Il gres del Monastero di Bose: poesia e fede.

Gli eventi accadono se li conduci per mano. Se hanno visto nascite luminose, accadono di più.
E così, dopo 3 anni dalla pubblicazione di questo post sulle bellissime ceramiche in gres del Monastero di Bose, luogo affascinante e mistico, mi ritrovo a restaurare alcuni oggetti con la tecnica Kintsugi.
Se costruiamo la strada ci condurrà verso la meta.

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Lampada in gres Monastero di Bose, fessure da restaurare con Kintsugi

squarcidisilenzio

C’è nel mondo una moltitudine di artisti che plasmano la terra. La modellano, la creano, le infliggono ferite, le donano poesia.
Impastano e tornano all’istinto primordiale, al contatto crudo con la materia; si sporcano le mani e d’istinto quel contatto arriva al cuore.
A chi non ha mai modellato l’argilla, consiglio di provarci e di riferire a sé il proprio sentire: eccitazione, ricordi di bambini felici, sapienza, consapevolezza. Occorre sapere che fintanto che si lavora la creta, la si può lavorare e se si sbaglia si può sbagliare senza tema di sbagliare.
La terra è un divenire che nasce, muore e rinasce.
Fino al momento dell’essiccazione e della cottura: ecco che allora la creazione diventa vera e univoca e non si torna indietro più.

E’ a mio giudizio quel contatto continuo tra le mani e la terra che rende gli oggetti in ceramica nutriti di poesia. Un quadro media con…

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3 pensieri su “Il gres del Monastero di Bose: poesia e fede.

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