte e le speranze piegate in fretta che a sgualcirle sono capaci gli altri. Io no.

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Complicità è quando il mondo dentro ci appartiene mentre dalle grandi vetrate osserviamo il mondo fuori. Che non vede noi. 

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Disegni di Francesca Ravinetto.

Pazienza appagante

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È la moda di questi ultimi tempi: colorare.
E come per tutte le mode, io ci vado sempre a piedi piatti.
Gli adulti che colorano, che stanno nelle righe! Ma perbacco: dopo anni in cui i bambini sono stati spinti ad uscire dalle righe, a rivoltare gli schemi, ecco che arriva una moda e si torna al passato. E a farlo sono gli adulti! Non i bambini, gli adulti.

Ho pensato fosse mestiere da new age, da yoga e vegani. Sì, quelle cose che fanno figo solo a dirle.

Ma caspita: ho dovuto ricredermi!

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Colorare diverte, rilassa, concentra, stimola, rallenta, dona melodia al tempo, ritmo, devozione, impegna, medita, realizza.
Colorare è una magia di tempo dedicato, pazienza appagante.

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Chiara

Link utili
Vi basta entrare in una libreria e cercare i libri da colorare per adulti: ne troverete a bizzeffe. Io questo mio l’ho preso da Mondadori.
Vi consiglio però il blog di Burabacio e i suoi suggestivi disegni da colorare: Donne di sogno e Sogno di gatto https://burabacio.wordpress.com/

 

La punteggiatura moderna

Quanto vale la punteggiatura in un testo? La curate, fate attenzione sia quando scrivete che quando leggete? Vi serve per l’intonazione, per la fluidità del testo, o è solo un’aggiunta poco gradita e quasi inutile?

Qualche giorno fa ho letto della protesta del presidente delle librerie indipendenti, Luciano Gregori: un manifesto conciso che annunciava la chiusura delle librerie indipendenti Lunedì 18 gennaio come protesta per i tagli del governo.
Peccato che la lettera avesse due errori gravi di punteggiatura “Cito dal manifesto di Gregori: «La colpa non è nostra, ma del governo, che continua a restare indifferente e sordo di fronte alle nostre richieste, di mettere in agenda…», e ancora: «Questa protesta, vuole difendere e salvaguardare anche voi lettori…». (fonte firzzifrizzi qui l’articolo completo).librerie indipendenti
Gravi per due motivi: uno per la punteggiatura e l’altro perché dal direttore delle librerie indipendenti questi errori non devono essere fatti, nemmeno per distrazione.

La punteggiatura, complice l’uso dei messaggi, ha perso il suo valore e soprattutto il suo uso: il punto e virgola e i due punti sono quasi scomparsi mentre dei punti esclamativi e dei puntini se ne fa un uso eccessivo.
E che dire della poesia? Anarchia totale giustificata dalla benedetta licenza poetica (che poi chissà chi la da questa licenza!)
Io amo la punteggiatura, la coccolo quando scrivo, sebbene non ne abbia padronanza piena e spesso incappo in errori. Ma la amo, la seguo, la ricerco, rileggo e intono e provo a capire se le cose che voglio dire saranno le stesse che verranno lette.

Amo così tanto la punteggiatura da trovare affascinanti questi quadri dell’artista americano Nicholas Rougeux, Between the words, realizzati con la sola punteggiatura di libri famosi disposti a spirale. Il risultato ottenuto è una sorta di disco i cui solchi sono i punti, le virgole, i due punti, i punti esclamativi, patrimonio di una cultura che, nonostante tutto, deve continuare a vivere.

Nicholas Rougeux

 

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Link utili
La pagina di frizzifrizzi con l’articolo sulla punteggiatura http://www.frizzifrizzi.it/2016/01/18/between-the-words-una-serie-di-poster-mostra-la-sola-punteggiatura-di-alcuni-capolavori-della-letteratura/
La pagina di Nicholas Rougeux http://www.c82.net/
La pagina dedicata a Between the words http://www.c82.net/work/?id=347

Chiara

L’ispirazione è unica?

Tra le molte cose che mi diverto a fare, c’è anche la pittura. Nessuna aspirazione, solo divertimento. E così, per gioco, anni fa dipinsi “Ego”.egoAll’epoca mi divertivo ad usare questa tecnica delle linee intersecate tra loro, poi riempite con pochi colori di base. Non sempre la risultanza cromatica era buona, ma nel caso di “Ego” fui pienamente soddisfatta.

Nessuno ha mai pensato di essere originale, siamo un infinitesimo ripetersi nell’Universo, ma lo stesso mi ha sorpreso venire a conoscenza dell’opera di Gabriele Orozco, “Samurai Tree”, leggendo su The Guardian un articolo su Christian Scheidemann,  fondatore e presidente del Contemporary Conservation.

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Christian Scheidemann posa di fronte a “Samurai Tree” di Gabriele Orozco

Con una breve ricerca, ho trovato che Samurai Tree è un’opera del 2005 che l’autore ripropone in svariate versioni, mantenendo colori e tecnica.

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Samurai Tree, una delle versioni

La similitudine con “Ego”, parte prima di tutto dall’uso dei tre colori: bianco, blu e rosso e dalla tecnica delle linee intersecate e riempite con i colori a contrasto. Ciò che varia è la realizzazione finale e il concetto che le anima, ognuno tiene stretto il suo.

Questa piccola situazione mi ha portato a riflettere che non esiste un’opera unica, che le idee vengono mescolate e sono reminiscenze del passato, fusione di altri concetti; che non esiste innovazione vera ma rimaneggiamenti in chiave odierna di esperienze passate.

E voi, cosa ne pensate?
Avete avuto modo di ritrovare vostre opere in lavori simili di altri?
Esiste l’innovazione o siamo solo lenti cambiamenti su radici esistenti?
In questo caso non possiamo parlare di copiare perché non conoscevo l’opera di Gabriele Orozco e tantomeno lui conosceva la mia!

Chiara

Tu, cosa stai cercando?

Talvolta amo restare seduta al sole, le gambe distese. Non servono pensieri, che dal canto segreto delle sirene vengo attratta.
Sono quei momenti in cui resto in pace e non mi occorrono passioni, desideri, eccitazioni: tutto galleggia oltre me, in uno spazio siderale distante e muto. E io, io sono sorda e cieca, ammutolita di serenità.

Sono questi i momenti in cui si compone la vita, sono gli attimi di stasi che progettano i presenti. Sono oasi tra un fermento e una corsa, tra un bacio ed una carezza.
Io, in questi momenti, mi immergo nella bellezza.

Anna BurighelE’ un viaggio che faccio con la mente, non sento la terra toccarmi.

Anna Burighel

Navigo tra maremoti ed incanti, passioni recise quali gramigne infrante.

Anna Burighel

Rappezzo bordi di case con merletti ricamati e bottoni, le porte aperte alle impressioni di cicalanti massaie 039

Ah, se il vivere fosse un tiro di campana, un prete ingordo e una fede eterna!

Anna Burighel

Ah, se fosse un bacio di neve, un’amicizia sprecata e una donata, una parola ed una esistenza in pieno inverno!

Anna Burighel

Ah, se la vita fosse la prima vera primavera che arriva, disattesa dai venti e dal sole che si eclissa, in suo onore o in suo diniego?

Anna BurighelNon tace il tempo, ahimè!
Orsù quindi amiamoci, piccoli e grandi, civili e animali, razze distinte, esseri umani e natura.

Anna BurighelIl tempo del sole s’è fatto tramonto e resta nel cuore la pace del senso.
E rinasce la mente, incalza lieve ed è alla ricerca, di ciò che d’istinto conosce.

Che sia fruttuosa la vostra ricerca, io vi lascio un soffioAnna Burighel

e volo via.

Anna BurighelChiara

Disegni di Anna Burighel ( qui il sito)
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a pagina Facebook “Il bacio della luna” di Anna Burighel ( qui)

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Il vestito nuovo dell’Imperatore.

E’ d’altri tempi la favola che narra di un ricco e narciso Imperatore che amava vestirsi d’abiti eccelsi e splendenti. Spendeva immense ricchezze per i suoi abiti, tanto che accettò di buon grado la proposta di un vestito realizzato con una stoffa davvero rara: poteva essere vista solo da persone molto intelligenti. Accettò di buon grado di spendere una fortuna per farsi cucire un abito prezioso, che sfoggiò raggiante per le strade. A dire il vero, l’imperatore era completamente nudo, ma nessuno osava ammetterlo, perché così facendo avrebbe ammesso la propria ignoranza.

Figuriamoci se qualcuno non è riuscito, nella realtà, nello stesso intento.
E questa non è una favola. (o almeno spero non sia una bufala, visto che ho trovato sia sito di riferimento, che parecchi blog americani che ne parlano)
Ci sono tutti gli ingredienti: l’artista fantasioso e il pubblico finto colto credulone.

Lana Newstrom, (cliccando sul nome dell’artista, il suo sito)  artista newyorchese di 27 anni, ha creato l’arte invisibile.

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I suoi quadri, le sue sculture, le sue tele, sono vuote. Non esistono se non nell’immaginazione e di chi l’ha creata e in coloro che le osservano.
Lana Newstrom  sostiene che la sua arte è un modo perfetto per immedesimarsi con essa, ove ognuno può creare e sentire ciò che lei stessa ha creato.
Un nulla che porta ad altro nulla o un tutto che viene scoperto?
Lana Newstrom e il suo agente sostengono che le sue opere valgono milioni di dollari e che lei è la più grande artista vivente.

Ecco alcune opere TRANSPARENCY

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Transparency

un soggetto interessante TRANSPARENT BALOON

Transparent baloon

Transparent baloon

e, mi spiace per tutti coloro fermamente interessati, già venduto, WATER PIPES

Water pipes ( SOLD)

Water pipes ( SOLD)

Ai posteri l’ardua sentenza, o forse anche a noi.
So bene che è un gioco mediatico, uno di quei guizzi d’artista per farsi conoscere e in un lampo finire sulla bocca di tutti. So bene che tutto questo è uno sprezzo a chi davvero sa e conosce l’arte profondamente. Ma, a ben vedere, a me Lana Newstrom, se esiste ed è vera, piace.
Mi fa ridere, mi fa giocare, mi porta a capire che il mondo è degli illusi e di chi ha coraggio.
Certo non comprerò mai un suo quadro, me lo faccio da me!
E voi, cosa ne pensate?

Chiara 

Ps: ad onor del vero, Lana Newstrom non è neppure originale. James Franco, famoso artista poliedrico, anni fa ebbe la stessa idea e inventò il MONA, il museo invisibile( leggete qui) 

 

“Non ti stai spiegando bene!” “Sei tu che non ascolti!”

Padre Delmo accolse con non poca ritrosia l’invito a partecipare ad una serie di corsi di comunicazione consapevole; sapeva comunicare ed era anche decisamente consapevole, non fosse altro che era monaco da 60 anni! Le incombenze erano parecchie: avrebbe dovuto trovare una sala per ospitare chi avrebbe tenuto il corso, avrebbe dovuto accendere il riscaldamento ( cosa non da tutti i giorni e solo per le grandi occasioni), avrebbe dovuto stravolgere gli orari dell’abbazia. Ma soprattutto avrebbe dovuto avvertire i monaci e obbligarli a parteciparvi.
Sì, obbligarli. L’invito non era mica stato un semplice invito con la classica caratteristica di scegliere se aderirvi o no; era stato un invito forzato.”Devi parteciparvi” punto. Nessuna scappatoia.
Padre Delmo non aveva capito bene il perché di questa necessità; come detto sapeva di saper comunicare e poi in abbazia, a dire il vero, neppure gli serviva comunicare: bastava fare il proprio dovere, evitare i corridoi nelle ore di punta e per il resto, era il silenzio il suo unico compagno. E lo amava più di ogni altra cosa, ogni altro bene, ogni desiderio materiale e divino.

Prese coraggio e si diede da fare, non poteva certo deludere chi, dall’alto del suo potere, lo aveva stretto in un obbligo così forzato. Decise per l’ora della cena e prima che i monaci si congedassero, distribuì loro un foglietto con gli orari del corso e il semplice scritto “Corso di comunicazione consapevole. Domenica 2 ottobre, ore 21, sala capitolare”
Ecco, anche quel consapevole gli suonava così strano e insolito. Come se per comunicare occorresse avere coscienza di sé e dell’altro e non bastasse la fede in Dio.
Vi fu un brusio sommesso che ruppe la pace dell’abbazia, quando i monaci ricevettero il foglietto poggiato sui loro piatti; non rabbia, noia e disgusto come aveva pensato Padre Delmo, ma entusiasmo. Si udirono gridolini di gioia e scambi di occhiate; i  monaci rigiravano il foglietto nel vano tentativo di trovare informazioni più precise e, non trovandone, si gettarono su Padre Delmo. Ma lui non si scompose, restituì, con un gesto di mano alzata, il silenzio all’abbazia e se ne andò nella sua cella.

Il giorno del corso, l’attenzione fu grande e i monaci si presentarono in anticipo. Ad accoglierli, oltre Padre Delmo, trovarono un signore di mezza età, dall’aria tranquilla e serena. Fu breve nelle presentazioni, e dedicò il tempo a raccontare ciò che avrebbe loro insegnato. E parlò loro di relazioni, di rabbia, di calma, di dialogo, di canali comunicativi. Di incontri, di scontri, dell’ascolto e del silenzio.
Ettore, così si chiamava l’uomo basso e affabile, aveva accettato con piacere l’incarico di presentarsi all’abbazia. Era certo che avrebbe trovato quella pace che all’apparenza aveva ma gli mancava nel profondo, nelle radici del suo cuore. Era certo che sarebbe stata poca cosa quella che avrebbe insegnato ai monaci e che molto, invece, sarebbe stato quello che loro avrebbero donato a lui, in serenità, consapevolezza, spirito di comunione.
Decise di cominciare con un esperimento. Lo faceva spesso e ne traeva semplici conclusioni che tutti comprendevano e condividevano. L’esercizio consisteva nel dare ad un volontario un disegno con sei figure geometriche che solo lui poteva vedere. Il volontario doveva, a parole, spiegare le figure e le loro posizioni e gli altri partecipanti dovevano disegnare le figure così come comprese.
Il monaco volontario lo fece Padre Delmo;  iniziò la sua spiegazione, i monaci disegnavano. Era bello vederli fare, parevano amanuensi al lavoro.

Quando Padre Delmo ebbe finito e  toccò confrontare il disegno originale da quelli disegnati, ecco che avvenne l’inenarrabile, ciò che mai Ettore si sarebbe aspettato. Nessun disegno combaciava, nessuno era stato in grado di comprendere le spiegazioni. Una vera disfatta. Undici minuti di spiegazione falliti.
Ma il più bello e inaspettato fu l’alterco che nacque tra Padre Delmo e un monaco. Il monaco non riusciva ad arrendersi di aver sbagliato e si rivolse a Padre Delmo ” Non ti stai spiegando bene! “
E Padre Delmo, rosso in viso “Sei tu che non ascolti!”IMG_6709 (Copia)

Ciò che avvenne dopo non si può raccontare e Ettore, quando qualcuno gli chiede di ricordare cosa successe, risponde che proprio in quel momento ebbe un’urgenza al bagno.
Urla, fogli volati, mani alzate in gesta di schiaffi, parole forti, piedi che pestavano e anche una sedia rovesciata. E ancora quelle grida
” Non ti stai spiegando bene!”  “Sei tu che non ascolti!”

Nessuno ebbe a che ridire se il corso venne interrotto per cause improrogabili.
Ettore decise che la sua calma era abbastanza sufficiente per sopravvivere e quando voleva il silenzio, apriva un libro seduto sul suo divano e cominciava a leggere. Nessuna storia sui monaci, mi raccomando!

Chiara 

Per sognare ci vuole poco: basta un cuore – Giovanni Garlanda

Immagina una danza, una rotonda dove poter ballare. Non ci sono cavalieri che ti accompagnano, né belle dame. La musica non c’è.
Sei tu e solo tu sei ballerino e danza stessa e musica ed armonia.
Volteggi, in fondo scopri che ballare tra te e te è una melodia meravigliosa e tu sai quando fermarti, quando fare il caschè, le piroette, il ballo sfrenato.
Si crea come per magia, dentro te, la poesia. E la poesia per ognuno ha il suo sapore.

Giovanni Garlanda non so dire se danza, ma quello che crea è
poesia
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armonia
il viaggio

bellezza
148487_102516526488064_595388_n fluidità
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Le sue terrecotte nascono da movimenti leggeri, non ci sono spigoli, ma gesti semplici tesi verso il cielo.
Anime i suoi personaggi che nulla hanno di inquieto, ma sono quasi nuvole, nessun piede a terra, in continua e completa meditazione.
Pensano, persi i pensieri in viaggi di sogno
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leggono, immersi in un mondo nuovo e mai scontato, il proprio
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Giovanni Garlanda, titolare dello Studio d’Arte Officine Garlanda a Biella, gioca con maestria rara con la terra, la modella seguendo i sogni, ne inventa tracce insolite e garbate, per raggiungere la meta ambita, il cuore.

Un cuore che sfugge
216809_138463486226701_701149_nUn cuore per volare
1959225_647479638658414_3713809566200869183_nUn cuore che divide
7944_342532372486477_814597419_nUn cuore, l’unico e il vero motore della vita, un gesto semplice che spesso si dimentica di fare…un cuore che unisce
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Giovanni Garlanda è anche un amico, oltre che artista apprezzato e conosciuto.

L'artista Giovanni Garlanda

L’artista Giovanni Garlanda

Venerdì presenterà un progetto, per ora segreto, di rinnovamento per la nostra città, Biella, per rendere migliore ciò che bello proprio non è. Una ricerca del bello, dell’armonia e io credo che nelle sue opere lo si possa notare.
10009294_10202388626650053_2081609833_nIn fondo sognare non costa nulla, e i sogni preparano alla vita, nuovi progetti per il nostro benessere.
Per sognare ci vuole poco, basta un cuore.
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Recensione “Parlami di me” di Anna Tatulli

LA STORIA

Giulio e Sara si conoscono per caso, in un giorno di pioggia a Bari. Lui impiegato, lei avvocato.
Nasce come d’incanto tra loro una sintonia profonda fatta di parole e silenzi, che porta Giulio ad innamorarsi della bellezza esteriore ed interiore di Sara.
Sara, appassionata e vitale, vittima di un amore non corrisposto, chiusa nel dolore e spesso frenata nel vivere, soggiogata dall’irrequietudine, impara ogni giorno a liberarsi di quel fardello, condividendolo con Giulio e riuscendo, poco alla volta, attraverso le parole di lui, a conoscersi.
Lo stesso accade a Giulio che, sebbene non possa esprimere il suo amore per Sara, non corrisposto, impara a convivere con quel sentimento, accettando dolore e felicità, superando l’ostacolo dell’appartenenza. Le loro storie, le loro vite, si intrecciano e si ricostruiscono man mano, arrivando, attraverso le parole dell’altro, a conoscersi nel profondo.

IL MIO PENSIERO

PARLAMI DI ME, è un libro che narra storie al cuore, alla mente; è un libro che cresce e matura e non si ferma di fronte alle difficoltà o al dolore.
E’ un libro che accetta incondizionatamente la vita, in tutte le sue accezioni, in tutti i suoi colori ed il suo nero.
E’ la storia dei rapporti umani, del dire e del silenzio, dello stare insieme e degli abbracci. E’ un cuore che batte e profuma della piacevole fragranza dell’innamoramento.
Un viaggio tra due cuori, senza meta; un percorso che procede avanti nell’accettazione e nella conoscenza di sé.
Lo scrivere è leggero e semplice, e per questo scorrevole.
Si legge in un soffio, molto spesso riconoscendosi nei protagonisti e nei loro pensieri.

PARLAMI DI ME
Autore: Anna Tatulli ( Bari 1978)
Edizione: ilmiolibro 2013
Pag.62
Costo: 15€
Acquista

In copertina : “Parlami di me” di Chiara Lorenzetti
Prefazione di Francesco Vitellini http://strinaturedisaggezza.wordpress.com
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