GUIDO CATALANO, LA POESIA ALLA DERIVA

Seguo da tempo la Poesia; d’ogni genere leggo e poi scelgo.
Guido Catalano mi piace, ha uno scrivere fluido e curioso, un’armonia di parole semplici allineate verso il cuore, ma non so e quindi non posso dire se la sua sia Poesia o solo cabaret.
Di certo è qualcosa che lascia un segno, non come mille e mille ancora autoproclamatisi poeti che spopolano i social oggigiorno.
Leggo quindi con sospensione di pensiero il post di Max Ponte (che non conosco, del quale non ho letto mai nulla però deve saperne di cose se chiama la poesia d’altri “spazzatura”) e lascio a voi blogger di farvi un’opinione.
Se vi va, ovvio.
Chiara

La poesia e lo spirito

catalano

di Max Ponte

E’ di questi giorni un dibattito che riguarda la poesia di Guido Catalano. Il confronto è nato da un mio post su Facebook  nel quale denunciavo, esaminando alcuni versi dell’autore citato, un pericolosissimo abbassamento del livello poetico, auspicando un intervento responsabile di lettori e critici su questo tipo di scrittura.

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30 pensieri su “GUIDO CATALANO, LA POESIA ALLA DERIVA

  1. Non conosco nessuno dei due ma il comportamento, se vero, dei seguaci ed amici di Catalano non sono belli né tantomeno condivisibili.
    Io dico apertamente, da circa tre lustri a questa parte che detesto l’opera letteraria di Manzoni, né i suoi versi né la sua prosa riescono ad interessarmi, anzi secondo me sono un baratro della cultura romantica.
    Ho il diritto di farlo e se lo dico in questo modo sarò anche l’ultimo degli idioti ma non per questo il resto del mondo ha il diritto di insultarmi e aggredirmi, anche solo verbalmente, in maniera pubblica e privata.

    • Il lato degli insulti non ‘ho considerato, sai? Siamo talmente abituati a leggere di haters, che mi sarebbe parso anomalo se non ci fossero stati insulti. Il fatto è che se tu dici che Manzoni è il baratro della cultura romantica, senza taggarlo, senza invitare i tuoi amici a supportare il tuo pensiero, spandendolo in ogni dove, va bene e ha poco riscontro. Ma quando chiami la poesia d’altri “spazzatura” in un contesto social, devi essere ben consapevole che si creeranno due fazioni, i fautori e i detrattori.
      Per me però è più importante questa malsana, per me, abitudine di dare delle etichette alle persone e alle cose che fanno: spazzatura è proprio brutto, quale che sia il giudizio da dare alla poesia d’altri.

      • Se mi viene chiesto un parere preferisco darlo sincero e duro piuttosto che falso e cortese. Cosí come preferisco si faccia con me.
        Il contesto sociale obbliga a chiamare seguaci e fanatici ma non obbliga ad insultare privatamente e a criticare la persona invece del lavoro o del giudizio.
        Studiando, scolasticamente, la vita di Manzoni io sono arrivato a detestare la persona, ma non critico Manzoni per quello che era, critico i lavori di Manzoni per come li ricevo io.
        Se io dico che la tua poesia è spazzatura tu puoi dire che il mio giudizio, e la mia poesia, è spazzatura non che sono un verme, un fallito o qualsiasi altra cosa. Quando lo fai entri nel meccanismo della vetrina sociale e smetti di parlare in maniera sensata. Non sei piú un poeta o un critico, sei un bambino che insulta un altro bambino.

  2. ciao Chiara.

    non conosco ne` Catalano ne` Ponte, ma se dovessi scegliere solo dalle fotografie che entrambi pubblicano, mi schiereri per Catalano.

    grazie a Ponte ho letto comunque le due poesie di Catalano che cita: una mi e` piaciuta (la prima), la seconda non la direi una poesia, ma un testo da cabaret, appunto, ma non credo che il cabaret vada criminalizzato.

    nel primo testo ho trovato ironia e leggerezza, doti di cui Ponte non sembra proprio dotato.

    il primo a trascendere nei giudizi, usando parole offensive per esprimere un legittimo giudizio critico negativo, e` stato Ponte; credo che l’abbia fatto apposta, per suscitare clamore, ma non mi pare il comportamneto piu` adatto a farsi passare per vittima se qualcuno ci casca e reagisce alla provocazione, come lui si aspettava (questo vale anche come mio sub-commento a ysingrinus).

    insomma, sono tecniche di manipolazione psicologica vecchie come il mondo, e potremmo essere un poco piu` scafati per non cascarci.

    del resto a leggere il post di Ponte non si fa fatica a capire che all’inzio si e` posto come una specie di Mentore o Mecenate di Catalano, poi deve essere rimasto frustrato quando l’altro ha cominciato a camminare con le sue gambe senza manifestargli eterna gratitudine.

    mah! comunque prendi tutto quello che ho detto con le pinze, considerando la debole base di appoggio.

    non credo comunque che la poesia debba necessariamente passare per lo sperimentalismo, come afferma Ponte: da questo punto di vista si metta pure il cuore in pace che la poesia fa quello che vuole e se ne frega dei suoi diktat. 😉

    • Grazie del tuo pensiero elaborato. I motivi dello scritto di Ponte ci interessano poco, magari sono ex compagni di banco o odiati cognati.
      Quello che conta secondo me è il valore della parola Poesia, quando usarla e per chi. Quali scritti possono chiamarsi tali, se quelli che emozionano o quelli che seguono scrupolosi le rime e la metrica.
      E soprattutto chi può deciderlo. E se esiste qualcuno davvero in grado di farlo.

      • elaborato, eh? 🙂

        poiésis in greco antico è semplicemente l’azione del fare (poiéo, faccio).

        sinceramente mi fermerei qui: è poesia ogni atto che noi oggi, un po’ cristianamente, chiamiamo creativo.

        nessuno può decidere se un atto è creativo, naturalmente, salvo chi lo compie.

        così nessuno può decidere al posto di un altro se il risultato di questo atto creativo piaccia oppure no.

        al massimo può provare a razionalizzare perché non piace a lui stesso, e dirlo anche ad altri (per convincerli? mah! in questo campo non esiste possibilità di convinzione; al massimo, direi, per intimidirli, in modo che non osino dire che gli piace oppure, al contrario, si sentano obbligati a dire che gli piace per non fare brutta figura fra quelli che contano).

        ecco, direi che la mala recensione, per non dirla tout court mala azione, di Ponte rientra appunto in questa categoria: Ponte, un poco datato oltretutto, prova ad urlare che se non c’è sperimentalismo (morto e sepolto da qualche decennio) non c’è vera poesia.

        francamente, e chi se ne frega della sua opinione? per questo lui la urla più forte che può e strabuzzando gli occhi: perché è l’unico modo che ha di farsi notare un attimo, prima che voltiamo pagina.

        • eheheh, siamo tutti un po’ opinionisti qui 😉
          Io le leggo, sai, le opinioni degli altri, ma più per la forma che per il contenuto. Mi interessa il lato rabbioso delle persone, soprattutto quando si capisce che non hanno serie argomentazioni ma solo rabbia; di solito chi le argomentazione le ha, se le tiene e resta zitto.
          Viviamo in un’epoca dove denigrare l’operato dell’altro impazza, dove l’invidia è il sale di ogni azione, dove si guarda sempre oltre il proprio piatto per vedere cosa c’è (e magari sputarci, perché no 😉 ).
          Io dalla mia continuo a leggere poesia: leggo e poi decido, cosa mi piace tengo, il resto lo butto.

          Ah, e comunque sappi, tu sei molto più avanti di me nella serenità dei pensieri e del menefreghismo degli altri 😉

  3. CARA CHIARA,
    SE UNO SCRITTORE TI PIACE, NON PREOCCUPARTI D’ALTRO, EVIDENTEMENTE PARLA ALLA MENTE O AL CUORE. QUANTO AL VALORE DELLA POESIA, UN TEMPO SI SCRIVEVA PER UN MOTO DELL’ ANIMA SPINTI DALLO SPIRITO, DALLA STORIA, DALLA POLITICA, DALL’IDEOLOGIA, ETC., OGGI LA RETE CONSENTE FACILMENTE DI SCRIVERE PER DENARO O PER L’EFFIMERO PIACERE DEI LIKE. CONTENTI LORO…….

  4. Io che ho attaccato frontalmente Catalano scompigliando quel tristissimo reading-cabaret balbettante che era venuto a tenere a Roma qualche mesetto fa(https://www.youtube.com/watch?v=EPM2V3svPvk), non posso che compiacermi nel leggere questa sana e salutare critica a questa misera poesia preconfezionata per ritardati mentali. Max Ponte con le palle come pochi, che non ha paura di prendere posizione e alimentare il dibattito.

    Sono sempre stato dell’idea che la spazzatura poetica sia da combattere con l’azione: portando contestazione, festa e creatività in questi pallosi comizi di propaganda mediocrista che Catalano tiene in tutta Italia. La poesia dovrebbe vivere -a mio modesto avviso- quella sua dimensione primigenia e istintiva, la sola che può condurre a una funzione scarcerante. Invece oggi siamo pieni di questi timidocci che vivono la poesia come qualcosa di interiore, inattaccabile, protetto dal limbo dorato dei sentimenti personali. In questo contesto, la brutalità è lo strumento adatto a rovesciare quel piedistallo e buttare nel fango della strada tutto quello che è fintamente riconducibile a questa sorta di nobiltà poetica -autoattribuita o attribuita dal mercato- che non accetta confronto perchè -in fondo- ne ha una paura pazzesca.

    In questo contesto, riconosco in Catalano una (forse)buona dote imprenditoriale: è riuscito a fare soldi vendendo una poesia stracolma dei più disarmanti stereotipi che tanto piacciono agli omuncoli radical chic e a quell’esercito di bimbette piagnucolanti che lo seguono.

    • Trovo la tua critica accattivante e argomentata e mi piace. Non ho preso parte per nessuno dei due, ma come ho scritto, mi sono solo fermata al fatto che leggere Catalano mi piace. E ho proseguito sul chiedere chi ha davvero diritto di dire cosa sia poesia e cosa no.
      Concordo con te nel dire che la poesia (in generale, non mi soffermo su catalano) sta subendo un appiattimento generale, un abbruttimento, un fare in ciabatte e bigodini, da vecchio fotoromanzo consumato. L’amore viene rivoltato come un calzino e noi ne possiamo sentire l’olezzo, visto che tutti si sentono di doverci raccontare ogni più piccola pruderiè o sentimento, possibilmente doloroso e prossimo al suicidio. Non si studia più, si scrive di getto, così come viene, senza rileggere, correggere, si va a capo come viene, basta che le frasi siano in ordine, le poesie sono moti d’anima, nessun costrutto vero.
      Tornando a Catalano, a me non dispiace perché sento nel suo essere infantile uno studio, costruito tra figura e scritto e gli si addice. Nessuno dice che la sua poesia vivrà il tempo di un orgasmo o di una eternità, ma nel momento in cui si legge, a me personalmente, dà giovamento e mi fa sorridere, anche, che non guasta.

      Altro è la diatriba di Ponte e Catalano, dalla quale mi astengo perché non so dire.
      Ora vado a vedere il link che hai messo, grazie.
      E grazie del tuo commento.
      Passa di qua ogni tanto. ciao.

    • ritardati mentali?

      ma che modo di esprimersi è?

      e se fossi tu, invece, non in grado di capire l’ironia?

      in ogni caso, se non ti piace, io non mi sognerei mai di offenderti.

      e imparare semplicemente un po’ di buona educazione? che palle!

  5. Ritardati mentali è un complimento. Si deve dirlo e urlarlo forte. Non si tratta di discutere di poesia, non capisco che c’entri la poesia, ma di quello che piace e vende. Siamo malati, siamo una società malata, non vogliamo pensare e neppure sappiamo divertirci, non abbiamo più senso dell’ironia, siamo fatti a spot e frammentati e vuoti. Solo un pubblico malato può amare queste cose. Che si trovi un lavoro onesto quel Catalano! E’ pericoloso ed è un servo di un potere che ci vuole così: coglioni e pure felici di esserlo. Si, perché davvero ascoltandolo mi vien da pensare che il mestiere più antico del mondo non è quello della puttana ma del poeta.

    • Quante cose scrivi, emergere, quante. Io leggo e penso che in fondo, che ognuno chiami quello che scrive come vuole; che ognuno legga quello che vuole e che si innamori, pure, ne ha libertà.
      E se si vuole essere coglioni leggendo uno scritto di Catalano, che si sia coglioni, credo non si faccia del male a nessuno.
      Non piace Catalano? Pazienza. Guadagna dei soldi da quello che legge e scrive? Buon per lui.
      Io ritardato mentale non lo direi a nessuno, e poi, sai emergere: i poeti, aihmè, sono uomini.

      • Questa sua non è una risposta. E quello non è un poeta. La libertà è una cosa seria. Siamo servi e parliamo di libertà? E’ vergognoso che rubi soldi così, quando c’è davvero chi si occupa di poesia, ci lavora duramente, si sbatte con generosità e studia… quando non si mette un centesimo di energia per quei poeti che solo per aver detto una Parola sono stati ammazzati o incarcerati. Qui il problema è sociale non di gusti, è molto grave quello che sta accadendo, davvero… torniamo a pensare, vi prego. La poesia certo è libera, parla di amore e ingiustizie, di cipolle, di gatti o di quello che si vuole… quello che fa la differenza è il linguaggio, l’impegno a certa autenticità che non è spontaneismo, è lavoro.

        • Se piace alla gente perché ruba? E chi dice che non lavori duramente?
          Io, sia chiaro, non difendo nessuno e nemmeno mi interessa farlo, ma credo che proprio il fatto che catalano piaccia significa che c’è grande libertà di scelta.
          Quello che dici dello studio è vero, io stessa preferisco una buona poesia in metrica piuttosto che un verso libero; ma dimmi: puoi farmi un esempio di Poesia? Un nome autentico, di chi si occupa di poesia, che lavora duramente, si sbatte con generosità e studia? Ma non te lo chiedo per polemica, ma per capire.

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