Bill Gekas e le fotografie dipinte.

Bill Gekas è fotografo nato a Melbourne, in Australia. Inizia la sua attività negli anni ’90, da subito influenzato dall’antica pittura: i colori, i tessuti, le scenografie, vengono riprese e rimodellate nelle sue foto.
Ma è con la nascita di sua figlia che il suo lavoro diventa una celebrazione della vita, attraverso gli scatti della bambina.

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Le foto di Gekas paiono quadri, curate nei dettagli, nei toni: regna armonia a serenità.
Ma viene da chiedersi, come ieri, nelle foto di Sally Mann(qui l’articolo) se sia lecito o no usare i figli nelle proprie opere d’arte; se non sia un’intrusione nella vita dei bambini, un affidarli ad un futuro mediatico che non hanno richiesto.
Detto questo, che mi è doveroso come madre, trovo che questa bambina abbia in sé una profonda poesia, che sprigiona dai suoi sguardi, dagli atteggiamenti anche se costruiti. Le foto diventano dipinti in movimento, ritratti senza tempo e luogo: una introspezione fino all’anima.

Chiara

Link utili
Il sito di Bill Gekas http://www.billgekas.com/
Bill Gekas su 500px https://500px.com/billgekas
La pagina Facebook di Bill Gekas https://www.facebook.com/billgekas?fref=ts
Bill Gekas su 1X https://www.facebook.com/billgekas?fref=ts 

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24 pensieri su “Bill Gekas e le fotografie dipinte.

  1. Chiara sei stata bravissima a recensire questo fotografo. Trovo anch’io che siano degli scatti stupendi, immagini quasi ovattate ma rese uniche dalla bellezza di questa bimba. Tuttavia non trovo giusto strumentalizzare l’immagine di un minore. Pensa che in un mio vecchio post sulla festa dell’Uva a Capoliveri avevo realizzato uno scatto veramente speciale ad un bimbo bellissimo. In un primo momento l’avevo pubblicata ma poi, di corsa, l’ho tolta dal web perché mi sono chiesta ma chi mi ha dato il permesso. Un caro abbraccio Bea

    • Grazie Bea. Sui bambini esposti nel web sono spesso contrastata, perché bisogna ricordarsi che sono esseri umani che non hanno la capacità/possibilità di dare il proprio consenso e questo li rende automaticamente indifesi.
      Siamo sicuri che da grandi vorranno rivedersi in queste vesta nel web? Perché come ho letto bene ieri, un giornalista che scrive online è contento di poter ritrovare il proprio articolo anche dopo anni, non come invece succedeva prima che il proprio articolo finiva per avvolgere il pesce. Ecco, lo stesso accade per le immagini: una volta pubblicate il loro oblio è impossibile
      E per il tuo post, soprattutto per i bambini, chiedi sempre prima l’autorizzazione scritta così sarai libera da eventuali ripensamenti e denunce. Non si sa mai.
      Buona giornata

  2. Una riflessione molto profonda la tua, Chiara. Gli scatti sono stupendi e il viso della bimba esprime una intensa poesia, però non si può davvero fare a meno di pensare quanto potrà pesare, nel suo futuro o nella sua psiche, l’esposizione mediatica precoce. Grazie per i tuoi spunti, sempre così interessanti 🙂

    • Grazie a voi che mi leggete, mi viene da condividere le curiosità che incontro ogni giorno.
      Questa bambina è una vera attrice; se scorri uno dei link che ho citato con le foto di Bill Gekas, arriverai ai primi scatti, quelli in cui lei era davvero piccola: ecco, già allora pare interpreti un ruolo.

  3. L’occhio affettuoso del padre non credo possa costituire esposizione mediatica. Poi, tra l’altro la fotografia d’arte non da mai luogo a diffusione virale. Credo che i bimbi se resi edotti in chiave di gioco innocente sanno essere complici degli sguardi, se anch’essi sono innocenti…Non esageriamo! Spostiamo l’indignazione su tante “oscene” pubblicità

    • Non ho scritto che è osceno, anzi, ma che il proporre i propri figli costantemente nei propri lavori, ora che abbiamo la possibilità di questa diffusione virale, può essere anche dannoso, non necessariamente.
      Se hai letto il curriculum di Bill Gekas, avrai anche letto che fa un suo vanto delle innumerevoli pubblicazioni, quindi devo dissentire sul fatto che la fotografia d’arte non dia luogo a diffusione virale, anzi: il fotografo in questione la ricerca partecipando a concorsi e con diversi blog/pagine/siti (io ne ho condivisi con voi solo tre, ma ce ne sono diversi).
      I bambini crescono, è un dato di fatto, e non è detto che crescendo siano contenti di essere stati appesi ai muri, sui deskotp dei pc, condivisi tra amatori di fotografia e di opere d’arte.
      Io almeno, da mamma, la vivo così.
      L’oscenità è un’altra cosa ma non pertinente con il tema di queste fotografie, non trovi?

      • certo che non è pertinente: è esattamente quello che ho detto…ma, per risponderti credi che Judy Garland o Shirley Temple si siano rammaricate di ritrovarsi eterne bambine nella celluloide che le preserva?…I bambini sanno giocare sapienti con la loro immagine ed il loro narciso …tutt’è non intaccarne l’innocenza selvaggia che è il dono che possiedono…

        • Ovvio che generalizzo. Io però trovo che ci sia un uso fuori luogo dei bambini e sono poco convinta del fatto che siano capaci di giocare sapienti con la loro immagine: piuttosto vengono messi in competizione con i grandi e li imitano, in una perdita di gioco.
          Ti dico questo con consapevolezza: quando mia figlia era piccola l’ho portata per gioco ad un casting di pubblicità: tutti dicevano che era bella, e lo è :).
          Ho assistito a madri urlanti, isteriche, invidiose e a bambini annoiati, stanchi, capricciosi.
          Mi spiace, non ho visto nessuno giocare. E io sono scappata via, con mia figlia.

  4. Molto belle queste foto. Amo la fotografia, ma anche io sono contraria all’utilizzo dei minori, soprattutto allo scopo di spettacolarizzare, sorprendere e ricavare del lucro. In questo caso, tuttavia, la bambina sembra parte di un’opera artistica, non è nei panni di se stessa, se lo ha vissuto come gioco e con semplicità passi.

    • Ho fatto cenno ai bambini e al loro uso in questo periodo di esposizione mediatica forte, solo perché è un tema che mi sta a cuore, ma in questo caso specifico trovo che la bambina sia parte stessa delle immagini senza, come dici bene, essere se stessa. Recita.
      Diverso è il tono delle foto del post precedente; lì c’è un’atmosfera diversa, che io vivo come di violazione dell’intimità dei bambini.
      Poi è vero che ognuno vede la sua versione ed è bello sia così.

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