Ciò che non sai

divanoNel sole impaziente del tardo pomeriggio era giunto il tempo del riposo.
Distese le gambe assaporando il succo dell’erba; i pensieri, affollati all’attaccatura dei capelli, facevano ressa per uscire. Era chiaro che non ci fosse pace dentro, era evidente, un pennerello giallo a contornare il suo profilo, a segnalarne il disagio, la fretta, l’emozione.
Strinse le spalle, soffocò il respiro, trangugiò saliva e anima, ma ancora in tumulto erano viscere e muscoli: in combattimento continuo.

Stare senza pensare era affare da grandi e saggi e non era nessuna delle due cose: era umana, viva, inquieta, la sua vera natura esplosa. Quanto amava essere sé.

L’intensità non si placava, una marea senza fine, spostò l’asse, il baricentro, il navigare senza posa. Dedicò sé al ricordare, costruendo sogni reali in scenari irreali, il senso esatto dell’intenzione, senza esitazione.

Il divano regnava nella stanza, in un inconsueto movimento, vicino alla parete di destra, al centro, a fare da traiettoria, sempre nuova la sorpresa nel vederlo ruotare di luogo e d’umore. Come chi lo spostava, d’altronde.
Si sedeva ogni volta abbracciata dalla consuetudine, avvezza al pigolare lento delle parole dell’apparecchio radiofonico: nascondeva o distoglieva? 
Il divano era l’arredo che preferiva, con la pelle sbiadita dal sugo di pastasciutte riscaldate, pagine sparse di libri, cioccolata e caffè: non si poteva vivere senza amarlo quel divano. Certo c’era la tavola, il letto, l’argenteria no, quella non c’era; c’erano i libri, le armature, i dischi in vinile, le poesie, i quadri, se non ci fosse stata l’arte non sarebbe neppure entrata, altro che seduta sul divano!
Sì, c’era tutto ma il divano era la storia, la nascita, l’incanto del sogno sognato e poi vissuto. Sedeva nuda, le braccia a tenere le gambe strette, osservando il tramonto e l’alba sul viso che la guardava, davanti a sé.
Era tutto in armonia, l’attimo preciso della perfezione, come in sogno apparecchiato sul tavolo della vita.

Scostò i capelli, il vento ancora prese possesso di lei, tornata nel prato, per un attimo paga del ricordo ricordato.

Chiara

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2 pensieri su “Ciò che non sai

  1. ottima scrittura, tra l’obliquo (spostando asse e baricentro) e il poetico (da persona avvezza al pigolare lento delle parole). mi piace l’idea di vivere il divano. tanto che avrei intitolato il frammento “divano vivere”.
    : )

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