Una bella o brutta facciata? Palazzo Strozzi e Ai Weiwei

Al limite, sempre al limite, arte e provocazione, non si riesce a fare diversamente. L’arte che irrompe e spacca i vetri delle coscienze, i torpori esistenziali, le vite indifferenti da Grande Fratello o litigiose degli haters da tastiera.

Ma l’arte non deve essere anche l’esaltazione del bello? 

Palazzo Strozzi a Firenze ospita in questi giorni, sui suoi maestosi e bellissimi muri a bugnato, l’installazione dell’artista Ai Weiwei, “Reframe”.

Foto pagina Fb Palazzo Strozzi

Foto pagina Fb Palazzo Strozzi

“…ventidue grandi gommoni di salvataggio arancioni sono ancorati alle finestre di Palazzo Strozzi. Un progetto che porta l’attenzione sui destini dei profughi che ogni giorno rischiano la vita per arrivare in Europa attraversando il Mediterraneo.” dal sito di Palazzo Strozzi.

Ancora una volta un’opera che provoca, che dovrebbe destabilizzare, far concentrare i pensieri sui fatti di cronaca, dolorosi e violenti. Un’opera non bella, ma di svolta. O almeno così è negli intenti dell’artista e dei curatori.
Ma è davvero così? Abbiamo proprio bisogno che l’arte ci ricordi l’orrore del mondo? Non bastano i nostri occhi, i giornali, il web, le notizie sul campo? Siamo sicuri che accrescere l’angoscia corrisponda a una coscienza accresciuta?
O non è invece che, distratti dal brutto, o dal colore, o dalla diversità, il messaggio lo perdiamo?
Siamo come anestetizzati.

A me piacerebbe solo che l’arte mi donasse il bello, la bellezza, per così risvegliarmi dal sonno e tornare a vivere.

Link utili
Pagina Fb Palazzo Strozzi https://www.facebook.com/palazzostrozzi/?fref=ts
S
ito Palazzo Strozzi http://www.palazzostrozzi.org/speciali/reframe/?lang=it&idmostra=4599
L’artista Ai Weiwei http://aiweiwei.com/

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30 pensieri su “Una bella o brutta facciata? Palazzo Strozzi e Ai Weiwei

  1. Sinceramente, a me non piace proprio esteticamente.
    L’arte per risvegliare le coscienze?
    Bisogna vedere se la gente ce l’ha ancora, una coscienza.
    E poi, la gente dovrebbe interessarsi d’arte, invece che di calcio o reality show o app social.

    • Io parlo proprio di estetica quando parlo d’arte. Perché quello è il mio primo approccio. Per il resto temo che tu abbia ragione, la coscienza pare scomparsa per lasciare posto a indifferenza e livore.
      Almeno l’arte potrebbe parlare la lingua del cuore.

      • A un primo approccio, pure un Picasso potrebbe risultare incomprensibile, insensato e addirittura brutto.
        Però ho capito quello che intendi, quindi un’arte visiva deve colpire al primo colpo, altrimenti non attrae.

        • L’arte mi deve fare dire ” Vorrei un terrazzo con vista su quell’opera per poterla vedere ogni giorno. Mi fa stare bene, riempie le mie giornate, stimola la mente, il silenzio, l’estro e la riflessione”
          Ma non ” Cambio strada ogni giorno per non vederla”

  2. mi pare l’ennesima boiata cervellotica, il problema non è l’artista (chiamiamolo così), il problema è chi ha consentito e pagato la realizzazione della pacchianata

    • Hai ragione Tads. Io sono partita dall’opera, ma il fatto che qualcuno abbia pensato fosse bella, ricca di messaggi, armoniosa con i muri del palazzo, che non lo avrebbe danneggiato, i muri come l’immagine che quel palazzo ha nel mondo; il fatto che qualcuno abbia detto sì ai canotti di Barbie, mi manda in bestia!

  3. Vi dirò che … al di là di tutto, è divertente. Non mi fa pensare ai profughi né mi rende più buono, però è divertente. Secondo me sforzandosi potevano mettere dei parabordi a tutto il palazzo, che così sarebbe diventato lui stesso un gommone.

  4. Detto sinceramente: avrebbero potuto farne a meno. Esteticamente è inguardabile, tanto da sembrare un negozio di attrezzatura nautica, e certamente non risveglia alcuna coscienza. Anzi, per quanto mi riguarda, mi fa semplicemente incazzare. Specialmente il modo di porgere la guancia dei servi del sistema, per perorare una causa che ha riempito, e continua a farlo anche adesso, le tasche dei signorotti del caos organizzato. Un altro sistema per fare il lavaggio del cervello ai cittadini, deturpando le uniche cose belle che sono rimaste in questo paese, l’arte e il paesaggio. Ovviamente è un pensiero personale. Buona serata.

    • Non entro nel merito del messaggio né tantomeno della causa, ma ascolto con attenzione quello che scrivi, sintomo di un malessere forte e ben radicato in molti italiani. Ed è un problema da tenere in conto prima che ne nasca una rivoluzione, un cambiamento che non è detto sia positivo.
      Per quanto riguarda ciò che interessa qui a me, l’installazione, dici bene “esteticamente inguardabile”; abitassi a Firenze, soffrirei a vedere questo meraviglioso bugnato coperto da plastica arancione…
      Buona serata

      • Sono ormai convinto che tutto viene fatto per uno scopo preciso, ma per un semplice fatto: il messaggio pro-profughi affisso su quel palazzo, è soltanto uno dei tanti che, attualmente, in varie città italiane stanno mettendo in atto, e non solo nei metodi più svariati, ma in maniera aggressiva e continuativa per giustificare e strumentalizzare un dramma creato ad arte. Ma non intendevo risultare insofferente, esprimevo soltanto un punto di vista da lettore sensibile alla questione. 🙂 ciao Chiara
        Fabio

        • Non avevo pensato a questo risvolto, anche se ha molto la faccia del complotto. Non so dire, sai? Se non che mi fanno pena e tanta tristezza.
          E lo dico da qui, da casa, comoda, tra i miei affetti e le mie cose.
          Ciao Filippo 🙂

  5. Pingback: Di gabinetti, barconi e gommoni! | squarcidisilenzio

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