Sarò capace? E servirà?

Come qualcuno forse sa, sto studiando da un anno circa la tecnica di restauro Kintsugi, ovvero riparare con l’oro ceramiche nuove e antiche. 

Ho letto tanto, ho studiato di più. Mi sono informata, mai in maniera superflua. Ho approfondito, chiesto, cercato. Mai sul bordo, sempre dentro, a fondo.

Kintsugi è una tecnica giapponese, nata alla fine del 1400 in Giappone.Una tecnica che non è solo artistica ma che ha implicazioni filosofiche e psicologiche molto ampie, che riguardano le nostre ferite, quelle dell’anima, di come siamo capaci a rinascere ogni volta più forti e unici.

Kintsugi è una tecnica lenta, utilizza una lacca autoctona, rispetta i tempi, porta alla riflessione. È un lavoro molto difficile e minuzioso. Quando mi pongo al mio tavolo per restaurare con la tecnica Kintsugi, la mia mente cambia, rallenta, spesso lavoro in silenzio, il tavolo è diverso. La mente è diversa.

cattura

Che cosa leggo invece nei vari siti italiani e europei che parlano di Kintsugi?
“La tecnica del kintsugi è estremamente semplice e puoi applicarla su oggetti in porcellana o ceramica, ma anche su altri materiali simili. In commercio puoi trovare un kintsugi repair kit, oppure puoi procurarti semplicemente della colla epossidica e della polvere d’oro o d’argento.

NO

“Il Kintsugi è una pratica giapponese che consiste nell’utilizzo di oro e argento liquido”

NO

Questi due esempi. NO, la tecnica Kintsugi non è resina epossidica (che asciuga in 10 minuti), NO, non è oro colato.

Riuscirò a fare capire il valore della VERA tecnica Kintsugi giapponese? Sarò capace di fare vedere e apprezzare la differenza?
E secondo voi, servirà? O vi terrete il surrogato di Kintsugi?

Ah, il libro è qua, poi arriverà su Amazon, per ora
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14 pensieri su “Sarò capace? E servirà?

    • Sì, la filosofia sottesa è molto interessante e profonda, tanto da indurmi a inventare un laboratorio artistico in collaborazione con la psicologa Stefania Macchieraldo, esperta di Teatro dell’Anima.
      Ma quello che mi preme capire da voi è se paga l’aver deciso di rifare la tecnica perfettamente come da originale o se invece è meglio dedicarsi a una tecnica dozzinale, stravolta qui in Europa?
      Io la risposta la so 🙂 ma vorrei sapere la tua.

      • io credo che solo l’originale abbia senso. è un po’ come dire che per fare l’origami allora basta incollare e tagliare… tanto il risultato si ottiene. Non è così. Poi se mi parli di scelte economiche… allora è un altro discorso

        • Voglio fare arrivare il concetto che se una tecnica, come dici bene tu, l’origami, nasce in una determinata maniera, occorre continuare a farla con la stessa metodologia.
          Se non la chiami in altro modo.
          Certo è più semplice ma secondo me perde completamente il senso quasi religioso dell’approccio.
          E per quanto riguarda la scelta economica, certo può interferire, ma, e qui forse mi tirerò addosso le ire di molti, credo che alcune cose non debbano per forza diventare per tutti.
          Esistono delle elitè, come nei tessuti, ad esempio, la seta, o il cristallo, o l’oro.
          Ecco, i surrogati sono altro.

  1. Prediligo l’originale. Sarà che sono affascinato dalla cultura giapponese e dal loro modo di vedere le cose. E non c’è bisogno che ti dica che sicuramente ne sarai capace!! 😉

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