S-fortuna o caso?

“Nulla accade per caso” : così spesso si usa dire come se ci fosse una sorta di disegno stellare che determina gli eventi, una concausa che porta a fare scelte invece di altre, a fermarci in alcuni progetti e a spingerci in altri.
Non è facile leggere i segni e spesso, per semplicità, etichettiamo i fatti con fortuna e sfortuna: fortuna per gli accadimenti che ci sembra ci spingano, sfortuna per quelli che ci fermano. Spesso fortuna si abbina a felicità e sfortuna a dolore.

Due giorni fa camminavo lungo Po a Torino.

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Un paesaggio suggestivo a due passi dal centro.
La piena del mese di Novembre ha lasciato segni visibili e inconfutabili di una natura che non chiede, agisce.

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La sabbia ha coperto i viali, pezzi di plastica sono finiti fin sui rami delle piante che costeggiano la passeggiata, rami spezzati sono sparsi sul terreno, anche se in minima parte perché è stata fatta una accurata pulizia da parte del comune.
Proprio uno di questi rametti, appuntito per un taglio netto con il falcetto, è finito sotto al mio piede; come una leva perfetta, il ramo si è ribaltato verso la mia gamba e si è piantato sotto al ginocchio, ferendomi in modo non proprio lieve tanto da dovermi fare mettere i punti.
Il medico che mi ha curata ha continuato a ripetere “che sfortuna, ma come è stata sfortunata”.
A ben vedere non mi  reputo sfortunata, piuttosto maldestra, ma ho riflettuto sulla casualità di questo fatto.

Voi cosa pensate della fortuna e della sfortuna? Siamo vittime di sfortuna e meritevoli di fortuna? I fatti accadono per caso o per un disegno del destino?
E se i fatti parlano, cosa avrà voluto dirmi quel bastone che si è conficcato nella mia gamba?

Forse lui lo sa. O nemmeno se lo domanda.

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La frana: tu, sai contenerla?

Ieri mattina mi sono svegliata con un nuovo panorama fuori dalla finestra della mia camera da letto. Il terreno che regge la strada sopra casa mia, ha ceduto per le forti piogge, compromettendo la viabilità stradale.

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La strada chiusa riporta pensieri surreali, di austerity e grandi disastri. Il silenzio è immacolato, rotto solo dallo scrosciare incessante della pioggia. E’ un silenzio che non amo, non mi appartiene, mi è imposto e ciò non mi piace.

La frana pare non essere pericolosa, così dicono; la terremo sotto controllo, uno sguardo ogni tanto, un passaggio; alla fine cresceranno di nuovo i rovi e ce la dimenticheremo, fino alla prossima pioggia, chissà.

Così è la vita. Siamo minacciati da frane ogni giorno, frane che ci sovrastano, che ci assillano, che incombono su di noi.
Ogni giorno, a ogni ora.
Talvolta, per fatti che accadono, parole dette, scene viste e vissute, si liberano dai rovi ed escono dal dimenticatoio, mettendoci ansia, timore, inquietudine, dolore e tristezza. Restano vive come ferite e ci lacerano i nervi scoperti; non si riesce a stare lontani, alziamo gli occhi e la frana è là, in continuo movimento verso di noi. Ci pare di soffocare; l’angoscia sale e ad ogni attimo ci ritroviamo a monitorarla, a controllarla, credendo così, di tenerla a debita distanza.
Le soluzioni sono svariate, sciocchi noi a non ricordarle:

fuggire,lasciare le nostre cose ed andare. Ciò  presuppone un cambiamento radicale importante e non sempre giusto nei nostri confronti. Dipende da come lo si vive, o come un fallimento, o come una liberazione.
ergere un muro di contenimento. Questa è una soluzione attiva ed efficace. Se riusciamo a separarci dalla frana con un muro saldo di autostima e certezze, la frana potrà certo attaccarci, ma con minore vigore. Il muro però ha anche la doppia valenza di nascondere e con questo dobbiamo fare i conti: con la nostra capacità definitiva di separarci dalla frana.
– girare il capo dalla parte opposta. L’indifferenza è una soluzione al limite, efficace solo a metà. Occorre grandissima forza d’animo per non voltare il capo e non controllare, alle volte, la situazione della frana.
– restare e conviverci. Forse è la situazione più semplice, la più chiara ed onesta con noi stessi. Ammettere l’esistenza della frana, conviverci senza darci troppo peso, controllarla ogni tanto nell’eventualità di una sua tracimazione, è ciò che ci consente di procedere innanzi, senza abbandonare del tutto noi stessi e al contempo, senza distruggerci la vita.

Tanto, la frana, verrà ricoperta dai rovi, nascosta alla vista, ma se vi è terreno delicato, lì resterà.
Quindi, meglio salvare noi e la nostra bellezza e lasciare la frana sotto i rovi.

Chiara