Il restauro della ceramica, dove siamo arrivati: integrazione delle lacune.

Venerdì 29 novembre ho partecipato al Convegno sul Restauro della Ceramica, organizzato dal Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. Ci voleva, dopo tanti anni, una giornata di studio e confronto per i restauratori di un’arte, la ceramica, chiamata impropriamente -arte minore-.
Dico impropriamente perché chi volesse dedicare una giornata a visitare il MIC con i suoi 16000mq di esposizione capirebbe quanto poco sia -minore- e quanto invece sia ARTE.
La giornata è stata davvero interessante, il confronto è stato anche serrato e dibattuto, sui materiali, tecniche, modalità: nuovi e vecchi restauratori, a dire il vero la maggior parte donne, hanno messo a disposizione le proprie conoscenze.
Uno degli argomenti che mi affascina da sempre è l’integrazione della lacuna. Nel restauro estetico antiquariale la lacuna viene ripristinata in maniera completamente identica all’originale.

Tulipaniera Savona, restauro Chiaraarte

Nel restauro conservativo ci troviamo di fronte a svariate metodologie, nessuna migliore di altre, nessuna peggiore; conta la sensibilità del restauratore perché non esiste una vera linea guida.

INTEGRAZIONE NEUTRA
La mancanza della ceramica è colmata ricostruendo in toto la forma e integrata con colore neutro uniforme. Si evidenzia la ricostruzione del disegno dell’orlo perché esistente e facilmente riproponibile. Anni fa questa integrazione veniva fatta color terracotta, sottosquadro, a rappresentare la terracotta sottostante su cui era persa la vetrina.

MIC Faenza

INTEGRAZIONE A CAMPITURE COLORATE – INTERE O A PUNTINATO

Anche in questo caso la ceramica viene ricostruita in toto nella forma; la decorazione, sebbene possa essere riconducibile a disegni rimasti, viene colmata pittoricamente con il colore predominante della base. Due sono le possibilità: stesura pittorica omogena e, come nella foto, stesura pittorica del colore di base raggiunto per selezione cromatica a puntini. Questo secondo effetto è meno impattante sull’oggetto, l’integrazione è visibile senza però ricreare un falso.
La lacuna può anche essere ridipinta a spruzzo con colori sovrapposti laddove mancano dettagli precisi della decorazione.

MIC Faenza

INTEGRAZIONE CON RIDIPINTURA DISEGNO ORIGINALE SOTTOTONO

Questo restauro prevede la ricostruzione in toto della parte mancante della ceramica. Tale parte, seguendo il disegno ripetitivo presente, viene ridipinta con colori sottotono andando così a ricreare una omogenetià di lettura dell’opera senza alterazioni.

MIC Faenza

Vi ho presentato alcune delle possibili integrazioni delle lacune in ceramica dal punto di vista pittorico; tanto ci sarebbe da parlare sui materiali utilizzati e per ricostruire le forme e sui colori utilizzati.
Sono argomenti aperti, in divenire, dove ogni museo, restauratore, adotta secondo i propri studi.
Perché è vero che La Teoria del Restauro di Cesare Brandi è stata lo spartiacque tra quello che c’era prima, confuso e spesso deleterio e quello che c’è ora, ma vero è anche che quella teoria è stata scritta nel 1963 e tante cose sono cambiate, atteggiamenti, richieste, materiali.

Vuole quindi questo breve testo essere uno spunto per una riflessione più ampia su come ogni restauratore integra le lacune, quali materiali e modalità, perché è da ogni condivisione che si può ottenere una buona crescita.