Né multietnici, né integralisti: siamo unici.

Prendiamo una palla di creta e lasciamola in mano a 20 bambini di sesso, età, etnia, religioni differenti con la regola che non esistono regole.

Ognuno di loro creerà un oggetto, un animale, un simbolo, un disegno di fantasia, anche nulla, forse la palla resterà una palla, forse un castello, forse qualcuno inventerà Dio, chi una pistola, chi la famiglia, chi non farà nulla, restando seduto solo a guardare, non ci sono regole, ricordate, nessun obbligo.

Ad un certo punto un bambino tirerà la palla addosso al vicino, per ridere e il bambino piangerà, un altro si metterà a ridere sguaiato, un altro resterà seduto, nel suo nulla, mentre un bambino ancora non verrà disturbato dai rumori e continuerà il suo lavoro, una città.

foto dal web

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Di cosa è fatta quella creta in mano ai bambini? Dei loro sogni, delle idee, dei pensieri, di ciò che gli è stato insegnato, della cultura, dei libri letti, le favole narrate, della religione, del loro Dio, dei racconti dei nonni, delle notizie viste in tv. dei giochi imparati, del colore della terra, dei ricami dei vestiti, delle guerre, delle lotte, dell’amore della mamma, del clima, delle piante, degli animali e di ogni più piccola particella dei loro ricordi.

Se tutto fosse uguale, se si azzerassero culture, religioni, idee in nome del rispetto di una impossibile integrazione multietnica, i bambini creerebbero da una palla di creta tutti lo stesso oggetto, come se venisse data loro la stessa regola, con qualche piccola differenza dovuta a dimensione e ad un guizzo di fantasia.

Siamo unici e lo siamo per quello che sono le nostre radici ed è insegnando uno all’altro il sapore della propria terra che si diventa uniti, non nascondendola.

Chiara 

 

Il confine sarebbe il buon senso. O il cuore.

Raramente mi capita di guardare documentari sugli animali; gli animali non mi piacciono.Succede però sempre che finisco per vedere la straconosciuta battaglia tra un’antilope e i leoni, che termina con la leonessa sdraiata che addenta, strappandola, pezzi di carne dell’animale ucciso.  E lo fa fino all’osso.
E’ uno spirito di sopravvivenza, ma anche uno stimolo di caccia, di conquista, l’affermazione di potere.Sono animali, un mondo in cui le gerarchie sono nette, in cui l’istinto è predominante nelle azioni.

Ma tra gli esseri umani?

Siamo dotati di istinto, intelligenza, cuore, precisione, calcolo, razionalità, riflessione, buon senso, compassione, sentimenti. Abbiamo la possibilità, ad ogni azione, di controllare l’istinto di prevaricazione sul più debole. Ma molto spesso non se n’è capaci perché vige la legge del “sono più forte e bello io e conto di più io” , e il malcapitato, o meglio il buono, colui che accondiscende, che ascolta, che dedica se stesso e il suo tempo, invece che amato viene spolpato.
A pezzi piccoli, uno alla volta; con accanimento alle volte, altre centellinando.
Alternando sorrisi e bei tempi a momenti di lotta e strazio.

Il buon samaritano, l’anima pia, accetta a capo chino, compreso nel suo pesante ruolo perdendo ad ogni colpo, ad ogni morso, una parte della sua felicità, annegato nella semplice convinzione che quello deve essere.

Raramente mi capita di vedere documentari sugli animali; gli animali non mi piacciono.
Succede però sempre che finisco a vedere la vita degli uomini e quando assisto ai leoni che sbranano all’osso l’antilope, cambio canale.

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