Elena Shumilova, l’essenza profonda dell’amore.

Le mamme vedono i propri figli con occhi speciali, hanno un filtro unico, quello del Vero Amore. Le mamme vedono oltre i contorni dei propri figli, intravedono i sogni, immaginano il futuro e là dove manca aggiungono, dove è troppo tolgono, in silenzio, con mani trasparenti.
Le mamme sanno. Sanno dipingere dove non c’è colore, sanno lenire dove c’è fame, sfiorare dove manca la pelle, toccare dove serve una mano. Le mamme sono.

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Elena Shumilova, artista russa, fotografa i suoi figli, gli animali, immergendoli tra rami, boschi, laghi, nella neve, tra i raggi del sole. Elena ama la luce, non usa filtri se non i suoi occhi e trasfigura con dolcezza ciò che la circonda con l’essenza profonda dell’amore.

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Il sito di Elena Shumilova Photography https://elenashumilova.smugmug.com/
La pagina Facebook di Elena Shumilova https://www.facebook.com/Elena-Shumilova-Photography-285437411618808/

Bill Gekas e le fotografie dipinte.

Bill Gekas è fotografo nato a Melbourne, in Australia. Inizia la sua attività negli anni ’90, da subito influenzato dall’antica pittura: i colori, i tessuti, le scenografie, vengono riprese e rimodellate nelle sue foto.
Ma è con la nascita di sua figlia che il suo lavoro diventa una celebrazione della vita, attraverso gli scatti della bambina.

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Le foto di Gekas paiono quadri, curate nei dettagli, nei toni: regna armonia a serenità.
Ma viene da chiedersi, come ieri, nelle foto di Sally Mann(qui l’articolo) se sia lecito o no usare i figli nelle proprie opere d’arte; se non sia un’intrusione nella vita dei bambini, un affidarli ad un futuro mediatico che non hanno richiesto.
Detto questo, che mi è doveroso come madre, trovo che questa bambina abbia in sé una profonda poesia, che sprigiona dai suoi sguardi, dagli atteggiamenti anche se costruiti. Le foto diventano dipinti in movimento, ritratti senza tempo e luogo: una introspezione fino all’anima.

Chiara

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Il sito di Bill Gekas http://www.billgekas.com/
Bill Gekas su 500px https://500px.com/billgekas
La pagina Facebook di Bill Gekas https://www.facebook.com/billgekas?fref=ts
Bill Gekas su 1X https://www.facebook.com/billgekas?fref=ts 

Né multietnici, né integralisti: siamo unici.

Prendiamo una palla di creta e lasciamola in mano a 20 bambini di sesso, età, etnia, religioni differenti con la regola che non esistono regole.

Ognuno di loro creerà un oggetto, un animale, un simbolo, un disegno di fantasia, anche nulla, forse la palla resterà una palla, forse un castello, forse qualcuno inventerà Dio, chi una pistola, chi la famiglia, chi non farà nulla, restando seduto solo a guardare, non ci sono regole, ricordate, nessun obbligo.

Ad un certo punto un bambino tirerà la palla addosso al vicino, per ridere e il bambino piangerà, un altro si metterà a ridere sguaiato, un altro resterà seduto, nel suo nulla, mentre un bambino ancora non verrà disturbato dai rumori e continuerà il suo lavoro, una città.

foto dal web

foto dal web

Di cosa è fatta quella creta in mano ai bambini? Dei loro sogni, delle idee, dei pensieri, di ciò che gli è stato insegnato, della cultura, dei libri letti, le favole narrate, della religione, del loro Dio, dei racconti dei nonni, delle notizie viste in tv. dei giochi imparati, del colore della terra, dei ricami dei vestiti, delle guerre, delle lotte, dell’amore della mamma, del clima, delle piante, degli animali e di ogni più piccola particella dei loro ricordi.

Se tutto fosse uguale, se si azzerassero culture, religioni, idee in nome del rispetto di una impossibile integrazione multietnica, i bambini creerebbero da una palla di creta tutti lo stesso oggetto, come se venisse data loro la stessa regola, con qualche piccola differenza dovuta a dimensione e ad un guizzo di fantasia.

Siamo unici e lo siamo per quello che sono le nostre radici ed è insegnando uno all’altro il sapore della propria terra che si diventa uniti, non nascondendola.

Chiara 

 

Amélie

“In principio era il nulla. E questo nulla non era né vuoto né vacuo: esso nominava solo se stesso. E Dio vide che questo era un bene. Per niente al mondo avrebbe creato alcunché. Il nulla non solo gli piaceva, ma addirittura lo appagava totalmente.” 

Ho appena letto uno tra i libri più illuminati di questi ultimi anni. Scovato per caso, leggendo una citazione nel web, ora per sempre rapita. Non accade molto spesso, ma la sagacia, l’ironia, la limpida follia di Amélie, i dettagli incisi, la lucida consapevolezza del talento, sono pennellate d’inchiostro parsimoniose e durature.
La “Metafisica dei tubi” (Amélie Nothomb) racconta la storia di una bambina dalla sua nascita al compimento dei suoi tre anni raccontata dalla bambina stessa: un’esistenza breve formulatasi nella perfetta convinzione di essere Dio sceso in terra.
Figlia di un diplomatico belga trasferitosi in Giappone,  esperimenta tre fasi di crescita: il”tubo”, “la collera”, “l’essere umano”, vivendole con piena consapevolezza nella continua beffa e derisione del mondo esterno.
Stupefatti i genitori “In realtà, rinunciarono di farne un essere umano”; amata dalla nonna “Vi presento la mia grande amica”; venerata dalla balia giapponese “Anche lei si estasiava nell’idolatrarmi a quel modo, dimostrando quanto la mia divinità fosse giusta ed eccellente”; odiata dalla cameriera anch’essa giapponese “Ormai sono faccia a faccia con la morte. So con certezza che Kashima-san non avviserà nessuno. Non mi sbaglio“; bistrattata dal fratello “Era fuori discussione che scegliessi come quinta parola mio fratello, di quattro anni più grande…Adorava farmi dispetti. Per punizione non gli avrei dato un nome. In questo modo non sarebbe esistito più del dovuto”, la piccola bambina belga vive i suoi primi tre anni nella convinzione della sua divinità, mantenendo la quiete interiore, tra natura rigogliosa e l’acqua, suo elemento vitale e mortifero, attratta dalla morte più che dalla vita stessa.
” A tre anni non so niente di tutto questo. Sto aspettando di crepare nella vasca delle carpe. Devo essere vicina al momento perché comincio a veder sfilare la mia vita. E’ perché è stata breve? Non riesco a vedere i dettagli della mia esistenza. E’ come quando si è su un treno così rapido da non riuscire a leggere il nome delle stazioni che non sembrano importanti. La cosa mi lascia indifferente. Mi addentro in una meravigliosa assenza di angoscia”

Non vi è nulla di logico nella “Metafisica dei tubi” sebbene tutto appaia vero nella sua follia.
“E tu, che cosa credi di essere? sei un tubo venuto fuori da un altro tubo. In questi ultimi tempi hai avuto la gloriosa impressione di evolvere, di diventare materia pensante. Tutte fesserie. La bocca della carpe potrebbe davvero farti stare così male se non ci vedessi il tuo ignobile speccio? Ricordati che tubo sei e che tubo ritornerai”
E forse è proprio questa pazzia che lo rende un libro davvero godibile e che non esito a consigliarvi.

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“Metafisica dei tubi” di Amélie Nothomb
Le fenici 8.50€

Chiara

Attenzione al maniaco e ai colpi di sole!

Sapete, chi mi legge, quanto io ami i giornalisti o i cosiddetti tali. Soprattutto i cosiddetti tali. E quanto ami i loro colpi sensazionalistici, il loro lessico sempre nuovo, le loro trovate per prime pagine da sballo, la loro voglia di colpire a tutti i costi l’attenzione del lettore.

Ecco quindi che vi propongo la notizia da prima pagina apparsa su di un quotidiano locale settimana scorsa e con essa un giochetto leggero ma curioso.
“Attenzione al maniaco che si aggira in Burcina” titola La Provincia di Biella il 15 Aprile 2015.
Qui l’articolo e di seguito la foto della prima pagina

Nell’antefatto c’è da farvi sapere cosa sia la Burcina.  Il Parco della Burcina è un parco ideato da Giovanni Piacenza, verso la fine del 1800, nel comune di Pollone, provincia di Biella, con l’intento di ricreare i paesaggi inglesi del 1700. Negli anni il parco, ora di proprietà del comune (57ha), si è arricchito di varietà di piante, nota tra le molte la valle dei rododendri, diventando meta turistica internazionale e luogo di riposo per ogni stagione dei biellesi.  (qui il sito con le info. Merita una visita, ve lo consiglio)

Accade quindi, pochi giorni fa, che una mamma fosse in gita con il figlioletto nel parco della Burcina; visto il rigoglio della flora, decide di posizionare il proprio figlioletto tra le frasche e di scattargli una foto: questa!11013423_10205327492858827_6960994067931712400_n

Purtroppo le regole della privacy ( o del buon senso) ci vietano di vedere lo sguardo del bambino e quindi di sapere, dagli occhi, se fosse davvero felice di questa foto.
Ma tant’è, torniamo al gioco.
Pare, così afferma il giornale, che la mamma, tornata a casa e visionata la foto, si sia accorta, con macabro raccapriccio, che dietro al suo pargoletto sperso tra le piante, ci fosse, nientepopodimeno, che un MANIACO! e abbia quindi SUBITO mandato la foto al giornale affinchè AVVERTISSE TUTTA LA POPOLAZIONE del maniaco nascosto e quindi mettendo in guardia le mamme come lei dal non nascondere i propri figli tra le fronde per far loro foto artistiche.

A questo punto mi assento, perché se no direi cose che non dovrei.
E lascio a voi il gioco delle tre carte, del risiko, della tombola, dell’indovina che viene a cena.
Voi, questo maniaco lo vedete o noi?

Chiara

Tu, cosa stai cercando?

Talvolta amo restare seduta al sole, le gambe distese. Non servono pensieri, che dal canto segreto delle sirene vengo attratta.
Sono quei momenti in cui resto in pace e non mi occorrono passioni, desideri, eccitazioni: tutto galleggia oltre me, in uno spazio siderale distante e muto. E io, io sono sorda e cieca, ammutolita di serenità.

Sono questi i momenti in cui si compone la vita, sono gli attimi di stasi che progettano i presenti. Sono oasi tra un fermento e una corsa, tra un bacio ed una carezza.
Io, in questi momenti, mi immergo nella bellezza.

Anna BurighelE’ un viaggio che faccio con la mente, non sento la terra toccarmi.

Anna Burighel

Navigo tra maremoti ed incanti, passioni recise quali gramigne infrante.

Anna Burighel

Rappezzo bordi di case con merletti ricamati e bottoni, le porte aperte alle impressioni di cicalanti massaie 039

Ah, se il vivere fosse un tiro di campana, un prete ingordo e una fede eterna!

Anna Burighel

Ah, se fosse un bacio di neve, un’amicizia sprecata e una donata, una parola ed una esistenza in pieno inverno!

Anna Burighel

Ah, se la vita fosse la prima vera primavera che arriva, disattesa dai venti e dal sole che si eclissa, in suo onore o in suo diniego?

Anna BurighelNon tace il tempo, ahimè!
Orsù quindi amiamoci, piccoli e grandi, civili e animali, razze distinte, esseri umani e natura.

Anna BurighelIl tempo del sole s’è fatto tramonto e resta nel cuore la pace del senso.
E rinasce la mente, incalza lieve ed è alla ricerca, di ciò che d’istinto conosce.

Che sia fruttuosa la vostra ricerca, io vi lascio un soffioAnna Burighel

e volo via.

Anna BurighelChiara

Disegni di Anna Burighel ( qui il sito)
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a pagina Facebook “Il bacio della luna” di Anna Burighel ( qui)

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Boicottiamoci!

La storia la conosciamo tutti (anche se ne avremmo fatto a meno). Domenico Dolce, di Dolce e Gabbana, in coppia lavorativa e nella vita, afferma che “l’unica famiglia è quella tradizionale“, che “la famiglia non è una moda passeggera, è un senso di appartenenza” e ancora che i figli nati in provetta sono figli sintetici.

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Pensiero condivisibile o meno, resta un pensiero e in un Universo che tenta di portare la libertà di parola ai massimi livelli (ah, no, forse mi confondo, non esiste la libertà di pensiero e parola, è solo un’illusione) dovrebbe come tale essere rispettata. (uh, il rispetto, altra illusione. Forse riscrivo il post.)
Ma no, ecco che arriva il solito cucu di turno, quello che “ahimè, sta parlando di me, sta offendendo proprio me“, e con meraviglia dei nostri tempi, conia addirittura un hastag (mammamia, che paura, che gesto forte!) e minaccia ed esorta tutti a boicottare Dolce e Gabbana non comperando i loro vestiti. (io non li ho mai comperati, sarà un reato?)
Ah, parlo di Elton John, marito e due figli, che si è sentito toccato dalle parole di Domenico e ha inventato   #boycottDolce&Gabbana (tremo); che affronto, il mondo sarà in rivolta!

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Si sono accodati a EltonMartina Navratilova a Courtney Love, che nel suo profilo Twitter ha scritto “Ho appena raccolto tutti i miei vestiti Dolce e Gabbana e li voglio bruciare” (darli ai poveri sarebbe un affronto troppo grande, vero? Io taccio, se no meno)

A me pare tutto un po’ ai limiti della follia mediatica. Una persona esprime un pensiero e improvvisamente qualcuno si sente tirato in causa e per contro, ne scatena una lotta senza pari, come se il mondo avesse fine per quel pensiero.

Io penso che ognuno sialibero di dire e pensare quello che desidera, seguendo le proprie inclinazioni religiose, sessuali, filosofiche, morali, nella correttezza e senza offesa.
Chi se la prende, acceso come un cerino, è forse chi non si sente sereno di sé? Che non è proprio, proprio sicuro della sua scelta/decisione?
Elton John, forse questa volta hai toppato alla grande.

Chiara 

With a piece of chalk – l’amore è in ogni cosa

…soprattutto nel cuore dei bambini

Chiara

Che ci trafigga l’inferno

E’ di ogni giorno il declino del genere umano.
La barbaria a cui siamo sottoposti ogni giorno mina il mio cuore nel profondo.
Insegnare ad un bambino a sparare è una follia; insegnargli a sparare alla testa di un uomo è un’atrocità di cui qualcuno dovrebbe farsi carico e punire in eterno.

fonte Tgcom24

fonte Tgcom24

Le fonti dicono sia solo una montatura creata ad arte per sconvolgere. In effetti, guardando il video, il montaggio pare più la scena di un film che una vera esecuzione.
E’ purtroppo però la realtà e anche se questo bambino di 10 anni affiliato all’Isis non ha davvero giustiziato i due uomini kazaki rei di essere spie russe, il gesto solo basta per farci sprofondare nei peggiori gironi danteschi.

Io non lo so dove finirà l’uomo.
Non so se queste sono le prime avvisaglie della fine. Di certo immagino che se esiste un Dio, che sia cristiano, induista, musulmano, poco conta, non avrà pietà alcuna. E per nessuno. E non ci metterà più molto!
Siamo pazzi e idioti tutti; dovremmo essere confusi, straziati; dovremmo morire dentro ad ogni respiro guardando tre bambine fatte esplodere con una cintura di esplosivo ; un bambino con un pistola vera invece che con una ad acqua; 12 fumettisti morti per i loro pensieri, opinabili o no; 2000 persone uccise per il solo fatto di essere vive nel posto sbagliato; una donna, un politico, che dopo aver annunciato di essere malata di tumore viene derisa sui social.

Dovremmo passare le nostre giornate a costruire la pace, barriere a difesa dal male, a giocare, a gioire, a fare atti di gentilezza, a professare la serenità.
E invece, poveri idioti, stupidi e disumani esseri umani, cosa facciamo?
Nel nostro piccolo ergiamo muri di odio, la precedenza mancata, la fila sorpassata, il clochard multato perché occupa il suolo pubblico, la madre che uccide il figlio, l’amante respinto che uccide la sua ex, l’invidia, la gelosia, la rabbia, l’arrivismo, la cattiveria, il denigrare, l’offendere, il primeggiare, la lotta.
La lotta in ogni dove. Lottiamo dovunque capiti, per le strade, negli uffici, nei social, nel mondo virtuale, nel mondo reale.
Stupido, stupido idiota, disumano essere umano.
Che ci trafigga l’inferno, ce lo siamo meritato tutto.

Loro no, loro lasciateli liberi di sognare un mondo migliore!

bambini

Sull’odio che tutti prende, ne ha scritto molto bene un amico qui

Chiara

Approvato alla camera il cognome materno-paterno-entrambi

E’ di oggi la notizia dell’approvazione alla camera della libera assegnazione del cognome al proprio figlio, sia del padre, che della madre o di entrambi.

“E’ un altro passo in avanti verso la parità dei sessi e la piena responsabilità genitoriale”. Donatella Ferranti commenta così il via libera della Camera al testo sul doppio cognome: “L’obbligo del cognome paterno- aggiunge la presidente della Commissione Giustizia- è simbolo di un retaggio patriarcale fuori del tempo e assurdamente discriminatorio, come tale severamente censurato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo”. ( da Huffingtonpost

Sarà.
Ma se io penso secondo natura, so bene che un figlio si genera ( ripeto SECONDO NATURA) dall’accoppiamento di un uomo e una donna. E dopo il concepimento, essi diventano padre e madre.
So che vado controcorrente, ma sempre secondo natura, e con questo intendo per corporatura, attitudini, sensibilità, l’uomo, il padre, rappresenta il lato forte, quello delle regole, dell’impegno. La donna, la madre, per empatia, sensibilità, attitudini, rappresenta la mediazione, la vitalità, il senso del proseguire.
Un figlio ha bisogno di entrambe le situazioni per crescere.

Sappiamo bene che così non è più, i ruoli mescolati, confusi. La voglia esasperata di avere figli anche quando la natura non lo concede, fa si che si stiano creando figli di facciata ma non biologici ( e non sarebbe meglio adottarne uno tra quelli, tantissimi, che abitano gli orfanotrofi, invece che egoisticamente pretendere fecondazioni artificiali spesso fallimentari e dispendiose? ). La spinta frenetica di possedere un figlio nelle coppie omosessuali, fa si che si stia perdendo la configurazione naturale di padre e madre, con conseguenti cambiamenti radicali ( e nessuno può dire cosa produrranno, lo sapranno le nuove generazioni).
Sappiamo bene che le continue separazioni nei fallimenti dei matrimoni, le conseguenti nuove famiglie, stanno generando nuove relazioni, che legalmente creano veri pandemoni.

C’è confusione.
Nessuna certezza.
Nessuno guarda davvero ai bambini, ai loro desideri, ma alle priorità dell’adulto, al volere un figlio a tutti i costi, come se possedere un figlio fosse uno status simbol da esporre con soddisfazione.

Il figlio è un pacchetto.
Ora non saprà neppure più chi è il padre, chi la madre. Lui non conta, conta il cognome che nella lotta dei sessi significa: “Io valgo più di te, perché mio figlio ha il tuo cognome e non il tuo”.

E il padre, uomo sempre più messo da parte nel ruolo genitoriale, annullato nel caso di separazioni, usato come mero seme per il concepimento, a pagamento, ora perderà anche il suo diritto di padre. Perdendo il ruolo e cadendo in confusione.
Non giustifico gli uomini violenti, anzi.
Ma la natura, si sa, a distorcela, c’è solo da perderci.

Chiara