La parabola dei piccoli talenti.

“Mamma, ti ho scritto una poesia” ha detto. “Grazie amore mio e cosa dice?” ho risposto commossa. “Non lo so, non so leggere”.
Fine della poesia. M’è parsa bella.”

Andate ed innamoratevi di Enrica, io lo faccio ogni volta che la leggo. E ora che so che fischiare è un talento, mi sento anche più ganza 🙂 …ah, già, è vero, io non so fischiare!

Chiara

prima o poi l'amore arriva. E t'incula.

Da qualche anno le persone hanno iniziato a parlare della mia scrittura. Mi mandano messaggi, chat, me lo dicono a voce “la tua scrittura mi commuove o mi fa ridere o mi fa sputare sul computer mentre bevo il caffé”. All’inizio non capivo, non avevo mai ragionato sulla “mia” scrittura, non sapevo nemmeno di averne una. È stato scoprire una nuova caratteristica fisica che non credevo di possedere: “mi piace la tua scrittura quando sorridi”, come fossero occhi, come fosse un incisivo scheggiato, un difetto che rende più belli. Proprio a me che non ho i denti del giudizio e manco i molari, a un certo punto m’è spuntata la scrittura.

È stata una piccola rivoluzione e dalle rivoluzioni si impara sempre. Per esempio ho capito che scrivere, se lo fai con amore, è un atto di umiltà, si scrive contro e nonostante i propri limiti, per ridefinirli. Che esistono…

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