Che se ne frega di tutti sì.

Siamo un popolo disperso, un insieme di gente sola, ognuna chiusa nel suo guscio, urlante del proprio ego -occhi aperti che non vedono se non la propria immagine riflessa-
Siamo persone che non sanno più capirsi, che non si ascoltano e parlano tra sé, tra i denti aguzzi delle indecisioni e delle proprie presunte verità: tutti peggiori a noi, noi i migliori e gli assoluti -la presunzione, i titoli incollati, l’ignoranza diffusa, il sotuttoio, le lauree pagate, i proclami-
Siamo di fretta, incuranti dei piedi degli altri, calpestiamo i fiori e i cuori, indistintamente, senza averne cura mai -i clandestini da buttare a mare, le donne inutili maltrattate, i maschi che non servono, in cambio un vibratore, o un gatto, i fiori di plastica sul balcone che tanto non si devono bagnare e fanno colore lo stesso, no? No!-
Abbiamo mille parole addosso ma mai nessuna per gli altri, solo per noi; non sappiamo più condividere, solo dire, dire, mai sentire -quante volte hai chiesto aiuto e nessuno ti ha risposto, mai una mano tesa, mai nessuno che ti abbia detto “non preoccuparti, tesoro, ci penso io”-
Inviamo mille mail ma non ne rispondiamo neppure ad una, credendo che l’altro possa capire, mentre invece mettiamo in atto inciviltà e mancanza di rispetto; non rispondiamo ai cenni di saluto perché assorti dentro di noi, incollati ai video in attesa di risposte a messaggi che mandiamo e che non rispondiamo – fa all’altro ciò che vorresti fosse fatto a te-
Siamo stanchi, delusi, incapaci di accettare il fallimento -ci buttiamo dal ponte, tre suicidi in un mese, l’ultimo questa notte, 23 anni, non è possibile volare giù da un ponte senza chiedere aiuto, cazzo!- 
Siamo incapaci di amare, nemmeno sappiamo cosa sia la parola amore, inchiodati nel fanatismo, nel possesso, nella gelosia, incateniamo i presunti amori a noi solo per sentirci più forti -hai mai provato la leggerezza della libertà dell’amare? Se non violo la tua libertà e resti, ecco questo è amare-

Guardo triste l’immensa coltre di indifferenza che ci sta ricoprendo, come una nuvola grigia, fatta di menefreghismo.
Tutto ciò porta all’individualismo, individualismo che se ben vissuto è una risorsa perché porta ad una profonda conoscenza di sé ed autostima; di conseguenza il passaggio è verso la cura per gli altri.
Ma purtroppo, la maggior parte invece vive l’individualismo come solitudine, una solitudine incapace di essere accettata, che miete vittime tra le persone intorno, considerate come traditori e su di sé, con il suicidio.

Io non non so se c’è una strada per la salvezza; vedo solo tanta rabbia a tristezza intorno, camuffate da finta autostima e divertimento; involucri vuoti, marionette al soldo della vana felicità.
Dovranno cambiare i tempi, dovranno davvero se non vogliamo vederci tutti con un cappio al collo, a strangolarci a vicenda, in attesa della morte.

Chiara