Un restauro kintsugi per la quaresima di Cumiana

“Buongiorno e buon anno! Mi chiamo don Carlo Pizzocaro e sono parroco (da poco) di Cumiana in provincia di Torino. La filosofia del kintsugi ha per me un fascino particolare e diventa quasi una teologia se penso a questo scorrere di oro tra le crepe di qualcosa di più povero per renderlo non solo aggiustato, ma nobilitato. È una vera immagine della redenzione: LUI si è mescolato a noi per restituirci quella immagine e somiglianza che avevamo perduto.
Mi piacerebbe per la Quaresima valutare la possibilità di utilizzare calice e patena realizzati con questa tecnica…ne ha mai realizzati?”

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Restaurare un oggetto con l’arte Kintsugi tradizionale mi permette di incontrare storie nuove, metafore differenti, interessanti modi di vedere oltre.
Don Carlo Pizzocaro, parroco di Cumiana, ha visto nell’oro che copre le crepe il messaggio di Dio, salvezza e redenzione per gli umili, per la fragilità.
Il suo progetto mi ha subito entusiasmato; il nostro primo incontro è stato a Magnano, al laboratorio di ceramica dei monaci di Bose.
(Ne ho scritto qualche anno fa, se vuoi approfondire puoi trovare a questo link notizie sulle ceramiche di Bose)

Abbiamo scelto, grazie anche all’aiuto del monaco ceramista Nymal, una calice e una patena che ben si accordassero; da lì ne è nata una rottura studiata, nella continua ricerca dell’armonia artistica.
Il restauro è durato un mese e mezzo, per dare il tempo alla lacca urushi di polimerizzare, prendendosi il suo tempo lento, quello della fragilità che diventa forza: lacca urushi e farina di riso per incollare; lacca urushi e tonoko per le stuccature; kuro urushi per la prima rifinitura; bengara urushi per preparare la base per la polvere d’oro; polvere d’oro 24kt; finitura con leggera lacca urushi per protezione.

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Calice e patena restaurati per la parrocchia di Cumiana (Torino) 

Per approfondire
Il blog di Don Carlo Pizzocaro “Scrivimi sul cuore”
Il profilo Instagram di Don Carlo Pizzocaro “Doncapz”
Il laboratorio di ceramiche del Monastero di Bose
Il sito Kintsugi Chiarartè 

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Un viaggio in Giappone, ciò che resta e che sarà. (il video)

Sono stata ospite, dal 7 al 15 luglio 2018, di Tv Tokyo in Giappone, a Kyoto e Daigo, per apprendere l‘arte Kintsugi. 
Un viaggio emozionante, pazzesco, irripetibile, un sogno avverato prima ancora di averlo desiderato, questo alle volte la vita può.
Per chi volesse vedere tutta la mia esperienza condensata in un’ora di trasmissione, ecco il video intero su youtube.
Lo so, per chi non conosce il giapponese potrà sembrare da subito ostico, ma io parlo in italiano: se vi lasciate scorrere vedrete che almeno il senso generale lo capirete.
Altrimenti sono qua per spiegarvi i dubbi 🙂

Dietro a quest’ora di programma ci sono 10 giorni di lavorazione e studio.
Ecco che man mano, per chi è interessato, racconterò dettagli e impressioni.
A volte saranno dettagli tecnichi sul Kintsugi, altri sulla lacca, altri ancora sul cibo, il modo di vivere in Giappone, sui trasporti, sulle relazioni.

Se ci siete, venitemi a trovare ogni tanto, confronteremo le nostre impressioni sul Giappone per chi lo conosce e c’è già stato e racconterò tutto quello che so a chi invece il Giappone nemmeno se lo immagina.

 

Kintsugi su My Zen Manager e VO+

“Ora posso divulgare”. Così avevo pensato qualche mese fa, quando ho deciso di partire con workshop di Kintsugi. Ci sono tante, troppe imperfezioni e veri errori su questa tecnica che, dopo averla studiata approfonditamente, ho pensato fosse giusto raccontarla.
Non pensavo però suscitasse così tanto interesse e ora sono onorata, sorpresa, felice, di leggere quanto la mia arte stia entrando a far parte della nostra cultura.

A riprova di ciò, vi lascio due interessanti articoli usciti questa settimana.
VO+ è una rivista che si occupa di gioielli e lifestyle; My Zen Manager è il blog di Carolina Masieri che propone servizi di consulenza lavorativa.

Kintsugi: The Gold That Repairs And Embellishes (VO+)

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Foto Fabio Bastante

A meeting with Chiara Lorenzetti, professional restorer, who has chosen to study, practice and divulge the art of Kintsugi in Italy

 

Lo Zen e l’arte di affrontare l’imprevisto (My Zen Manager) 

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Yobitsugi Foto Fabio Bastante

Nessun metodo di organizzazione e gestione del tempo ti renderà immune agli imprevisti. Ci sono eventi che accadono fuori dal tuo controllo, è inevitabile, è una certezza della vita e ci sono ben poche cose che puoi fare. (continua qui…) 

Beppe Garella e il mito delle bambole Lenci.

Ho conosciuto Beppe Garella nel 1987.
All’epoca stavo terminando il corso di studi all’Istituto per l’arte e il restauro Palazzo Spinelli a Firenze, specializzazione “restauro ceramiche e materiali lapidei”.  A corredo dell’esame finale ( che superai con la votazione di 100/100simi, risultato di cui  vado fiera ancora ora, visto che i miei studi sono il mio lavoro) ci venne richiesta una tesi su di un’epoca o su di una manifattura di ceramiche.
Io, da buona piemontese, scelsi le ceramiche Lenci.

Non molto all’epoca era stato scritto, la monografia ” Le Ceramiche Lenci:1928 – 1964; catalogo generale dell’archivio storico della manifattura;  ( 86 tavole a colori, 1862 riproduzioni in nero)” di Alfonso Panzetta, Umberto Allemandi & C., 1992 – 410 pagine  era  ancora lungi da venire; le poche informazioni potevano essere prese da capitoli inseriti in libri che trattavano la ceramica italiana degli anni 1930, o consultando in biblioteca le riviste d’arredamento e design in auge all’epoca, quale ad esempio Domus.

Curiosa dell’epoca storica ed innamorata del fascino fiabesco e poetico delle ceramiche Lenci, decisi di contattare l’allora proprietario e titolare della ditta Lenci, presente nel 1987 sul mercato internazionale con la produzione di bambole in panno lenci.
Venni accolta una domenica mattina in via San Marino 56 bis a Torino, dal signor Beppe Garella. Ricordo di lui la classe e l’eleganza nei modi, la gentilezza e l’affabilità. Confesso che la prima impressione fu però ben diversa, visto che si presentò con una giacca in pelle da cowboy, con le frange e nulla del suo abito poteva farmi immaginare quale tempra d’uomo fosse.
In questo caso si può a ben dire che l’abito non fece il monaco!
Nella fabbrica, deserta la domenica mattina, il signor Beppe mi fece visitare le varie fasi produttive della lavorazione delle bambole in panno: la pressatura in stampi per i visi, la forgiatura, la pittura dei volti e le loro caratterizzazioni, la zona della cucitura, con tavoli, stoffa, fili, forbici, macchine da cucire in ordine perfetto.
Fu come respirare un altro tempo.
Fuori la strada chiamava il futuro, la tecnologia, dentro il ritmo era rallentato, silenzioso, arcaico e sognatore.

Restai in contatto per molto tempo ancora con il signor Beppe Garella, che, dopo che ebbi finito la scuola, diventò mio cliente, portandomi da restaurare splendidi oggetti in ceramica Lenci di sua collezione privata, cosa che fece anche il figlio dopo la sua scomparsa.

E’ un ricordo che talvolta riaffiora alla mente; Beppe Garella seppe darmi, con la sua professionalità e serietà, un valido esempio su come coltivare la propria passione senza cedere; un esempio di dedizione al lavoro che ancora porto dentro.

Chiara

Dott. Beppe Garella al lavoro presso Lenci  Foto presa dalla pagina facebook "Lenci Doll Collective"

Dott. Beppe Garella al lavoro presso Lenci
Foto presa dalla pagina facebook “Lenci Doll Collective”

Davvero la Laurea serve all’Arte?

(una provocazione)

Mi trovo a riflettere sul mio lavoro, in un periodo di crisi una piccola attività come la mia è superflua e continuare, con il ritmo incalzante delle tasse, pare quasi impossibile.

Allora mi guardo in giro per un nuovo lavoro, ma nel mio ambito, viene molto spesso  richiesto come requisito minino, non la professionalità, non gli anni di lavoro, le competenze, ma la LAUREA.

Il pezzo di carta, che io non ho perché ho preferito fare.

Sì, FARE!

Dedicarmi alla mia passione, il restauro, e fare una scuola che mi preparasse ad usare le mani ed il cervello in un ambito di grande e specializzata manualità. La cultura, quella che serve, me la sono fatta da me, leggendo, studiando, mai ferma.

Ovunque si cerchi, senza la Laurea ( scrivo apposta in maiuscolo, per rivestire di un’aurea di glorificazione quel pezzo di carta che molto spesso è solo una chimera), sei nessuno.

Forse puoi ambire a lavare i bagni dei supermercati, ma si arriverà anche per quello a richiedere il pezzo di carta.

Siamo una società strana, omolgata, tutti sulla stessa linea : se non hai il pezzo di carta, sei fuori.

E chi non ha attitudine allo studio, ma sa fare, viene relegato come ultima ruota del carro.

E gli artigiani dove finiranno?

Meglio vederli con la corona d’alloro o con uno scalpello, pennelli, colori, le mani sporche di gesso, un camice sinopia di fatiche e simbolo d’ARTE?

Chiara