Considerazioni a margine del lavoro

Come già ho fatto lo scorso anno, tra poco, nel mio laboratorio di restauro Chiarartè, ospiterò un tirocinante inserito nel progetto Botteghe Scuola della Regione Piemonte. È un progetto interessante, giunto all’ultima edizione, a meno di importanti finanziamenti che per ora non ci sono.

Il progetto ruota intorno a 220 botteghe artigiane che hanno ricevuto l’Eccellenza Artigiana e il Maestro d’Arte che, nell’arco di sei mesi, insegnerà ad un tirocinante una parte della propria professionalità: un tempo breve ma saliente se ben strutturato.
Si tratta di un tirocinio, ma a tutti gli effetti è un lavoro, con regole precise, doveri e diritti: orario di ingresso e uscita, ferie, malattia, impegno e rispetto.

Quello che mi ha colpito nel primo incontro di ieri delle aziende, è stato sentire raccontare storie che viste da qui hanno quasi dell’inverosimile: ditte che non producono le fatture a fine percorso (bloccando così di fatto i pagamenti a tutte le altre aziende); ragazzi che si fanno anticipare i soldi della paga; ditte che sfruttano con mobbing i tirocinanti, facendogli fare lavori non coerenti al percorso di studio professionale; ragazzi che si fingono malati, che non vanno in azienda per settimane senza motivare.
Questa è certamente una piccola parte, rispetto alle aziende che invece lavorano bene e con attenzione, ma resta comunque una parte importante perché il danno frena chi fa bene, la fregatura inganna chi lavora sodo, le cose che non vanno inquinano chi sta nelle regole.

Ed è così dappertutto. Se ti ingannano pesantemente una volta, ci si convince che tutti ci inganneranno; se qualcuno lavora in nero, si presuppone che tutti lavorino in nero; se uno frega, allora è verosimile che tutti freghino.
Un comportamento così blocca il libero accesso  delle idee.
E limita anche tutti gli altri.

Non vedo però modo per fermare certi malcostumi che generano condizioni di ristrettezza e regole molto ferree, così che chi frega alla fine porta un vero danno a tutti gli altri, anche a se stesso.
Ci si ripete ma se fossimo tutti onesti si pagherebbe meno, si pagherebbe tutti, la burocrazia sarebbe più snella e si farebbe tutti meno fatica. Tutti, perché è innegabile che anche e soprattutto chi frega, inganna, ruba, fa più fatica di chi non lo fa. E in più ha la coscienza rovinata.

Chiara 

Info utili
Chiararte http://www.chiaraarte.it/
Progetto Botteghe Scuola Piemonte http://www.regione.piemonte.it/artigianato/botteghe.htm
Eccellenza Artigiana http://www.regione.piemonte.it/artigianato/eccellenza.htm

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10 pensieri su “Considerazioni a margine del lavoro

  1. Purtroppo ci sono tanti, troppi furbetti, dappertutto. Però c’è anche tanta gente onesta. Penso che l’onestá sia una virtù morale che uno ha oppure non ha, non si può essere onesti sul lavoro e disonesti con il partner, onesti con i propri figli e disonesti con i genitori. Penso anche che chi è onesto non lo è perché ci guadagna qualcosa, anzi alle volte si è onesti pur sapendo che qualcosa ci rimetteremo, semplicemente siamo così perché siamo così dentro e ci piace esserlo. È una forma di estetica interiore: oggi va tanto di moda farsi belli di fuori con trucchi, lampade, creme, diete, palestre e altre diavolerie; dovremmo imparare a curare anche la nostra bellezza interiore. Che ne dici Chiara? Mi sembra che tu lo faccia…

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