La presenza dell’esserci

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Si snocciola in tasca il tempo trascorso insieme, dispiegato sul tavolo del bar, tra le tazzine del caffè bevuto in fretta, ingoiato insieme alle parole e agli occhi -fissi- su di te.

Sono stati giorni -lunghi- trascorsi dietro al vetro, senza mai perdersi uno sguardo, sfiorandosi solo la pelle, a volte nemmeno, un filo di respiro tra noi, solo un’intesa sollecita e pura, e cedimenti, paure, corse per sfuggirsi e ritrovarsi, un unico punto fermo, noi.
Sono stati giorni nei quali abbiamo dubitato di quello che avevamo scritto/detto/fatto/visto/sentito, in nome di falsi miti, fenici bruciate e mai risorte, un utero in affitto abortito, una bava di lumaca infettiva, dove passava lasciava arso e brullo. Abbiamo dubitato, corso il rischio di finire, di spegnerci, di non esistere e forse, di non essere mai esistiti.

Sono stati giorni pesanti. Succede che li ripensiamo, più tu che io, che sai bene, la mia memoria dovrebbe essere lunga -sono una donna si dice- ma non lo è, o forse ero morta quando ci siamo fatti a pezzi, non li voglio ricordare più, sono stati giorni bui, ora non più.

Guardo questo muro. Siamo in un bel borgo, ci sono muri ben conservati, case, mattoni, piccole vie pulite e linde. C’è gente che cammina, parla, gente che sorride, potrebbe essere la nostra casa, siamo fatti così, accogliamo, ci apriamo agli altri, siamo il filo da cui tutto si dispiega, siamo un unico sorriso e due vite.
Guardo questo muro. C’è una pianta, forse è glicine, ma è presto, siamo ancora in inverno, non ci sono le gemme ma si vede che la pianta è viva. Resta lì, appoggiata al muro, lui la sorregge, lei lo decora.
Sembriamo noi due, la nostra casa è muro, tu la forza, io la linfa, tu il sostengo, io il decoro.

Guardo questo muro. E poi guardo te, che mi sei accanto e parli e penso che, alle volte, casa è dove sei con me.

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Palme in piazza Duomo

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Svetta la Madonnina nel cielo incredibilmente azzurro di un Marzo milanese. A fare da cornice a questo paesaggio meneghino, non il panetun ma palme e banani.
Bizzarrie di un mondo che sta cambiando o forzatura della globalizzazione?

Ebbene sì, sono andata a vedere la palme milanesi di cui tanto si è discusso online in questi giorni tra sostenitori e ardui difensori delle radici milanesi, con tanto di palma incendiata.
Che fosse solo Tanto rumore per nulla me l’ero immaginato: le palme sono molto piccole, occupano la parte finale della piazza, defilate, quasi scompaiono in mezzo al traffico. E i banani? Beh, magari cresceranno (anche se temo che tre anni siano troppo pochi) ma per ora sono pochi e minuti.

Già, tre anni, perché è questo il tempo di questa installazione: tre anni. Le palme sono frutto del progetto di “Riqualificazione aree urbane” del Comune di Milano affidato all’architetto del paesaggio Marco Bay, autore di numerosi interventi urbani milanesi.
Il giardino di palme e banani (Musa ensete) ha nome “Giardini milanesi fra XX e XXI secolo” ed è una naturale prosecuzione dell’uso spinto di piante tropicali nei primi del 1900 a Milano: molti giardini sia privati che pubblici a Milano conservano palme tra le loro piante. milano_palme2

Starbucks cosa c’entra? Anche su Starbucks ne ho sentite d’ogni. A parte che sta ristrutturando la vecchia posta di Milano in piazza Cordusio e porterà nuovi posti di lavoro e parecchio turismo (che sia quel che sia, ma ai ragazzi piace e ci andranno, nonostante le polemiche sterili sulla bontà o meno del loro caffè), Starbucks ha partecipato al bando indetto dal comune di Milano per la manutenzione del giardino tropicale, vincendolo con un budget di 200.000€: per i tre anni dell’installazione, Starbucks si impegna al suo mantenimento. Di per contro avrà il suo logo.

Tutto qui. Non siamo stati invasi dal caffè, dalle palme, i leghisti possono stare sereni, il progettista è milanese doc. E le palme sono piante che resistono alle fredde temperature, sono longeve e decorative.
A me la piazza piace, trovo divertente e curiosa la commistione tra epoche e generi, forse meglio della Mela Reintegrata davanti alla stazione Centrale o di tante cose brutte che cementificano senza criterio.

E poi, tranquilli, tra tre anni tutto cambierà: prenotiamo stelle alpine e rododendri?

E voi le avete viste le palme in piazza Duomo? Cosa ne pensate?
Vi piacciono o no?

Il sito di Marco Bay http://marcobay.it/
Starbucks https://www.starbucks.com/
Starbuck le offerte di lavoro http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/starbucks-1.2930740

 

Quello che resta

Questo è un giorno di dolore per il terremoto che ha colpito il centro Italia.
Ogni giorno purtroppo su questa terra martoriata è un giorno di dolore.
Oltre alla persone, penso anche alle opere d’arte, di cui la nostra Italia è ricca. Penso alle case, alle cose, quelle di cui tutti noi ci circondiamo, alle volte magari in maniera eccessiva.
Alle volte, il più delle volte, il frutto di una vita di sacrifici.
Oltre alle persone penso alle case, quelle distrutte dai terremoti, quelle che dentro avevano la vita, quelle che poi sono state ricostruite.
E penso a quelle che sono rimaste ferme al momento del crollo, sospese a metà tra il cedimento e la forza del restare. Quelle case sono ancora lì, incatenate da ferro e legno, a memoria del passato, quello che resta.

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Il surreale genio di Zaha Hadid

Premetto di aver fatto la conoscenza di Zaha Hadid solo ieri, in occasione della sua sfortunata partenza. Sarà pur vero che spesso il successo lo si ottiene solo dopo morti, ma nel caso di Zaha non è stato così.
65 anni, nata a Baghdad, è considerata a ragione una archistar, una donna di potere e forte intelligenza. Hadid è riuscita là dove altre non erano mai riuscite prima, aggiudicandosi il premio Pritzker  e la medaglia d’oro  del Royal Institute of British Architects, entrambi i premi  per la prima volta assegnati ad una donna. zaha-hadid-royal-gold-medal-riba_dezeen_sqa

Ma oltre ai premi, ci sono i suoi progetti sul campo che parlano. Le strutture che ha pensato e realizzato sono visioni morbide e leggere, curve geometriche e incastri perfetti, armonia e emozione in risalto tra la luce filtrata. Un’architettura surreale, fantastica, perfettamente inserita nei contesti urbani.
Qui di seguito una serie di immagini delle sue opere più conosciute, ma potrete trovare molte altre nel web.

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Foto Il Post http://www.ilpost.it/2016/03/31/zaha-hadid-morta/zaha-hadid-4/

Chiara 

 

Link utili

Il sito di Zaha Hadid http://www.zaha-hadid.com/
La pagina Wikipedia di Zaha Hadid https://it.wikipedia.org/wiki/Zaha_Hadid
Premio Pritzker https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Pritzker
Royal Institute of British Architecture https://www.architecture.com/Explore/Home.aspx

“cosa resterà, di questi anni 2000”!

Gesù contorsionista 1

e architetti strabici3

Chiara

Lego: tornare bambini restando adulti

Alzi la mano chi non ha mai giocato almeno una volta con i mattoncini Lego: credo nessuno o pochissimi.
Il Lego è un gioco creativo, fantastico e nel contempo rigoroso e preciso ed è questa la sua carta vincente: essere versatile nella sua possibilità di gioco.
Con i mattoncini puoi costruire attendendoti alle istruzioni o cominciare a inventare storie, sempre più complicate ed ardite.
E si sa, di essere arditi e complicati non ci si stanca mai, si tende a volere sempre di più.

Ecco che Lego viene in soccorso ai desideri (cosa non da tutti); esiste infatti il sito https://ideas.lego.com dove poter esprimere al meglio la propria creatività sperando di vedere creato e messo in vendita il proprio progetto.lego ideas
In pochi passi questo il regolamento:
-Creare il prototipo di un oggetto Lego utilizzando le linee guida.
-Condividere con amici, parenti, social la propria idea, mirando a 10.000 fans. 10,000 fans, dice Lego, è un buon numero da cui poi sperare di ottenere la realizzazione.
-Solo a  questo punto Lego prende in considerazione il progetto e lo inserisce nel percorso di revisione: non tutti i progetti sono realizzabili.
-Il progetto vincente viene realizzato e messo in produzione, quindi in vendita in tutto il mondo. L’ideatore del progetto riceve una parte del guadagno e il riconoscimento di progettista.

Tra i tanti che ho visto, uno mi ha colpito: la stazione ferroviaria di Reggio Emilia Mediopadana, opera dell’architetto Santiago Calatrava (famoso e discusso il suo ponte a Venezia) realizzata da Samuele Gozzi di 13 anni.
Alcuni dettagli:   Dimensione: 69cm x 30cm x 16,5cm         Numero di  pezzi: 3978.
È già una bella sfida e io l’ho votato!

Il progetto Lego di Gianluca Diegoli

Il progetto Lego di Samuele Gozzi

E voi, avete un’idea per un progetto da proporre alla Lego da realizzare con i suoi famosi mattoncini?

Chiara 

Link utili
Il sito Lego ideas con tutti i progettihttps://ideas.lego.com/
La pagina del progetto della stazione di Reggio Emilia in mattoncini Legohttps://ideas.lego.com/projects/122430
Il sito di Santiago Calatrava: http://www.calatrava.com/
L
a stazione Mediopadana di Reggio Emilia https://it.wikipedia.org/wiki/Stazione_di_Reggio_Emilia_AV_Mediopadana
Il ponte della Costituzione o Ponte Calatrava di Venezia https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_della_Costituzione

 

Contemplazione

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Mi soffermo negli spazi delicati, intensi particolari, linee rette e giochi di luce.
È nei dettagli che amo te.

Chiara