Kintsugi, l’arte di restaurare con l’oro

Chiarartè porta l’antica tecnica di restauro giapponese, KINTSUGI (lett. riparare con oro) nel suo laboratorio per restauri preziosi e unici.

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Come nasce il Kintsugi?
Ogni storia si sa ha un inizio e quando l’inizio è una leggenda, la storia assume connotati quasi spirituali e fantastici.
Si narra che la tecnica Kintsugi sia stata inventata intorno al XV secolo, in Giappone.
L’ottavo shogun, Ashikaga Yoshimasa, dopo aver rotto la sua tazza da tè preferita, la invia in Cina per farla riparare.
All’epoca la porcellana veniva restaurata con la tecnica delle graffe in ferro: in pratica l’oggetto veniva bucato vicino alla rottura e oltre alla colla veniva rinforzato con delle graffe ad U inserite nei buchi. Il risultato era un restauro invadente e penalizzante.
Ashikaga al vedere la sua tazza così restaurata, decise di mandarla ad alcuni artigiani Giapponesi. Siamo in un periodo fecondo per le arti in Giappone, il periodo dell’ Higashiyama bunka, un movimento culturale influenzato dal buddhismo Zen, che vede nascere la cerimonia del tè, l’arte dell’Ikebana, il teatro No e la pittura ad inchiostro.

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Gli artigiani giapponesi si approcciano alla tazza e alla sua rottura con un animo diverso dai loro precedessori: non più solo solidità ma anche e soprattutto rispetto e valore.
Nasce quindi la tecnica Kintsugi: dopo aver incollato il pezzo con lacca Urushi, le fratture vengono colmate con polvere d’oro.
Il risultato è un oggetto nuovo, prezioso, arricchito nelle proprie debolezze e rinnovato a nuova vita.

Squarci è la nuova collezione di ceramiche giapponesi prodotte da Chiarartè.
Partendo da un pezzo integro, l’artista rompe il suo equilibrio, destinando al caso i suoi frammenti.
Dopo una sapiente incollatura, le fratture vengono evidenziate con l’antica tecnica giapponese Kintsugi, lacca Urushi e polvere d’oro in lente sovrapposizioni,
Il risultato è un oggetto nuovo che ha abbellite di luce nuova le sue mancanze e le sue ferite.

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Una galleria delle mie prime opere.

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Chiara

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17 pensieri su “Kintsugi, l’arte di restaurare con l’oro

    • Sono contenta di ciò.
      Sto investendo molto su questa tecnica, poco conosciuta e ancor meno praticata in Italia e in Europa.
      Dopo un momento di indecisione ho preso la strada e me ne sono innamorata.
      Grazie che mi segui, è un banco di prova importante per me qui prima del debutto vero e proprio 🙂

  1. Forse dico una sciocchezza ma mi hai fatto pensare che simbolicamente l’atto del rompere un oggetto rappresenta il “trauma” della frattura interiore, ricomporlo invece il passaggio per riconoscersi preziosi nei singoli pezzi.
    È un bellissimo lavoro il tuo, un abbraccio 🙂

    • Nessuna sciocchezza, hai colto nel segno.
      Mi è piaciuta l’idea di portare non solo il Kintsugi nel restauro e quindi in un pezzo che arriva già rotto nel mio laboratorio, ma anche su di un pezzo che io rompo, modificando con la mia soggettività il suo intero.
      Una frattura sulla quale poi intervengo cercando di ridonare nuova dignità e vita.
      La simbologia interiore di questa tecnica è molto forte, si può benissimo leggerla anche dal punto di vista psicologico ed attuarlo alla vita di ogni giorno, alle nostre relazioni.
      Grazie, è un lavoro che amo molto 🙂
      Un abbraccio a te.

  2. Pingback: Il quadro Kintsugi di Daniel Spoerri | squarcidisilenzio
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