La -vera- filosofia del Kintsugi

Qualche giorno fa ho rivolto a due relatori del convegno “Giappone in Italia” tenutosi al Mudec a Milano, esperti di cultura giapponese, la domanda su quanto sia corretto contaminare  un’arte così antica e unica come l’arte Kintsugi con il nostro mondo occidentale.
I due esperti hanno evidenziato alcuni tratti dell’arte Kintsugi, fuori dalle scene delle grandi opere d’arte, dedicata a piccoli oggetti quotidiani, oggetti che raccontano storie senza per forza avere valori commerciali molto alti. Tutto il contrario del restauro occidentale, rivolto a grandi opere, a preziosi e costosi cimeli, mentre tutto il resto, ciò che non ha valore economico, spesso gettato o peggio ancora riciclato in qualche -irreversibile- maniera (lo stile shabby, per fare un esempio)

Kintsugi quindi è riparare con l’oro oggetti piccoli, rotti, maltrattati dagli anni, oggetti preziosi per la loro identità storica, per i racconti che narrano, per le mani che li hanno toccati, usati. Un oggetto umile, materiali preziosi.

kintsugi_chiararte_oropuro

Questa è una piccola tazza in terracotta giapponese, a forma aperta. Viene usata per il tè del mattino. Non ha valore commerciale ma per il cliente ha un valore affettivo elevato.
Ho usato lacca Urushi, una pregiata resina estratta dalla pianta Rhus Verniciflua, lacca che impiega una settimana ad asciugare prima di passare alla fase successiva del lavoro: un tempo lento, lentissimo, un tempo senza mente, l’attesa senza denaro. Pare quasi impossibile nell’epoca della fretta.
Per la finitura ho utilizzato polvere d’oro 24kt, ne sono bastati pochi soffi per rendere piena la sua lucentezza.
Lacca Urushi, polvere d’oro 24kt. 
Un oggetto che diventa unico e prezioso. L’estetica del wabi sabi, La sua pienezza.

Un passo avanti, il mio, umilmente, verso la conoscenza.