Vecchiaia

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Qualche giorno fa ero al supermercato, un anziano davanti a me ha preso due pacchetti di pane a cassetta, uno l’ha nascosto sotto il maglione, l’altro l’ha tenuto in mano, a nascondere quello rubato. Alla cassa ha pagato ed è andato, non so se era imbarazzato, io sono stata zitta ma ho pianto dentro.

Da qualche giorno passeggia davanti alla mia finestra un vecchio; prima aveva un cane, lo portava fuori quattro volte al giorno, lo aspettava, lo chiamava, gli parlava, erano una cosa sola. Ora il cane non c’è più, non so se è morto, se si è perso. L’uomo passeggia piano, ogni tanto si ferma, credo lo aspetti ancora. Si ferma e sembra ascoltare, forse lo sente ancora, lo sente solo lui. Io non so se lui sia triste, io sì.

Quando restauro le mie opere con l’arte Kintsugi penso che sarebbe bello poterlo fare anche alle persone, stimarle e amarle al punto di coprire d’oro le loro ferite. Quelle della vita, quelle nell’anima. Ne abbiamo tutti, i vecchi di più e restano lì, a sedimentare una sull’altra, una montagna di ferite da cui non ci si riesce a salvarsi più.

 

 

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15 pensieri su “Vecchiaia

  1. Quello che hai scritto è commovente. Penso che il primo rubasse per necessità… e fa doppiamente rattristare. Se il tuo pensiero è giusto fa ricordare quel cane che aspetta sempre il padrone (defunto) alla fermata d’autobus.
    Pur essendo anch’io ormai vecchio davvero, mi consolo perché, in fondo, mi manca solo la gioventù. Se volessi lamentarmi troverei la strada per farlo.

    All’uopo, se avrai tempo e voglia, potrà essere per te interessante quanto mi sono divertito a scrivere… e ricordare:

    https://quarchedundepegi.wordpress.com/2017/05/20/ce-sciopero-e-sciopero/

    Te l’ho rammentato perché so che sei sempre occupatissima; spero di non farti dire: Uffa.
    Un bel saluto e grazie per quello che hai scritto.
    Quarc

  2. Bella riflessione.
    Ho vissuto con mio padre fino alla sua scomparsa, due anni fa, a 92 anni, fortunatamente nel complesso ben portati.
    Gli ho fatto compagnia, rendendoli dignitosa quest’ ultima fase, e lui mi ha dato tanto.
    A volte penso come sarebbe stata la sua vecchiaia di vedovo da solo …

    • Caro Giovanni, quello che hai fatto ti resterà per sempre. La solitudine degli anziani è devastante, mia sorella lavora come fisioterapista in una casa di riposo e mi racconta storie davvero tristi e desolanti.
      Il dono che hai fatto a tuo padre è proprio quell’oro di cui parlo.
      Grazie.

    • Sai cosa ho provato a vedere quell’uomo nascondere il pane a cassetta sotto il maglione, sistemarlo perché non si vedesse.
      C’era anche mia figlia, abbiamo deciso insieme di non dire nulla alla cassa (tra l’altro di un piccolo supermercato di cui conosco bene i padroni e so che non avrebbero fatto problemi, ma è comunque rubare) ma non è stato facile. Nè vederlo né decidere di non dire nulla.
      La solitudine e la povertà sono i grandi mali che ci affliggono.

  3. CHIARA, NON ESSERE TRISTE, CON I TUOI PENSIERI DAI CONFORTO A COLORO CHE TI SEGUONO. POSSA DIO GUIDARE LA TUA MANO NEL RIPARARE GLI OGGETTI E LA TUA MENTE NEL PARLARE AL PROSSIMO. SINCERAMENTE. antonio

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