“per le restaurazioni”

Sono restauratrice di ceramica dal 1991. Restauro secondo il metodo classico italiano, che ha due tipologie: il metodo estetico e quello conservativo.
Nel restauro estetico si nascondono le rotture completamente e l’oggetto diventa uguale a prima della rottura. s

Nel restauro conservativo le rotture vengono lasciate e si eseguono stuccature e colorazioni simili alla ceramica ma che non nascondono.

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Capite quindi che quando ho iniziato a dedicarmi all’arte Kintsugi, arte giapponese che mette in evidenza le rotture con la polvere d’oro, mi sono trovata di fronte a un modo completamente diverso di lavorare, tanto che i primi tempi cambiavo addirittura il tavolo di lavoro per riuscire a concentrarmi.

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Quando dopo due anni di prove spesso fallimentari, mi sono proposta per prima cosa nei gruppi di restauratori, sono stata parecchio osteggiata. La mia arte per molti di loro non è conforme al nostro modo di vedere il restauro.
Non mi sono fatta fermare, credo in quello che faccio, forse sono testarda, di sicuro coraggiosa e i risultati stanno arrivando.

Oggi leggo questo articolo de Il Fatto Quotidiano: “Firenze, l’Opificio che fa rivivere le opere d’arte di tutto il mondo che lotta per l’esistenza per l’organico quasi a metà

In breve si specifica che c’è carenza di organico, soprattutto per il restauro della terracotta. Che mancano i soldi, non certo le persone, che il bando dei restauratori fermo da anni non aiuta certo la situazione.
È un articolo triste e amaro. Per me lo è anche di più perché il giornalista chiama “le restaurazioni” i restauri e questo mette seriamente in ginocchio anche la cultura. Mi si accapona la pelle a sentire “le restaurazioni”, davvero!

Oltre a non avere più interesse per il restauro non si ha nemmeno più cultura per parlarne.

Se io avessi scelto di restare ferma sulla visione occidentale del restauro, ora forse, dopo 27 anni di attività, avrei chiuso in maniera fallimentare.
Ho invece cambiato mentalità, aperto il mio concetto di arte, mescolato la mia sapienza con quella del mondo. Non mi reputo un genio, solo ho seguito l’istinto, non sono rimasta immobile sulle mie convinzioni, ho accettato il diverso, il nuovo, la condivisione.
E ora farò di tutto per portarlo avanti con passione.
Perché questo è il nuovo mondo.

 

 

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6 pensieri su ““per le restaurazioni”

  1. Mi dispiace che nessun governo in questi ultimi dieci anni (o forse, di più) si sia impegnato con criterio e fondi per la nostra arte del restauro (e un po’ meno per la sagra del gratta-e-magna!). Ma l’arte vivrà 😛
    Benissimo hai fatto a guardare al futuro!
    Bacio
    Sid

    • Io me lo auguro possa vivere sai? Ma spesso perdo la speranza e con me i tanti restauratori che hanno investito la propria formazione nel sogno di salvaguardare il nostro immenso e prezioso patrimonio artistico.
      Un abbraccio 🙂

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