“Come oro nelle crepe” Gioia di Biagio e le ceramiche kintsugi di Chiara Lorenzetti

“Non arrendersi al disagio del proprio corpo, trasformare la fragilità in bellezza e le cicatrici in rifiniture dorate, come nella tecnica kintsugi della ceramica giapponese”

Giovedì 6 Luglio, presso lo spazio la Corte dei Miracoli a Milano, via Mortara 4, ore 19.30 vernissage, ore 21  l’artista Gioia di Biagio presenterà la performance “Io mi oro”, sugli scatti di Anna Laviosa e Camilla Giannelli: l’arte Kintsugi applicata sulle cicatrici della pelle.
La performance accompagnerà l’uscita del numero 13 della rivista de La Tigre di Carta, il cui tema è lo sgretolamento.

In mostra ci saranno le mie ceramiche Imperfetti, realizzate da ceramiche scartate dai ceramisti che io rompo e riparo con la tecnica originale giapponese Kintsugi, lacca Urushi e polvere d’oro. Ed è un grande onore affiancare Gioia di Biagio

Copia-di-august-2018-37

ph©CamillaGiannelli

L’articolo completo su La tigre di Carta clicca qui 

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13 pensieri su ““Come oro nelle crepe” Gioia di Biagio e le ceramiche kintsugi di Chiara Lorenzetti

  1. da come lo presenti, di questo evento mi affascina l’intreccio di motivazioni, di idee e di intelletti tra le varie artiste attorno a un medesimo tema, il kintsugi. E poi m’incantano le parole usate che mi innescano pensieri: le “crepe” del corpo che così trattate ribaltano la loro radice comune con “crepare” per sostituirla con rinascere; e “io mi oro” (bellissimo conio) che sottintende che “io mi adoro”, mi accetto e mi rivaluto nelle mie imperfezioni. E quel tuo partire dagli scarti altrui, romperli e ricongiungerli dando loro nuova vita chiude un cerchio perfetto di “imperfezioni”
    mi auguro che abbiate successo
    ml

    • Grazie per le tue riflessioni; e hai ragione, la serata è proprio un intreccio tra vita e arte. Aver conosciuto Gioia ha rafforzato ancora di più in me la convinzione che è dai fallimenti che si rinasce; che le nostre ferite parlano.
      Attento però: non usiamo la facile somma “ferita – acidità”, perché è fin troppo scontato (ed errato) credere che le persone che hanno subito torti poi li riversino sugli altri.
      Le nostre ferite parlano di noi, ci rendono unici e irripetibili, fragili, delicati. E perfetti.
      È questo il senso dell’arte Kintsugi, quello che racconta Gioia mettendo l’oro sulle sue cicatrici e io mettendolo sulle imperfezioni delle ceramiche.
      Un abbraccio sincero.

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