La Poesia è in te

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Forgotten garden 

La Poesia è il sentire profondo della terra, lo scandaglio dei sentimenti; è vedere con occhi profondi le rughe e le radici, i recessi delle anime, la lirica segreta delle allodole. È un talento raro, dono dei bambini e dei folli, da che gli adulti, crescendo, si coprono di scorze dure e callose, non avvezze alla meraviglia.

Adi Dekel ha 20 anni, ha occhi che inventano storie e scenografie fiabesche, il mondo dell’incanto e dell’innocenza delle donne, la fragilità e la delicatezza degli incarnati, i cuori protetti dal calore della natura.

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Unreacheable

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Abandoned

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Forgotten garden

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Flickr Adi Dekel https://www.flickr.com/photos/adidekel/
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Effimero

galaverna

Una notte gelata e il prato si copre di cristalli lucenti, gioielli impalpabili.
Si ferma il respiro ad ammirarne i piccoli contorni ricamati di gelo, il bianco che riposa ordinato su ogni stelo. Sono attimi eterni, fissati nella memoria.
Poi basta anche solo un raggio di sole e tutto scompare.

Non è meraviglioso?

Cercami ancora

"Cercami ancora"

“Cercami ancora”

Cercami ancora tra l’odore degli agrumeti in fiore e la salsedine che risale sui muri, acre e pungente, desolata come la solitudine.
Cercami ancora tra l’erba fresca della notte, rassettata dal vento, impegolata di rami e insetti, pigra come l’inettitudine.

Cercami ancora sulle tue labbra, distesa nell’amplesso dei tuoi baci.

“Cercami ancora” 100×120
2016 Luca Gastaldo 

Era lavoro.

miagliano

#innamoratidelbiellese

Era una terra fertile, la lana trasformata in lavoro, le mani attive, i telai mai spenti, la notte solcata dagli operai, i giorni sempre uguali, il cibo sulla tavola, la casa pagata a rate: era lavoro.
In ogni angolo del territorio, fatto poi provincia, ora dismessa, vennero costruite piccole fabbrichette, a conduzione famigliare, marito, la moglie coadiuvante, i figli fatti studiare alle scuole alte, per poi lasciare a loro la conduzione degli operai, pochi ma fedeli; a piano terra la fabbrica, sopra la casa, il rumore del telaio a far vibrare i muri, ma era rumore del guadagno e si tollerava, la notte, nel silenzio, anche se non si chiudeva occhio: era lavoro.
I camion venivano e andavano; si sarebbe potuta costruire un’autostrada in quella terra di nessuno situata “tra Torino e Milano“, al limite del mondo, quella terra che finiva contro le montagne e non andavi oltre, ma i soldi, i maledetti soldi statali mancavano sempre e i permessi sempre negati; e quella terra rimase isolata e chi voleva fare gli affari doveva arrangiarsi e costava denaro, ma che importa, tanto era il denaro del proprietario, mica dello stato: era lavoro.
Anni di successo, anni di splendore, anni di lana e filatura e tessitura, di cashmere e lavoro duro, senza alzare la testa, anche la domenica, il padrone seduto nel suo ufficio e gli operai che facevano gli straordinari, anche la notte, i tre turni, e cosa importa se ti cambia il senso del sonno: era lavoro.

Il tempo cambia, le mode cambiano, c’è chi produce con meno qualità ma a minor prezzo, quella terra così bella ma così stretta tra le montagne e anche quella mentalità, stretta anch’essa, mai pronta al cambiamento, “perché si è sempre fatto così”, mentalità dei vecchi che hanno fatto fortuna, che hanno i soldi, la villetta, i figlia all’estero, il loro fallimento, uno dopo l’altro, le valli che si svuotano e restano bui buchi di case sfitte e scuole chiuse e uffici postali che chiudono, e mancano i servizi, le attività commerciali, il tabacchino che vende i giornali, quello resta, prepara anche il caffè e fa due chiacchiere spente e stanche: era il lavoro.

Biella è la mia città.

Chiara 

Per me

fiore

Non conta il tempo
ma la bellezza che resta.

Chiara

be uniquely you

Non riesco a smettere di pensare che vi è il bello in ogni cosa.
E’ un rimedio per combattere la cattiveria e l’odio che dilagano, un training per sconfiggere la malinconia, uno stile di vita, un’ingenua metafora del paradiso, uno sconto alla pena, la richiesta del perdono.
Non scavo nelle cose per trovare il bello, occorre che affiori da sé e arriva, sebbene i tempi non sempre siano maturi e le orecchie tacciano al bene. Arriva tra canti e spighe, tra mani e desideri, non sforzo il capo per vedere oltre l’orizzonte: il bene arriva.

Oggi ho conosciuto Sharlene Moniqué (qui), una donna, cantante solista gospel londinese. Sguardo fiero e pulito, diretto, senza filtro alcuno. Uno sguardo che non entra nell’anima ma sosta al limite, tra un abbraccio e un’armonia.
Sharlene ha cantato con me, con il mio coro, con Ms Karen Gibson e nel mentre cantava sentivo che la speranza che spesso vacilla, più che mai di questi tempi, non ha modo di morire se si alimenta con il bello.

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Convivere con i nostri difetti, le nostre diversità, gli errori, le imperfezioni; questo è la vita. E nonostante tutto, scoprirsi perfetti, perché unici e veri. Noi, con le nostre paure, troppo spesso inutili perché vane; noi con la nostra timidezza, il pianto, con i passi stanchi. Noi.

sharlene_morris

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Sono unica
Sono originale
Sono una donna
Sono me stessa
e sono bellissima

Sharlene Morris.
qui il suo nuovo blog Beuniquelyyou

Chiara

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Sharlene_io_Karen_Gibson

I can’t stop thinking that there is something good in everything.
It’s a way to fight against malice and hate that are spreading, an exercise to beat melancholy, a way of life, a candid analogy of the paradise, a discount for a punishment , the request for the forgiveness.
I am not usual to dig into the things looking for beauty, I need that It appears by itself, and the strange is that arrives, even if the time are not grown up and the ears don’t listen to the goodness. And the beauty arrives between songs and flowers, hands and wishes; I don’t twist my face to see to horizon: love arrives.
Today I’ve met Sharlene Monique, a woman, a gospel singer. She has a very proud and honest look. A look that doesn’t came into your soul, but that stays very near, between a hug and an armony.
Sharlene sang with me and my choir in company of Ms Karen Gibson, and while she was singing I felt that the hope, that often teeters, doesnt’ die if there is someone who believes in goodness.
That’s life: to live with our flaws, our imperfections, our mistakes. And nevertheless, discover us perfect because we are unique and true. We, with our fears, too often unuseful because vain; we, with our shyness, our crying, with our tired footprints. We.

Artissima 2014 – Torino

L’arte contemporanea è un gran bell’inghippo.
Se passi davanti ad un’opera come questa, collocata ad Artissima 2014, e fuori piove, e ti viene da domandarti “Ma quel secchiello è parte dell’opera o è stato messo lì perché il soffitto perde?”

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 hai due possibilità: o hai capito tutto dell’arte o non hai capito nulla.
L’arte contemporanea
è un frullare nella mente, un insieme scombinato, senza apparente senso logico, di pensieri. Una mescolanza caotica, affollata, contorta.IMG_0040 (Copia)

L’arte contemporanea è molto spesso spazzatura, ma non per offendere gli artisti; è proprio spazzatura recuperata nelle discariche e reinserita in un progetto artistico. Lo chiamerò “arte del riciclo”,  “Come ti riutilizzo lo scarto

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L’arte contemporanea raramente è arte nel senso comune del termine; il quadro dipinto, la realtà reale rappresentata, il facile visto e compreso. I quadri sono rari, e troppo spesso indecifrabili.IMG_0062 (Copia)

L’arte contemporanea ha dalla sua che fa ridere, o sorridere, o ridere grasso. Sarà che non capisci, sarà che non sta dicendo nulla ma vorrebbe farlo e ha quel grido muto dei clown. Se cammini e guardi, ridi, non puoi farne a meno.
Un trombone gorgoglia schiuma

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un nasone cola plastilina – “ehi, attento a non pestare il moccio!”

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un ragno ammicca, inquieta, sgambetta,  non so.

IMG_0042 (Copia)L’arte contemporanea stanca?
Nessun problema, ci si riposa.

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Un volo

IMG_0052 (Copia)un colore

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un sogno illuminatoIMG_0058 (Copia)

L’arte contemporanea a me fa sorridere, mi incuriosisce sulle evoluzioni della mente umana, sui contorcimenti dei pensieri, sulla loro complessa realizzazione, Un tentativo di stupire? Di dire? Di far comprendere? Di lasciare un messaggio ai posteri? Sono così fallaci le opere d’arte contemporanea che danno l’impressione di non sopravvivere a se stesse.
E allora cosa ci sta dicendo quest’arte?
Che siamo nulla? che siamo spazzatura? che siamo frutto di un nulla nell’universo? che il nostro destino è scomparire per sempre?

Io non so come, ma a me l’arte contemporanea fa ridere.
Ma uscita da Artissima 2014 a Torino, Oval Lingotto, mi sono accorta che, sebbene cercandola fortemente, non mi era rimasta dentro alcuna bellezza. Nessun poesia.
Questo invece mi accadde, come un fulmine, uno strale, un mantello, qui 

Chiara