Lettera ad un poeta.

Gentilissimo
Illustrissimo
Egr. Sig
Caro  amico, eccelso depositario dei sogni, esperto favellatore, poeta,  poeta dei miei stivali.
Sono una semplice e umile lettrice che ogni giorno attinge a parole e verbi per rinnovare un profondo benessere. Leggere sequenze di emozioni, è immaginare di vivere ogni volta in mondi nuovi e fantastici. Leggere libera i miei pensieri e ne costruisce ogni volta di nuovi e meravigliosi.
La lettura, mio poeta, è fertile terreno ove il grano dei pochi spicci spesi cresce rigoglioso e trova spazio in ogni anfratto delle mie azioni, nelle piazze tra le discussioni, tra le coperte dell’amato, stretto tra le labbra prima dei baci, gridato e spento in un litigio, morto durante gli addii, salvifico nel quotidiano tradimento e noia, pennello intinto nel cuore e promessa d’eternità.

Vede quindi, esimio, rispettabile, inaffidabile, caro, gentile, signor poeta, quanto sia importante il suo lavoro, la sua produzione, la sua arte, per il trascorrere delle mie giornate.
Ha un compito grande, se ne rende conto? Le sue parole, addirittura le virgole, possono cambiare il mio stato d’animo, le mie relazioni, possono scatenare guerre o la pace nel mondo! Se ne rende conto, sognatore, mentitore, traditore di sentimenti, ladro di cuori, pescatore d’anime, poeta?
Mi scusi, talvolta mi prende il finimondo, sarà che ho letto la sua ultima ballata, parlava di morte e sangue. Ecco, le, vi, ti, le scrivo proprio per questo motivo.
Lei, seduto alla sua scrivania, il giorno, durante il lavoro, i poeti lavorano?, la sera, con fare beffardo, infila parole come perle, le condisce con virgole e punti, rime quanto basta, versi sciolti, versi in metrica, sonetti, litanie, preghiere, amore, morte, viaggio, io, i poeti che brutte persone, i poeti gente strana, una virgola che poi sparisce, il punto…ecco, il punto, tre punti e poi a capo ogni parola o a capo quando capita, o a capo dopo 11 sillabe o dieci che sarebbero 11 e poi, mi dica,
i poeti che strane persone, quell’enjambement che scivola la parola alla riga di sotto: lei lo sa che si sente dentro? Come una caduta?

Lo capisce anche lei , poetuccio, poetastro, poeta adorato, poeta, che così non si può andare avanti?
Si dia una calmata, scriva con calma, senza fretta, non confonda, le lettere sono tante, le parole pure, ma per carità, abbia pietà: chi legge vorrebbe anche capire!
Chi legge vorrebbe anche amare.

Sua affezionata, adorata, detestata, preferita, lettrice.

Chiara

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23 pensieri su “Lettera ad un poeta.

  1. Troppa roba, mi ci perdo. Mi sembra di ricordare che E.Montale, poeta vero, per una virgola, dopo aver addirittura contattato la madre, pensasse una settimana a se metterla o no. Il tuo testo però non lascia dubbi.

    • Montale e il suo Ossi di seppia sono uno dei fondamenti della mia cultura letteraria, a cui aggiungo Guido Gozzano e La signorina Felicita. L’idea che un poeta che passa una settimana a decidere per una virgola in questa epoca del tutto e subito, mi affascina come poche cose.
      Grazie Benedetta.

  2. Penso che a volte i poeti riescano ad aprire con le parole un varco che trascende le dimensioni e riescono a raggiungere il cuore di chi legge non un minuto troppo presto o troppo tardi. ma esattamente quando serve. Quante volte mi è capitato di leggere un verso, una frase e pensare questo è per me, qui sta parlando di me….i poeti creano intrecci che legano le anime.

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