In busta chiusa, lettera Q di “quoziente, quarzo, quantità”

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In Busta Chiusa n. 18, un progetto di Cartaresistente
Lettera Q di Chiara Lorenzetti
Illustrazioni di Davide Lorenzon

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In fondo non era poi stato così complicato; si era immaginato di dover penare, pregare, pagare per
arrivare alla meta, inventando storie fantastiche e lacrimose.
Si era studiato la Divina Commedia e un intero vocabolario di scuse, modellati i capelli di brillantina e profumato come un gelso maturo.
Aveva chiesto perdono in anticipo per le colpe che avrebbe commesso e le bugie raccontate, i
sordidi tranelli che aveva composto e la poesia che avrebbe declamato, ad alta voce, sul pulpito
dell’inganno.
Aveva dannato per mesi la sua anima, vendendola a pezzi a diavoli d’occasione e comperato
indulgenze in grande quantità, enormi quantità, immense quantità.

Ma poi; poi era bastato chiedere, in un pomeriggio nebbioso e bigio di novembre, dopo il solito giro
di birra passato tra mani generose e scaltre: “C’è qualcuno tra voi che conosce la miniera di
Quarzo?” ed erano saltati fuori quei sette nanetti, i buffi cappelli colorati e la pance prominenti, i
nasi rossi e le guance tonde e lisce, la barba nidificata di semi e cibo avanzato, i piedi ballerini e le
mani, le mani, enormi zappe, arnesi del demonio.
Questi sette nanetti si erano presentati, accordati, partiti, tornati con il carico di quarzo, con il più
grande carico di quarzo che mai si era immaginato, senza chiedere un soldo, una cambiale, un
pegno, un anello rotondo o un pollo nel forno, una casa in muratura o un biglietto per l’America
senza ritorno, una notte da prostituta, un letto di lunga degenza, la notte dei desideri o un piatto di
polenta.
Nulla, non chiesero nulla; lasciarono il quarzo in gran quantità e se ne andarono, serenamente.

In fondo, sai che c’è? È solo tutta questione di quoziente di intelligenza.
Più ne hai e meno ne hai bisogno.