Il silenzio della cura.

Molti anni fa, ricordo i giorni delle feste. A casa ospitavamo amici lontani che restavano a dormire da noi e mia mamma, il giorno prima, lo passava a pulire a fondo la casa. A me spettava passare la lucidatrice nel pavimento in marmo dell’ingresso e pulire le cornici in argento di famiglia.
Ricordo bene il rumore della lucidatrice, l’odore della cera, le pattine subito dopo, per non sporcare e non rovinare il pavimento. Tutto brillava, i piatti del servizio buono, le posate, si ripassava il corredo, avrebbe potuto sembrare un lavoro, per me era una festa: di lì a poco sarebbero arrivati i miei amici più cari, avrei passato ore felici e spensierate. Certo poi sarebbero partiti, ma ero piccola allora, non pensavo al futuro, erano presente le mie giornate.

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Pochi giorni fa ho scoperto, raccontando ad amici di famiglia la cura che mettevamo nel preparare la casa, che  non si erano mai accorti del pavimento incerato, tutto lucido e brillante. Sentivano però il calore, un sentimento di accoglienza mista all’amore, trasudava dai piatti, dalle luci accese, le pattine no, quelle loro non le dovevano certo mettere: erano gli ospiti, gli amici, graditi, attesi.

Questo ho appreso da mia madre, questo mi resta del suo ricordo: ora, come allora, quando ospito gli amici, preparo la casa, pulisco con cura i dettagli, passo anche la cera, come cent’anni fa, lucido le cornici d’argento, tutto scintilla, tutto attende, tutto è in fermento. Anche dentro di me.
La cura silenziosa, questo è il dono che mi ha lasciato mia mamma, la cura silenziosa e continua per chi si ama. Incondizionatamente.

 

 

È l’amore la strada

anno nuovo

Ci si incontra, amico caro, sotto al vischio, per un bacio, con un vecchio anno arrotolato sotto al braccio, ricco di cose fatte insieme. Cadono dalle tasche, come stelle, i nostri sentimenti, e gli sguardi che non sappiamo trattenere negli occhi colano, sul viso lasciano una scia bagnata e dolce, come l’amore, come sei tu.

Ci si lascia per ritrovarsi ogni volta, un anno che sta finendo, uno che inizia alla soglia, un incontro ogni volta che ci toglie il senso, il fiato oserei dire, forse anche il sangue o lo mescola, io credo, quando mangiamo dallo stesso piatto, il vino servito, bianco, o rosso, come l’amore, come sei tu. Com’è tutto intorno a me.

Ci si appartiene, amico bello, dalle mani calde passa l’anima, tanto la conosce la strada per tornare e se così non fosse, voglio dire, dovessi perderla, come la memoria, sì, penso che l’unico posto dove vorrei che restasse è tra le tue mani, riposta tra le pagine di un libro. Come un anno nuovo che inizia, come l’amore. Come sei tu.

Dove tu sei, Buon Natale

mancanza

Cosa importa se qualche augurio è di facciata, un panettone ammuffito posato sul tavolo, una cartolina spedita via mail, senza il cuore, pigiare invio solo per dovere.
C’è anche questo nel nostro Natale, l’ovvietà e il nulla colmo di canditi e gusci di noci, il muto rattristarsi delle vetrine illuminate, i piatti di cappone e mostarda, la carta luccicante e il vuoto nel fondo degli occhi.

Già, c’è anche questo nel mio Natale, ma appena posso mi fermo nel silenzio di questo prato, dove respiro il forte battito della terra, terra dove le anime si sono posate, lievi, prima di me, tra un esserci ed un esistere, spezzati i cuori, mai abbandonati. Mi fermo e ammiro ciò che vedo. E sento.

Sento e amo, questo faccio tra marmi, lapidi e fiori deposti, tra le preghiere, le lacrime, le promesse e i desideri. Amo e dipingo il mio Natale di poesia, consapevole che anche dietro all’ovvietà c’è un cuore. Che batte e vive.
Non esiste la vita senza la sua fine: è nel passare che sta la vera gioia. Anche quella del Natale.

Buon Natale Sereno
Chiara

Fu il tuo pensiero che mi sciolse.

Il giorno in cui mi sono innamorata di te, lo ricordo ancora, aveva lo stesso sapore di questo giorno di Dicembre. Il freddo schiantava nelle ossa, ogni brivido era un sussulto, la cassa toracica un motore a scoppio, non c’era vita dentro agli alveoli, solo ghiaccio e freddo.
Fu il tuo pensiero che mi sciolse: rimasi fissa a guardare le foglie cadere dal mio acero rosso ormai stinto, sì, c’era lo stesso identico vento che sferzava le finestre e la pioggia uggiosa, nessun presagio di fortuna, solitudine e rassegnazione. Fu il tuo pensiero che mi sciolse: una goccia cadde lenta, non so come fu, la vita ferma nell’attimo infinito della sua discesa, pareva una moviola, un fermo immagine e in quella goccia vidi il tuo viso e la fermezza della vita che accade, quell’esserci nel percettibile finito.
Non posso dire se fu una luce, un caldo mi apparve negli occhi, una vampata di pacifico fuoco mi pervase, la tua mano poggiata sull’acerba pelle e non ero giovane, ma adulta formata, l’amore lo fa, di cambiare il tempo seguendo solo sé.

Fu il tuo pensiero che mi sciolse e mi innamorai di te, un arancio acerbo da maturare.

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Mark Doka

 

 

 

Scrivere, che bella storia!

Scrivere, tutti scriviamo!
Beh, non proprio tutti ma un bel numero corposo e succulento! A partire dai social, Facebook, Twitter, passando dai blog, quanti ce ne saranno al mondo? Quanta gente batte freneticamente i tasti nella speranza di infilare dieci parole corrette una dopo l’altra?
Scrivere, scriviamo in tanti, di noi, della vita, dei sogni, dell’amore, di poesia, delle notizie, i giornalisti scrivono di notizie, anche di bufale, ma spesso di notizie e opinioni.
E spesso le scrivono male.

Forse ci siamo persi un pezzo, forse per la smania di arrivare UNO e di scrivere sotto il magico spirito dell’ispirazione, ci siamo giocati la grammatica. 

Io certe cose non riesco a leggerle, spesso non riesco a rileggere nemmeno me stessa e ogni volta che mi rileggo mi correggo e, a rigor di logica, non mi pubblicherei mai.

Qui occorre un manuale, un foglio anche, delle regole chiare. E non si parte dall’eccelso, ma dal basso, dagli accenti, dai pronomi, dal pultroppo -c’è davvero qualcuno che scrive pultroppo?-

Ecco che può venire utile tenere sul tavolino questo articolo di Tatiana Cazzaro, copywriter relazionale  scritto per il blog della Rete al Femminile di Biella: “Come si scrive? Piccola guida per scrivere senza errori” (cliccando qui puoi accedere al link diretto, poi torna a dirmi cosa pensi di errori e scrittura)

Due piccoli nei – dell’abbandono.

Hai due piccoli nei ai bordi degli occhi, ammiccano pigri quando sorridi voltando il capo verso la finestra buia, non c’è sole che filtri dalle tende ricamate senza fretta, presagio di abbandono. Non guardi, concentrato tra i fogli rilegati mentre narri la tua passione, vedi solo il lampeggiare monotono del telefono che prendi e posi, prendi e posi, non vedi, forse non senti, l’abbandono.

Hai due piccoli nei ai bordi della bocca, si incollano ai baci, nemmeno pensi di toglierli per poco, ti restano lì, appiccicati maliziosi mentre violi il tempo e la fedeltà, rinnegando in silenzio il desiderio. C’è un pacchetto vuoto tra le mie mani, c’era la vita, non c’è più, ogni pezzetto di eternità frantumato, ricomposto, volato, confuso, e tra il te e il me l’esistenza tutta fatta carne, non piegarti al perdono se non hai voce.

Hai due piccoli nei nell’incavo dei fianchi, ondeggiano mentre cammini verso di me, mentre resto lì, a guardarti solo, a ricongiungere le mani in attesa di una fede promessa, a piegare scuse, inventandone i tratti, qui, come me a rassicurarti sul bene che non c’è, sul tempo che non ci sarà, su quello che sarà domani ma non è. E mentre aspetti rinasci in un abbraccio che non chiede, dà.

Ho due piccoli nei sulle labbra, me li hai posati una mattina e c’era il sole in strada; sono scivolati da una tazza di caffè, mentre sorridevi in silenzio, a godersi quell’attimo di solitudine compresa, tra te e me e il nulla dell’abbandono. Non il mio.

 

 

Dai un bacio a chi vuoi tu

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Artist Atelier M.Guggenheim &C Zurich n°13894

Questa è una vecchia cartolina, inizio 1900, che poteva essere spedita all’amata o all’amato, raccontando sinceramente il proprio amore. L’ho ritrovata in vecchio cassetto e l’ho trovata così immediata nella sua semplicità.
Prima di tutto si rivolge con il Voi: quanta dedizione! E quanto rispetto d’altri tempi.
E in poche parole, senza tanti giri, risolve il problema: ti amo, non ti amo, mi ami, non mi ami.

Vi va di giocare con me? 
Pensate ad una persona, leggete i cuori, scegliete il vostro e speditelo all’interessato/a.

E per gioco, lo scrivete nei commenti? (per semplicità ho copiato le frasi sotto i cuori a partire da in alto a sinistra in senso orario e ho unito i numeri) 

Il linguaggio del Core 
Giuriamo amore eterno
(NB. Sottolineare con un segno il cuore destinato a far conoscere il vostro pensiero.)

1- Il vostro cuore è parteggiato
2- Voi mi trafiggeste il cuore
3- Il mio cuore infiamma per voi
4- Voi avete il cuore volante
5- Il mio cuore è sincero
6- Il vostro cuore rifugge il mio 
7- Il mio cuore è giù abitato
8- Il mio cuore è spezzato
9- Voi possedete il mio cuore
10- Il vostro cuore non mi appartiene
11- Voi avete il cuore di pietra
12- Il v0stro cuore mi attira