Abitare nella quiete

Ho letto, sentito il sentimento di quiete e l’ho vissuto dentro di me.
Poche righe che raccontano tanto.

la bloggastorie

(Foto personale)

Se ne avesse avuto il coraggio non avrebbe esitato a dirlo che certe giornate sembravano come scolorite, messe troppo di faccia al sole, così che poteva guardare alle cose dell’amore soltanto con un occhio buono e l’altro chiuso oppure avrebbe detto che era come avere l’uscio serrato e un piano di fuga pronto dietro la porta.
Di quelle certe giornate lei se ne serviva per sbattersele addosso come la polvere che bilancia sopra le farfalle, finendo per credere che il coraggio fosse sapersi abitare nella quiete.

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3 pensieri su “Abitare nella quiete

  1. IL SILENZIO A DIMORA

    di Fausto Corsetti

    Viviamo nella società del rumore, della connessione permanente, del sovraffollamento di informazioni, immagini, sollecitazioni. In questo continuum acustico e visivo, è difficile trovare spazi di silenzio, inteso non come isolamento o fuga dal reale, ma come stacco, pausa, attimo ritagliato e colto per pensare, fantasticare, contemplare o semplicemente rallentare. Silenzio come cuneo, silenzio come occasione che si pone tra, in mezzo,come una sospensione della corsa frenetica, delle attività consuete, del flusso ininterrotto della vita, per osservare le cose da un nuovo punto di vista, per rivederle, risentirle. Oppure per entrare in una nuova relazione con il paesaggio che ci circonda o con i luoghi abituali, le case, i palazzi, le architetture. O con gli altri, i cui volti ci scorrono davanti agli occhi senza interrogarli, senza incontrarli.

    Qual è l’immagine del silenzio? Si può contrapporre al tempo della fretta un tempo sospeso e carico d’attesa, che valorizzi e necessiti di uno sguardo lento, nella realizzazione come nella fruizione dell’opera. Immagini non urlate, anche in opposizione alla tendenza ormai prevalente di linguaggi forti, di imposizioni visive, di ricerca a tutti i costi dell’impatto, del colpo di scena, dell’inquadratura a effetto. Immagini che ci invitino a guardare oltre le superfici, a ritrovare pensieri dimenticati e tracce di ricordi . Si può ricercare un linguaggio che abbassi il tono della voce, che colga i sussurri, le ombre, il non immediatamente udibile, il non immediatamente visibile.

    Silenzio come cambio di sguardo e di distanza per rinnovare il punto di vista abituale e trovarne un altro dove il mondo si mostri in modo diverso. Cerchiamo ritratti d’impermanenza, immagini di vuoti che sono pieni, still life di quel “mentre”, sospensione silenziosa e fugace, in cui accade il mutamento.

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