I sogni degli uomini

Mentre lavoro ascolto la conferenza di Brunello Cucinelli. (ne ho scritto anni fa qui) 


Un visionario, un saggio, forse matto, di certo un uomo che pensa. Un sognatore.

Poche volte ho incontrato nella mia vita uomini sognatori e quelle poche volte sono rimasta affascinata a seguire i loro pensieri, quasi che le parole disegnassero scenari lontani ma raggiungibili. Avere dei sogni non significa realizzarli, ma tendere a provarci. Significa avere ogni mattina uno scopo, un appiglio per migliorarsi. Un modo nuovo per fare degli anni ricchezza e non peso.

Certo spesso gli uomini sognatori vengono confusi per pazzi, gli si toglie il potere della speranza, denigrati come perditempo da persone cullate nel sepolcro dell’invidia.
Invece l’uomo sognatore è la speranza, incarna il vero senso del presente che si fa futuro, non guarda indietro, non si ferma con le sconfitte e ogni giorno incastra un mattone per costruirsi.

Incontrare uomini sognatori è un grande dono.

tengo a precisare che per uomo intendo proprio uomini, non genere umano

 

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Ringraziamenti

Ho trascorso una settimana in Giappone ospite di un progetto di cui potrò raccontare più avanti, legato alla mia passione Kintsugi. Quando sono partita per questo viaggio non avevo aspettative. Sapevo nulla o poco, non conoscevo chi mi avrebbe ospitato e seguito. Non ero mai stata prima in Giappone.
Un salto nel buio mosso dalla mia passione.
Ora, dopo una settimana unica, posso dire che ho incontrato persone gentili, cordiali, accoglienti. Il popolo giapponese ha un raffinato modo poetico di creare legami, un radicato amore per le tradizioni e una gioiosa voglia di divertire e sorprendere.
Grazie a tutti per questa meravigliosa esperienza. 

Ringrazio anche chi da casa mi ha seguito, sostenuto, chi in questi anni non ha mai smesso di avere fiducia in me, nelle mia capacità. Chi ha creduto in me anche e nonostante i fallimenti, gli amici veri, quelli che mi abitano sempre. 

Ps: a settembre vi racconterò tutto e capirete perché sono ancora senza fiato e con gli occhi e il cuore completamente ricchi 
Chiara san
Tokyo, 13 luglio 2018
 

tokyo director

Milano ha le rondini in cielo.

Milano mi accoglie con le rondini in cielo. Volano tra fili intrecciati, un garbuglio a quadri di immagini ed emozioni.

Milano è una storia da raccontare, la fede delle relazioni, lo stringersi degli occhi al sole, o racchiusi, gelatinosi, tra le nebbie.

Milano è il conservarsi di un desiderio, il discorrere lontano di mia madre; Milano è un abbraccio finito e uno da cominciare.

Milano è un filo dorato, il riverbero delle vene delle mie mani, il sudore acre della fatica; Milano è l’amore che non dico e quello che sai, il benedire di una mano.

Milano è l’ardire del suo vestito, il respiro appagato della notte, le urla, i pianti, l’indifferenza; Milano è l’adesso che mi appartiene.

Milano è una rondine che dipinge il cielo.

Corso di Kintsugi tradizionale

Dopo 4 settimane è terminato il corso di Kintsugi tradizionale giapponese che ho tenuto a Milano, in collaborazione con l’associazione Giappone in Italia.

Al corso hanno partecipato 6 allievi; ognuno di loro aspettava questo corso da tempo e averlo trovato è stata una vera felicità. È strano aver costruito un qualcosa che prima non c’era e di cui qualcuno sentiva la necessità; è strano perché non sono un’insegnante ma una artigiana con tanta voglia di condividere e di portare fuori dal proprio laboratorio la sua esperienza e passione.
Questo è stato il corso di Kintsugi originale, un momento di forte condivisione e armonia, dove si è lavorato duramente e senza sosta ma mai il tempo è pesato, anzi, è passato in fretta, senza dover mai richiedere una pausa. Un caffè sì, e come si può dire no a un caffè?
I miei allievi arrivano da realtà differenti, sia personali che lavorative, ma tutto ciò non ha pesato sullo sviluppo del corso, anzi, se possibile lo ha rafforzato.
Mi hanno ascoltata, seguita, hanno rotto e riparato, hanno accudito a casa la loro ceramica, dandole un nome, curandola fino alla lezione successiva: perché il mio corso di Kintsugi non è solo mera tecnica ma arte.
Questo hanno imparato, a vivere l’arte, a lasciarla uscire.
Sono state ore di chiacchiere, di attenzione, ore di silenzio, alle volte anche senza respiro, le spalle troppo tese nell’attenzione al dettaglio, a non sbagliare, a non fallire.
Ma è proprio il Kintsugi la via per accettare il fallimento e anche questo, seppur con più difficoltà, abbiamo imparato.

Alcune immagini del corso che tanta soddisfazione mi ha dato (preceduta da una forte insicurezza, perché c’è sempre la paura di non essere all’altezza delle aspettative)

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I commenti a caldo dopo un corso danno davvero tanta soddisfazione

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La classe al completo, con Alberto Moro, presidente di Giappone in Italia che ha consegnato con me i diplomi agli allievi.IMG-20180224-WA0018

“Amarsi è sufficiente”

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Il tocco lieve delle tue carezze tra la luce che filtra del mattino, nel letto composto d’emozioni, mi incanta di meraviglia.
E mentre il mondo tace, mentre urla e grida nei propri dolori muti, tu amami così come sono, nelle incertezze del buio, nella confusione, la spirale dell’abbandono, il tempo che incalza e preme il petto, la sofferenza, la fretta, l’ansia del non arrivare, il treno che corre, le tue mani e io, fermi ad aspettare.

“Amarsi è sufficiente”

Palme in piazza Duomo

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Svetta la Madonnina nel cielo incredibilmente azzurro di un Marzo milanese. A fare da cornice a questo paesaggio meneghino, non il panetun ma palme e banani.
Bizzarrie di un mondo che sta cambiando o forzatura della globalizzazione?

Ebbene sì, sono andata a vedere la palme milanesi di cui tanto si è discusso online in questi giorni tra sostenitori e ardui difensori delle radici milanesi, con tanto di palma incendiata.
Che fosse solo Tanto rumore per nulla me l’ero immaginato: le palme sono molto piccole, occupano la parte finale della piazza, defilate, quasi scompaiono in mezzo al traffico. E i banani? Beh, magari cresceranno (anche se temo che tre anni siano troppo pochi) ma per ora sono pochi e minuti.

Già, tre anni, perché è questo il tempo di questa installazione: tre anni. Le palme sono frutto del progetto di “Riqualificazione aree urbane” del Comune di Milano affidato all’architetto del paesaggio Marco Bay, autore di numerosi interventi urbani milanesi.
Il giardino di palme e banani (Musa ensete) ha nome “Giardini milanesi fra XX e XXI secolo” ed è una naturale prosecuzione dell’uso spinto di piante tropicali nei primi del 1900 a Milano: molti giardini sia privati che pubblici a Milano conservano palme tra le loro piante. milano_palme2

Starbucks cosa c’entra? Anche su Starbucks ne ho sentite d’ogni. A parte che sta ristrutturando la vecchia posta di Milano in piazza Cordusio e porterà nuovi posti di lavoro e parecchio turismo (che sia quel che sia, ma ai ragazzi piace e ci andranno, nonostante le polemiche sterili sulla bontà o meno del loro caffè), Starbucks ha partecipato al bando indetto dal comune di Milano per la manutenzione del giardino tropicale, vincendolo con un budget di 200.000€: per i tre anni dell’installazione, Starbucks si impegna al suo mantenimento. Di per contro avrà il suo logo.

Tutto qui. Non siamo stati invasi dal caffè, dalle palme, i leghisti possono stare sereni, il progettista è milanese doc. E le palme sono piante che resistono alle fredde temperature, sono longeve e decorative.
A me la piazza piace, trovo divertente e curiosa la commistione tra epoche e generi, forse meglio della Mela Reintegrata davanti alla stazione Centrale o di tante cose brutte che cementificano senza criterio.

E poi, tranquilli, tra tre anni tutto cambierà: prenotiamo stelle alpine e rododendri?

E voi le avete viste le palme in piazza Duomo? Cosa ne pensate?
Vi piacciono o no?

Il sito di Marco Bay http://marcobay.it/
Starbucks https://www.starbucks.com/
Starbuck le offerte di lavoro http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/starbucks-1.2930740

 

999

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Può essere che mi sbagli, ma 999 followers sono tanta roba.

Baci a tutti, ci metterò un po’ a passare in ogni casa, aspettatemi. Magari con un caffè 🙂

Chiara