Cinzia Fantozzi

“La rinascita, il respiro ritrovato, la forza necessaria per spiccare il volo” : questo raccontano le -femminee crisalidi kintsugi- di Cinzia Fantozzi e più che mai in questo periodo abbiamo bisogno della forzaper spiccare il volo.
Ho conosciuto Cinzia Fantozzi in compagnia di Elisa Simonelli durante uno dei miei primi corsi presso Arte Insieme, nella quiete che solo Melania Cavalli e Nadia Crusco sanno ricreare.
Ho bei ricordi di quel giorno, e sono davvero felice di vedere le opere che ne sono nate.

Appassionata d’arte giapponese avevo visto alcuni lavori impreziositi dal Kintsugi in rete. In un mondo dove tutto è frenetico e dove devi essere sempre perfetta, questo concetto mi aveva molto colpito. Ho conosciuto Chiara, professionista molto preparata e sensibile, ho seguito un suo corso e mi si è aperto un mondo. Ho applicato i suoi insegnamenti alla mia ricerca artistica incentrata sulla donna e la femminilità. Ognuno di noi, soprattutto noi donne, portiamo delle cicatrici che la vita quotidianamente ci infligge. Saper valorizzare anziché nascondere, oltre che essere un modo per metabolizzare e superare più facilmente il dolore, ci rende unici.

Quest’opera è la prima delle mie femminee crisalidi kintsugi realizzata dopo gli insegnamenti di Chiara ed applicata alla tecnica Raku. Il bruco, divenendo crisalide, ha completato la sua trasformazione. Manca ancora una prova da superare per diventare farfalla, dovrà raccogliere abbastanza forza nelle ali per riuscire a rompere l’involucro di seta in un unico tentativo. La rinascita, il respiro ritrovato, la forza necessaria per spiccare il volo. Metafora di ritorno alla vita. Le ferite inevitabilmente rimarranno nell’anima e nel cuore, cicatrici della memoria, filo conduttore che attraverso il varco porta la nuova energia e ci rende unici.”

Manuela Lupino

KINTSUGI, LA METAFORA DELLA VITA, Mostra virtuale.
Tra i tanti allievi che ho incontrato in questi anni in giro per l’Italia, Manuela Lupino è tra le più entusiaste. Ha saputo apprendere l’arte e nel giro di pochissimo tempo l’ha fatta sua creandone uno stile personale con la realizzazione di opere originali e con la proposta di corsi. È una grande soddisfazione proporvi quindi la sua interpretazione della tecnica moderna dell’arte Kintsugi. – come sempre, scorrete nelle foto per vedere le altre opere degli artisti-

Tra le attività artistiche che influenzano maggiormente il mio percorso di produzione, ci sono la fotografia, la pittura, il riciclo di materiali, il collage, la cartapesta.
Faccio spesso ricerche al riguardo e qualche anno fa, nel corso di una di queste mie ricerche, ho scoperto il Kintsugi “l’arte giapponese di riparare le ceramiche con l’oro”.
Ho cominciato così ad interessarmi all’argomento, facendo ricerche al riguardo e successivamente ho deciso di inserirlo nel progetto che porto avanti: ho appreso la tecnica base del Kintsugi moderno da Chiara Lorenzetti, una delle maggiori esperte restauratrici di Kintsugi tradizionale in Italia e in Europa, che mi ha proposto di organizzare un workshop di Kintsugi moderno a Roma e ho proseguito approfondendo lo studio con il mio compagno Francesco Ferrari, cercando di apportare al Kintsugi moderno un’ulteriore personalizzazione: insieme abbiamo affinato la nostra tecnica, inserendo accorgimenti e materiali nuovi, che proponiamo anche durante le sessioni dei
workshop che organizziamo.

Il progetto “Ceramica Terapia” ha cominciato a prendere forma nel 2015, sono partita dall’argilla per affermare che la fragilità dell’anima (e non solo) è un elemento di distinzione e ricercatezza e non di debolezza, che non bisogna preoccuparsi troppo del risultato finale ma trarre soddisfazione e beneficio dal percorso che si è deciso di intraprendere.
Per questo quando ho scoperto il Kintsugi ho sentito il bisogno di abbracciarlo: la filosofia su cui si basa, era un percorso che avevo già intrapreso per conto mio, era in perfetto accordo con la mia filosofia, andava solo a completare il cerchio.

Il Kintsugi è per prima cosa, una sorprendente tecnica di riparazione delle ceramiche che offre una seconda vita ad un oggetto dimenticato o che può sembrare perso.
E’ inoltre un’occasione di riflessione che, soprattutto con la tecnica moderna, consente di spaziare per esprimere se stessi: io cerco di applicarlo partendo dalla tecnica di base e proseguendo con il mio gusto, profondo e istintivo.

Il mio progetto “KINTSUGI MODERNO SU MAN RAY PENSANDO AL MARE” si compone di due parti.
Dopo la ricostruzione con colla epossidica del piatto blu smaltato, precedentemente rotto per l’occasione, ho applicato un collage composto da una foto di Man Ray che ho strappato (presa da un numero di VOGUE 2015 che avevo messo da parte in questi anni) e piccole farfalle in carta, ricavate dallo stesso giornale.
Prima di intervenire con la parte finale del Kintsugi moderno per colmare le linee di rottura, con resina epossidica e polvere similoro mescolate assieme, mi sono occupata del retro del piatto: con piccoli pezzi di carta strappati uno per uno, sempre dallo stesso numero di VOGUE, ho creato una palette di colori con diverse sfumature di blu con la quale ho realizzato un mosaico di carta che rappresenta il mare, all’interno del quale ho inserito un frammento di foto di una spiaggia di Taormina.
Dopo l’asciugatura di entrambi i lati, ho passato una mano di resina epossidica e sul fronte del piatto, sono intervenuta con il Kintsugi moderno.

www.ceramicaterapia.it
www.kintsugimoderno.it

Gioia Di Biagio

Non seguo un filo logico per la pubblicazione degli artisti KIntsugi, ma un ordine cronologico in base a quando ricevo i vostri racconti.
Ma non è un caso, è la vita che bussa e parla, che Gioia Di Biagio sia programmata per oggi, oggi, la Pasqua di rinascita, la gratitudine alla vita.
Ho incontrato Gioia Di Biagio diversi anni fa alla Corte dei Miracoli, a Milano, insieme a Camilla Giannelli, Anna Laviosa, Greta Valentina Galimberti. Abbiamo creato un momento di condivisione sull’arte Kintsugi partendo dallo Sgretolamento. E dopo tanti anni siamo ancora qua, amici, profondamente uniti dall’oro delle nostre cicatrici .

Foto ©Giulio D’ErcoleGDE_1389

“Anni fa, una sera d’inverno, stavo sistemando casa con mia sorella. Accidentalmente lei ha fatto cadere una preziosa porcellana per terra che è andata in mille pezzi. Era la statuetta di una sposina che mi rappresentava. Nel dispiacere e nel tentativo di ricorrere ai ripari mia sorella Ilaria ha pensato a diverse soluzioni fin quando non le è venuto in mente di aver letto da poco un articolo che parlava del kintsugi, l’arte di riparare le porcellane rotte con l’oro. Quale migliore occasione? Abbiamo così riparato la statuetta con la tecnica giapponese, interpretata personalmente, del kintsugi.

Quando ho riguardato la statuina così rotta e riparata, ancora più preziosa nelle sue crepe dorate, ho pensato che ora mi rappresentava veramente.

Il kintsugi per me è la metafora dell Abbracciare il Danno, della scelta di come affrontare la propria vita, di cercare la risorsa anche dai drammi più difficili.

Ho dovuto affrontare molte difficoltà nella vita, sia fisicamente che emotivamente. Ognuna di queste difficoltà, di queste crepe ho capito poi che sono parte della mia storia e sono proprio queste che mi hanno, purtroppo o perfortuna, obbligandomi a un risveglio un po’ troppo forzato, dato l’opportunità di crescere più forte di prima.

Il kintsugi è per me scegliere di vedere tutte queste rotture che la vita ci ha provocato e scegliere di accettarle, accettarci e guardarci come siamo, meravigliosamente imperfetti. Ma preziosi.

LIBRO—–Ho scelto di raccontare la mia storia attraverso un libro biografico. Il solo scriverlo, organizzare la scaletta, ripensare al passato con lucidità, creare le prime bozze, mi è stato davvero utile per unire i pezzi della mia vita, capirli maggiormente, come nell’arte del kintsugi; frammenti che sembravano spaiati e incompatibili tra loro, indipendenti uno dall’altro, improvvisamente hanno acquistato un significato. Ripercorrendoli, mi hanno fatto capire che sono proprio questi eventi e soprattutto come ho scelto di affrontarli, che mi hanno fatto diventare la Gioia che sono oggi. “Come oro nelle crepe, così ho imparato a rendere preziose le mie cicatrici” ed Mondadori 2018

Io Mi Oro

PERFORMANCE—–Io stessa sono una porcellana preziosa, con il corpo segnato da tante cicatrici, causate da una collagenopatia (sindrome di Ehlers Danlos) che rende, tra le tante altre cose, anche la mia pelle fragile. Per anni ho cercato di nascondere le mie imperfezioni, vergognandomi della mia diversità. Poi ho capito che erano forse quei “tatuaggi di vita” ad essere parte integrante della mia storia, del mio corpo. “Ogni cicatrice ha un luogo, una data, una ragione” Nella performance che propongo, come una regina antica, chiedo alle persone di segnare su una carta i propri dolori. Poi in un rituale ancestrale ripercorro con la foglia d’oro le mie cicatrici chiedendo poi alle persone di fare altrettanto, come in un atto psicomagico, di lasciandomi la carta del loro dolore ed in cambio consegno loro una foglia d’oro. “Io mi Oro, rituale di accettazione di sé”

WORKSHOP ——-Recentemente mi è stato espresso il desiderio da parte di molte persone e spettatori di lavorare con loro attraverso la metafora del kintsugi.

Ho pensato così ad un workshop per incollare i frammenti della propria storia e mettere oro nelle crepe della propria vita. Ad insegnarmi la tecnica rimodernizzata del kintsugi è stata la restauratrice ed amica Chiara Lorenzetti. In un meraviglioso weekend lei mi ha iniziato alle sue conoscenze tecniche ed io le ho proposto la mia visione, metaforica e psicomagica del rimettere insieme i pezzi della nostra vita.

Magal – gioielli.

KINTSUGI, LA METAFORA DELLA VITA
Un pezzo alla volta, una storia alla volta.
Ho conosciuto Margherita Magal a Vicenza, in occasione della Mostra diffusa A&D Artigianato e design | VIOFF January 2020 organizzata da CNA Veneto Ovestt, in collaborazione con Marco TronconNena Agostini.
In quella occasione due artigiane si sono messe a confronto sul prezioso tema dell’arte Kintsugi: io con la tecnica tradizionale e Margherita con la sua rivisitazione moderna sui gioielli in argento.
Abbiamo in progetto alte narrazioni ora ferme, ma siamo pronte a ripartire!

“Ho scoperto l’arte Kintsugi da bambina quando mia mamma, di ritorno da un viaggio in Giappone, portò con sé una tazza crepata che era stata riparata tramite l’arte Kintsugi.
Poi sono cresciuta e il ricordo di quest’arte giapponese è rimasto custodito dentro me fino a quando una necessità pratica me l’ha fatto riaffiorare.

La necessità è stata questa.
Qualche anno fa, durante i giorni che precedono il Natale, stavo lavorando alacremente nel mio laboratorio di oreficeria per le ultime consegne dei clienti.
Uno dei lavori che mi avevano commissionato era una bracciale d’argento da lavorare lungamente a fuoco. Mentre lo lavoravo una disattenzione mi fu fatale e il bracciale si ruppe in due pezzi.
Che fare? Non c’era tempo per ricominciare il lavoro da capo e in quel momento mi riaffiorò alla memoria l’immagine della tazza crepata e riparata con l’oro.
Così rischiai e provai a risaldare il bracciale spezzato con l’oro.
Non solo la cliente fu molto comprensiva, ma la trovata le piacque così tanto che fui incentivata a sviluppare un’intera linea dedicata al Kintsugi.

Mentre creavo questa collezione – plasmavo l’argento, lo fratturavo e poi lo risaldavo- mi si è svelato interiormente il valore di questa pratica.
Arte che mi costringeva, tramite il processo di ricomposizione, a trovare sollievo dentro di me dei miei eventi traumatici personali.
Mi aiutava a rimettere a posto i pezzi del puzzle della vita e a vedere che anche dalla scomposizione si può creare un nuovo significato.
Per me Kintsugi è un’arte lenta che ti insegna che è responsabilità tua prenderti cura di ciò che ti ha ferito per donargli un senso nuovo.

Margherita – Magal Gioielli

Elisa Simonelli

MOSTRA “KINTSUGI, LA METAFORA DELLA VITA”
In questi anni ho conosciuto molti artisti, scrittori, psicologi, che hanno interpretato l’arte Kintsugi seguendo il filo non solo artistico ma soprattutto quello della metafora. In questi momenti di incertezza voglio condividere con voi le loro storie. Ho quindi creato una mostra virtuale dove potrete ammirare opere, ascoltare le loro storie, dialogare in un percorso immaginario fatto di bellezza, di dolore anche e di luce.
Vedi tutti gli artisti QUI

“Ho scoperto l’arte del kintsugi leggendo in rete ed ho trovato Chiara, grande appassionata e maestra. È stato proprio grazie a un suo corso che ho imparato il vero significato dell’antica arte giapponese. Così cerco di portare avanti un mix tra il kintsugi e la mia ceramica raku, attraverso la sperimentazione di materiali per le mie opere.

Il kintsugi e le sue fratture diventano così trame preziose, che permette di recuperare valorizzando la crepa, l’essenza della resilienza. Come nella vita si deve cercare il modo di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di crescere attraverso le proprie esperienze dolorose, di valorizzarle, esibirle e convincersi che sono proprio queste che rendono ogni persona unica e preziosa.
Il pezzo che allego è il primo di un progetto che sto portando avanti che prevede l’accostamento di più materiali, in questo caso della ceramica raku, la paperclay e il Kintsugi, uniti da fili di ottone.
Il mio studio sui contrasti armonici continua…

Hai una storia Kintsugi e vuoi partecipare alla mostra virtuale? Inviami una mail a info@chiaraarte.it

Giovanna Belloni

MOSTRA “KINTSUGI, LA METAFORA DELLA VITA”
In questi anni ho conosciuto molti artisti, scrittori, psicologi, che hanno interpretato l’arte Kintsugi seguendo il filo non solo artistico ma soprattutto quello della metafora. In questi momenti di incertezza voglio condividere con voi le loro storie. Ho quindi creato una mostra virtuale dove potrete ammirare opere, ascoltare le loro storie, dialogare in un percorso immaginario fatto di bellezza, di dolore anche e di luce.
Vedi tutti gli artisti QUI

“Ho scoperto l’arte e la filosofia del Kintsugi per caso parecchi anni fa leggendo un articolo, mi ha colpito e ho salvato una cartella sul mio computer. Nel 2018 ho voluto creare il primo progetto completamente realizzato da me di Teatro-danza e volevo che parlasse di qualcosa di importante per me così ho pensato di parlare del Kintsugi e di parlarne in danza.

Ho passato parecchi momenti difficili nella mia vita ed è stato però dopo che ho avuto un serio problema al cuore che mi ha portato a dover aver impiantato un pacemaker che ho pensato di non farcela, di non poter piu vivere una vita “normale”, di non poter più danzare. Allora ho riflettuto sulla resilienza, sulla mia capacità di ricostruirmi con le nuove caratteristiche del mio corpo e mi sono ricostruita un nuovo modo di danzare e un nuovo modo di vivere.

Per me il kintsugi è un nuovo sguardo dentro di noi, una voce che ci sprona a essere quello che siamo e non nascondere le nostre fragilità perché sono proprio le nostre fragilità e la nostra imperfezione che ci hanno resi più preziosi e ci hanno dato una nuova visione di noi e del mondo.

Il mio progetto è di usare la mia arte (che sia danza o recitazione o musica) per aiutare le persone. Portare la filosofia del Kintsugi attraverso l’arte negli ospedali, nelle associazioni Onlus e a tutte le categorie di persone che hanno sofferto e ancora soffrono per aiutarli ad avere fiducia in se stessi, ricostruirsi e vedere l’oro che c’è in loro.

Ho fondato per questo la mia associazione “Costruire” per offrire il mio aiuto e poter raggiungere il cuore di tante persone.”

Giovanna

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Dany Preyer

MOSTRA “KINTSUGI, LA METAFORA DELLA VITA”
In questi anni ho conosciuto molti artisti, scrittori, psicologi, che hanno interpretato l’arte Kintsugi seguendo il filo non solo artistico ma soprattutto quello della metafora. In questi momenti di incertezza voglio condividere con voi le loro storie. Ho quindi creato una mostra virtuale dove potrete ammirare opere, ascoltare le loro storie, dialogare in un percorso immaginario fatto di bellezza, di dolore anche e di luce.
Vedi tutti gli artisti QUI

“Ho iniziato il mio percorso artistico come ceramista a Ravenna ed è in questo contesto che ho scoperto l’affascinante arte del Kintsugi, mentre ho avuto modo di approfondire, moltissimi anni dopo, sulla mia pelle, quando ormai le cicatrici erano profonde e indelebili, in questi anni, ormai diventata fotografa, ho approfondito la parte essenziale, filosofica del Kintsugi incorporandolo nelle mie fotografie. Era diventato parte del mio percorso artistico,. A causa di un periodo devastante in cui fotografare era diventato un rituale antidepressivo, ogni mattina uscivo di casa, con la mia macchina fotografica e le mie cicatrici, scattavo e incorporavo sottili linee dorate, impreziosivo le mie sofferenze per non arrivare a fine giornata e dover dire che sarebbe stata l’ennesima giornata sprecata.
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Kintsugi, la metafora della vita, mostra virtuale.

Kintsugi è la metafora della vita.
In questi anni mi sono dedicata allo studio della tecnica tradizionale giapponese Kintsugi: la lacca urushi e la sua lentezza hanno plasmato il mio modo di essere, il lavoro; l’attenzione al dettaglio che già, con il restauro, era affinata, ora si è perfezionata.

Ogni volta che vedo le mie opere finite mi rendo conto della loro bellezza: la polvere d’oro puro le rende luminose e preziose.

Un dono, un valore aggiunto, una unicità irripetibile.

In questi anni ho conosciuto molti artisti, scrittori, psicologi, che hanno interpretato l’arte Kintsugi seguendo il filo non solo artistico ma soprattutto quello della metafora.

In questi momenti di incertezza voglio condividere con voi le loro storie. Ho quindi creato una mostra virtuale dove potrete ammirare opere, ascoltare le loro storie, dialogare in un percorso immaginario fatto di bellezza, di dolore anche e di luce.

Hai una storia Kintsugi e vuoi partecipare alla mostra virtuale? Inviami una mail a info@chiaraarte.it

Vivere ogni momento con il miglior respiro possibile

Ciao Chiara, ci siamo conosciute a Roma la scorsa estate ad un tuo corso su uno splendido terrazzo di piazza Argentina.
La mia storia potrebbe essere lunga e articolata….ma bastano poche righe forse per dire quello che desidero.
Ho un problema respiratorio da 5 anni, con fabbisogno di ossigenoterapia h24. Sono in lista di attesa per il trapianto di entrambi i polmoni ma mi sa che dovrò ben aspettare il momento di essere chiamata.😌
Il Kintsugi è una metafora e guida quotidiana. Ho scoperto stando male la bellezza della vita, andare piano, tacere e ascoltare, volersi bene di più proprio per quella fragilità che scopri di avere, io che mi sentivo sempre invincibile, vivere ogni momento con il miglior respiro possibile, pensando quanto sia prodigioso poterlo farlo. Ecco, sto imparando a riparare la mia vita e renderla unica e preziosa.
In questo momento di gran caos mi pare di avere la calma e i modi per approfondire tante cose, forse sono avvantaggiata, conosco già l’isolamento e la solitudine (devo stare moltooooo attenta!!) e non mi pesa, sono certa che tutto questo abbia una funzione per tutti, cogliamola, non sprechiamola e sorridiamo.
Grazie per la dedizione e la delicatezza che dedichi a noi che ti seguiamo.
Carla Rossi

Roma

Vuoi raccontarmi la tua storia di Kintsugi?
Leggi qua come fare

Kintsugi, la metafora della vita

Siamo in tempi di fatica, di incertezza, di dolore. Ma non dobbiamo perdere la speranza.
È ora di mettere in pratica quello che in questi anni abbiamo detto,che l’arte Kintsugi è la metafora della vita. Che possiamo riparare i nostri cocci unendoli con l’oro, che la fragilità è un dono, che una volta rotti possiamo ripararci e diventare unici, preziosi.

Vuoi raccontarmi la tua storia di Kintsugi?

Puoi mandarmi in mail la tua storia, allega una foto, o se preferisci un video, se mi autorizzi pubblicherò il tuo racconto sulla mia pagina Facebook e sul mio blog personale. Puoi farlo in maniera anonima o con nome e cognome.
Io, oggi, inizio da qui.
Chiara

Scrivimi a info@chiaraarte.it, mandami un messaggio qui su Facebook
Oppure sentiti libero di scrivere la tua storia qui nell’evento.

Questa è la mia storia.

Avevo su per giù nove anni, tre giorni prima della partenza per le vacanze estive in Sicilia sono scivolata e mi sono rotta il gomito. Portare il gesso da bambini è un gran lusso, credo che un po’ tutti da piccoli abbiamo desiderato il gesso firmato da esporre un po’ come un trofeo.
Ma io stavo andando in Sicilia, mare, mare, mare e ancora mare. E avevo il gesso. Piansi parecchio ma poi mi ripresi e inventai curiose protezioni con sacchetti di plastica, ferri da calza per togliermi la sabbia, ardite posizioni con il braccio alzato per non bagnarmi.
Il giorno in cui mi tolsero il gesso lo ricordo bene, andai in ospedale a Catania. Il viaggio di rientro in auto a Taormina lo impiegai a fare ginnastica riabilitativa, nel giro di poco potei tornare a muovermi e il mare, quando rividi il mare, fu una gioia così grande che ancora la ricordo bene.

Chiara e papà, Sicilia