La -vera- filosofia del Kintsugi

Qualche giorno fa ho rivolto a due relatori del convegno “Giappone in Italia” tenutosi al Mudec a Milano, esperti di cultura giapponese, la domanda su quanto sia corretto contaminare  un’arte così antica e unica come l’arte Kintsugi con il nostro mondo occidentale.
I due esperti hanno evidenziato alcuni tratti dell’arte Kintsugi, fuori dalle scene delle grandi opere d’arte, dedicata a piccoli oggetti quotidiani, oggetti che raccontano storie senza per forza avere valori commerciali molto alti. Tutto il contrario del restauro occidentale, rivolto a grandi opere, a preziosi e costosi cimeli, mentre tutto il resto, ciò che non ha valore economico, spesso gettato o peggio ancora riciclato in qualche -irreversibile- maniera (lo stile shabby, per fare un esempio)

Kintsugi quindi è riparare con l’oro oggetti piccoli, rotti, maltrattati dagli anni, oggetti preziosi per la loro identità storica, per i racconti che narrano, per le mani che li hanno toccati, usati. Un oggetto umile, materiali preziosi.

kintsugi_chiararte_oropuro

Questa è una piccola tazza in terracotta giapponese, a forma aperta. Viene usata per il tè del mattino. Non ha valore commerciale ma per il cliente ha un valore affettivo elevato.
Ho usato lacca Urushi, una pregiata resina estratta dalla pianta Rhus Verniciflua, lacca che impiega una settimana ad asciugare prima di passare alla fase successiva del lavoro: un tempo lento, lentissimo, un tempo senza mente, l’attesa senza denaro. Pare quasi impossibile nell’epoca della fretta.
Per la finitura ho utilizzato polvere d’oro 24kt, ne sono bastati pochi soffi per rendere piena la sua lucentezza.
Lacca Urushi, polvere d’oro 24kt. 
Un oggetto che diventa unico e prezioso. L’estetica del wabi sabi, La sua pienezza.

Un passo avanti, il mio, umilmente, verso la conoscenza.

Annunci

17 pensieri su “La -vera- filosofia del Kintsugi

  1. Non ti pare quindi, alla luce di ciò che hai scritto, che sia altra cosa il rito della rottura e ricomposizione del pezzo in cui, qui in occidente, prevale l’ottica psicologica? Claudia

    • Certo che è altra cosa; io uso la rottura come gesto artistico imprimendone una forte connotazione psicologica per rafforzarne il senso. La rottura resta nella mente, la rottura volontaria, intendo e questo a me serve come veicolo di un messaggio, messaggio che porto poi con la riparazione Kintsugi.
      È un tentativo di spostare il centro dal restauro all’opera d’arte.
      Sono due cose differenti, non per questo una migliore dell’altra. Le pratico entrambe con la stessa passione.

  2. Sarà perché sto leggendo Jodorowsky, ma mi hai fatto pensare alla psicomagia.
    L’atto e la cura dell’oggetto sono il mezzo attraverso il quale si materializza il valore intimo delle emozioni e dei sentimenti .
    L’arte diventa terapia, diventa modo di vivere .
    E tutto questo mi sembra meraviglioso .

    • Non conosco Jodorowsky e nemmeno la psicomagia: ciò che amo di questo blog è che mi permette di conoscere tante realtà a me sconosciute. Hai un libro specifico da consigliarmi? (vorrei dirti che uno degli ultimi consigli da blog è stato “La versione di Barney” forse uno dei libri più belli letti in questi anni)
      Quello che scrivi è molto calzante con l’arte Kintsugi, l’arte aumenta il valore intimo, lo concretizza e lo mette in evidenza, con l’oro.
      Sì, è meraviglioso ed è per questo che sono così appassionata.
      Grazie mille per il tuo commento, ce ne sarebbe da scrivere per ore.

      • Sono un ‘accanita lettrice ma La versione di Barney non l’ho letto. Forse perchè frequentando blog letterari e gruppi ne avevo sentito parlare troppo . Ti è piaciuto? Non sono un’ esperta di Jodorowsky, ne ho letti solo tre e il più interessante è La danza della realtà perchè racconta il suo percorso e la sua vita . La psicomagia mi pare di aver capito che è un atto concreto , anche simbolico , ma messo in scena realmente ( non basta il pensiero ) per far emergere i desideri veri , o le paure più nascoste . Attraversarle e sentirsi liberi di prendersi cura di cio’ che si è . Quindi mette in evidenza il dolore per superarlo. Lui e’ convinto , in ogni caso che l’arte debba andare verso la vita , debba essere creativa e non distruttiva . Grazie a te .

        • Mi è piaciuto molto, così come il blogger che me lo ha consigliato (purtroppo non più su questa piattaforma).
          Interessante la psicomagia, ancora di più il concetto che da tempo porto in atto e che troverai spesso nel mio blog, che l’arte sia creazione e non distruzione.
          Aggiungi poi che io sono restauratrice…

      • “Riparare ” un oggetto , per me , non è altro che l’aver riconosciuto un valore che già esiste , sentirsene parte e ringraziare per questo.

      • A proposito di ringraziamenti: da te ho accolto con stupore e meraviglia e poi gratitudine il consiglio di lettura de “Il guanciale d’erba”. Sono affascinata dalla letteratura giapponese da poco tempo e non lo conoscevo, per cui: grazie!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...