Cos’è la poesia

“Asserire che le poesie sono facili significa che si può diventare poeti con grande semplicità. Ed essere poeti equivale a raggiungere una specie di Illuminazione, non si dovrebbe disprezzare la facilità con cui lo si può diventare. Anzi, bisognerebbe averne un grande rispetto, perché più si è semplici più virtù si posseggono.”

Natsume Soseki “Guanciale d’erba” Giappone, 1904

Cos’è la poesia spesso me lo domando e come me molti, in ogni luogo e contesto. Lo facevano i letterati nei simposi, lo fanno i poeti ai tempi dei social.
C’è un gran dibattere su chi debba essere chiamato poeta, su cosa sia la poesia, se c’è ancora chi la legge, se debba essere considerata poesia lo scrivere di getto, la liberazione o lo studio matto e disperatissimo; c’è un gran dire su chi sia poeta, su chi non lo sia, se andare a capo spesso e ordinato sia poesia o solo una prosa messa a capo; se una prosa ben scritta possa essere poesia; c’è un gran fermento di concorsi di poesia d’ogni genere ed estrazione, d’ogni contesto, argomento, costo e celebrazione.

Chissà chi davvero può dire cosa sia la poesia.

Io so che è poesia quando appoggi le tue labbra sulle mie. 

Chiara 

 

 

 

 

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3 pensieri su “Cos’è la poesia

  1. Argomento controverso…c’è una saturazione di poeti in giro, tutti pubblicano tutto, eppure un filtro ci deve pur essere. Personalmente nonostante sia laureato in Lettere con lode (e quindi potrei tirare l’acqua al mulino della preparazione formale), in realtà le mie influenze principali vengono da gente che “si è fatta da sé”, che non ha intrapreso studi formali. Ultimamente ad esempio ho scoperto Alfredo Bonazzi, recentemente scomparso…un caso che fece parlare l’Italia negli anni ’70. Lui veniva dalla strada, dal riformatorio, era un assassino, condannato all’ergastolo. Un rinnegato, o come diceva lui, uno “squalificato a vita”. Poi intraprese un percorso di pentimento parallelamente alla crescita della sua passione per la poesia, che lo condusse a vincere tantissimi concorsi letterari, a ricevere l’approvazione di numerosi critici (tra cui Eugenio Montale), e infine la grazia per meriti letterari, dal Presidente della Repubblica. Insomma, “il guizzo” non è necessariamente questione di studi formali, così come poesia può essere anche una prosa breve che ha qualcosa da dire che non sia uno stralcio di racconto. Però facendo sempre attenzione a non cadere nell’opposto (“tutti poeti”), o nell’opposto dell’opposto (i vacui tecnicismi estremi di alcune giovani leve della poesia italiana, che inanellano lemmi sconosciutissimi, fracassano dizionari, piroettano con i giustificati di Word ma alla fine lasciano poca sostanza negli occhi, nel senso che ti chiedi: “Ma alla fine cosa ha detto?”). E ovviamente senza impigliarsi nelle rime rigorose e nei contasillabe…quelle le uso solo se devo fare qualche parodia ironica 😀

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