Perché l’arte Kintsugi piace così tanto?

Non so se anche a voi capita: quando il nostro interesse è dedicato a qualcosa di specifico, vediamo il nostro interesse ovunque. La tecnologia poi ci aiuta e basta una semplice ricerca in internet per ritrovare l’oggetto della nostra ricerca in tutte le salse e armonie.

È successo e succede ogni giorno a me con l’arte Kintsugi e, oltre alle mie ricerche personali, ci sono i tanti messaggi che i miei ex allievi, amici e simpatizzanti mi inviano quotidianamente quando scoprono quelle famose righe dorate su qualche supporto.

Solo che, a questo punto, non si tratta più solo di profilazione, l’arte Kintsugi È davvero diventata una moda, un interesse di tanti, un modo per esprimere la creatività, per raccontare un sentimento. (per fare marketing? Sì, l’ho detto).

Quando ho iniziato a interessarmi all’arte Kintsugi in Italia non lo faceva nessuno; in Europa molto pochi, in America qualcuno in più. Quei pochi realizzavano opere seguendo come ho poi scelto di fare io, la tecnica tradizionale giapponese, rispettandone i tempi, materiali, concetto estetico, oggetti su cui lavorare. (tempi: due-tre mesi per opera. materiali: lacca urushi, farina, tonoko, essenza di trementina, polvere d’oro. concetto estetico: l’oggetto restaurato deve tornare ad avere la funzione per cui è stato creato. oggetto su cui lavorare: ceramica.)

Kintsugi Chiaraarte

Oggi invece trovo Kintsugi ovunque, su ogni materiale, con tipologie differenti di tecniche, di lavorazioni, e quando dico ovunque non dico a caso: parlo di corpo, pelle, danza, teatro, libri, profumi, muri, carta da parati, tappeti, coperte, tazze, candele, piatti, vestiti, magliette, poesie, nomi di associazioni, studi medici, agenzie, viaggi, ceramica, vetro, blog, fotografia, pittura, digital art, musica, nail art, torte, gioielli, corsi d’arte, corsi di psicologia, corsi di ipnosi, corsi. E chissà quanto altro mi è sfuggito.

Mi è venuto quindi da domandarmi perché. Perché l’arte Kintsugi è diventata così famosa al punto da essere usata così spesso. Cosa ha fatto di un’arte così antica e di nicchia in Giappone, in definitiva una tecnica di restauro raffinata per ceramiche, la sua fortuna in occidente.

La mia risposta sta nella sua semplicità: stravolgendo in parte il concetto estetico di base giapponese, il mono no aware, abbiamo spostato il centro, dall’oggetto a noi. Il Kintsugi è diventata la cura per noi, per le nostre fragilità.
Kintsugi è il saper mettere in evidenza, impreziosendole, le nostre cicatrici; ci parla delle nostre paure. Parla a un periodo storico nel quale abbiamo perso le nostre sicurezze, dove i confini sembrano minati, dove la malattia spesso mutila, dove i rapporti umani che finiscono vengono vissuti come privazioni; manchiamo di solidità, di stabilità, di coerenza. Ci innamoriamo per brevi periodi, in fretta cambiamo idea, pelle, certezze. Siamo fragili, lo siamo sempre stati, ma amiamo metterci a nudo, salvo essere incapaci di reggere l’odio, l’invidia che la fragilità suscita.
L’oro ci protegge. Ci nobilita. Ci rende davvero forti però? O quella dell’arte Kintsugi è l’ennesima moda che passerà nel momento in cui ci saremo stancati di mostrarci e sarà più comodo mettere una maschera? (alle volte mi viene da pensare che questa moda di mettere in mostra le cicatrici sia una sana forma di egocentrismo, non voleteme a male)

Avvicinatevi all’arte Kintsugi con rispetto, per l’arte e per il popolo da cui proviene: vedo troppo spesso cose brutte, ma brutte davvero.
Perché davvero, non basta –prendere un oggetto rotto, aggiustarlo con un po’ d’oro, non importa se bene o se male, conta ci sia dell’oro e venderlo per il suo concetto- per chiamarlo Kintsugi.
Ci vuole molto, tanto di più.

E voi cosa ne pensate?

8 pensieri su “Perché l’arte Kintsugi piace così tanto?

  1. Sicuramente il restauro deve essere eseguito a regola d’arte.
    Per quanto riguarda la divulgazione degli ultimi anni, a tutti quanto hai esposto, che condivido, aggiungerei la ricerca dell’essere contemporaneo alla sopravvivenza oltre ogni limite. La speranza di sconfiggere la morte e l’oblio.
    Un abbraccio
    Giancarlo

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