“Il Kintsugi di Giobbe” di Daniela Grassi

Kintsugi, l’arte di riparare con l’oro, antica tecnica di restauro ceramiche giapponese, è entrata tra le tecniche che pratico nel mio laboratorio di restauro, Chiarartè.
È una tecnica di cui già ho parlato, una tecnica che porta con sé lentezza e pazienza, un ritmo pacato che quasi stride con la frenesia di strade e sentimenti. Ma che è perfetta per la mia essenza, per il mio lavoro, dove la pace e la cura delicata dei dettagli dominano ogni gesto. 

Parlare di Kintsugi mi appassiona, e per la tecnica, affascinante nella sua calma e così affine alla terra per l’uso di materiali di origine naturale, e per la sua versatilità di uso. Nasce per il restauro della ceramica, ma si può applicare a ogni materiale e andare oltre, fino all’anima. Sì, perché il Kintsugi evidenza le rotture con pennellate d’oro, creando da una lacerazione un oggetto nuovo. E così è per gli uomini, arricchiti e rinnovati ad ogni dolore e cambiamento se si ha il coraggio di non nasconderli. E affrontarli.

Svariate condivisioni, di natura diversa, si intrecciano una all’altra, generando nuove curiosità.
È il caso di Daniela Grassi che ho incontrato ad Asti in occasione della fiera Arti e Mercanti dove ho esposto il mio lavoro. Daniela ha scritto anni fa un testo sul Kintsugi con una versione nuova e curiosa, immaginando un giardiniere e la sua cura e la ringrazio per avermelo fatto conoscere, così da aggiungere tassello a tassello.

Ecco il suo testo

Il Kintsugi di Giobbe
Le mie ferite sono oro.
Un giardiniere di nome Giobbe
ha colato oro liquido là dove
tarli, malattie e stagioni impietose
avevano scavato spaccature profonde:
ferite dolorose, ma lui con semplicità
le ha riempite di grazia.
L’oro era rovente e fiammeggiava,
ma per le mie fibre è stato
balsamo e carezza,
perché la mano stessa dell’amore
lo versava dal crogiolo e
lentamente,
e teneramente,
saldava con sapienza, paura e fatica,
sofferenza ed ingiustizia,
trasformandole in fiumi abbaglianti.
Ora sui miei vecchi rami,
le foglie rifulgono nei giorni estivi
simili ad elitre cangianti,
livree di scarabei o cristalli
emersi dal profondo
e d’autunno,
prima di volare nel vento
e tornare alla terra,
diffondono baluginii, come di focolare.
D’inverno poi,
il palco delle mie radici nutrite di luce,
scioglie la neve tutt’intorno
e sul terreno tiepido non cessano di crescere
l’erba e i fiori
dando sollievo alle creature del bosco
e agli umani che giunti fino a qui
e abbandonata la pesante pena,
s’inginocchiano
lasciandosi pervadere dalla speranza.
Grandi cose e terribili
deve aver conosciuto quel giardiniere
per aver appreso a riparare il legno vivo
con il miele rosso del metallo rovente,
a curare la vita con il fuoco.
Che la sua benedizione duri per tutti
e per tutti i tempi,
anche quando da innumerevoli secoli,
sia lui che io
non saremo che cenere.

Daniela Grassi in “Il posto dell’angelo”, ed. Ellin Selae, 2013 (qui il link) 

Kintsugi Chiarartè

kintsugi chiarartè

 

 

 

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