Cosa vuoi sapere di me?

Spesse volte mi sono confrontata con l’evidenza dei fatti: conta più quello che faccio o quello che sono? e la risposta mi è ultimamente chiara: interessa più quello che sono.
Sto parlando di me come restauratrice, Chiarartè, della mia attività che tanta parte ha nella mia vita; il mio sito molto tecnico è seguito, ma lo è di più se aggiungo parti narrate di me. E non lo dico per intuizione o per verifica, ma le teste eminenti che popolano il web, gli psicologi, i comunicatori.
Noi interessiamo alle persone, quello che facciamo, come siamo. Non so se per dire “sono meglio io”, o “che brava” o “guarda quante rughe” o ancora “che ridicola”.
È una curiosità morbosa o vero interesse?
Si rischia, esponendosi, che la gente possa invidiarci: si sa che quando ci mettiamo in mostra, mostriamo il meglio di noi e quello che gli altri vedono è la parte che funziona di noi. Ma c’è anche il rischio, positivo, di risultare umani e per questo più veri.

È stato un anno difficile e complicato per la mia attività, ho dovuto traslocare dopo 25 anni da via Cernaia 48, a Biella, e a breve aprirò il mio nuovo laboratorio. È stato difficile perché cambiare non è mai facile, non si è mai sicuri del passo che si sta facendo, si resta spesso incollati ai ricordi.
Eccoli, i miei ricordi di 25 anni di Chiarartè in via Cernaia.

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La vita prosegue, sempre avanti, la destinazione la decidiamo noi.
Chiara 

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15 pensieri su “Cosa vuoi sapere di me?

  1. QUANDO LA NARRAZIONE TECNICA SI COLORA DEL FATTO PERSONALE, L’INTERESSE CRESCE PERCHE’ L’UOMO E’ UN ANIMALE SOCIALE ED HA BISOGNO -ANCHE SE ANCESTRALMENTE LUPO- DI SENTIRE VICINI GLI ALTRI.
    CAMBIARE E’ DIFFICILE MA I TUOI BEI RICORDI DEVONO AIUTARTI NEL SOGNO DI UN FUTURO MIGLIORE PERCHE’ SI AVVERTE CHE HAI BEN COSTRUITO!!! BUONA FORTUNA COMUNQUE. antonio

    • Dici bene, Antonio, colorare del fatto personale accresce l’interesse e umanizza la relazione, che, nel caso del mio lavoro, è importantissima: la relazione crea la fiducia.
      Non così per altri lavori: ad esempio nulla ci interessa della vita del casellante di autostrada (tanto che preferiamo il pagamento con la carta) perché nulla aggiunge o toglie al fatto di dover pagare. Credo quindi che sia vincolante molto il lavoro che si svolge nella decisione di mostrare parti di noi agli altri.

    • Secondo me occorre interessare per entrambi. Come scrivevo sopra ad Antonio, molto dipende dal tipo di lavoro che fai (io qui parlo di lavoro, ovvio); nel mio lavoro la relazione con il cliente è di basilare importanza, perché è la fiducia quella che conta, oltre al saper lavorare bene. Il cliente mi affida oggetti di grande valore e economico e affettivo, oggetti dai quali molto spesso fatica a separarsi anche solo per il tempo del restauro. Se io creo un alone di fiducia e stima come persona, e lo posso fare raccontandomi, il cliente si sente più a suo agio.
      A parte il virtuale, sulle pareti dello studio ho le fotografie della mia famiglia: da restauratrice divento donna. E non è scontato, sai?

  2. In effetti io non m’intendo di restauro e l’arte la conosco da profano. Il tuo blog mi piace e mi sono iscritto perché mi piace come scrivi e quello che dici, quindi come sei, almeno per quel che si vede attraverso questa finestra virtuale. Ti faccio tanti complimenti,per come sai gestire tutte queste attività: lavoro, famiglia, blog, so bene quanto sia difficile, e ti faccio un grosso in bocca al lupo per la nuova avventura!

    • Gestire tutto quanto è complicato, è anche per questo che ho scelto la dimensione della libera professione. Da libertà quando ne hai bisogno (ovvero dedicarsi ai figli) senza dover dipendere da cartellini da timbrare.
      D’altro canto, è sicuramente molto impegnativa, soprattutto se si è soli come me nella gestione.
      Ma con calma si arriva a tutto, sempre se si hanno clienti comprensivi 🙂
      Grazie per essere qui, Andrea.

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