La poesia è l’arte del seme

Meno mi ami e più splendo, meno mi apprezzi e più mi ergo, meno mi guardi e più divento eterno.

E’ davvero così: in una società dell’apparire, del gridare, del dire, del mostrare a tutti, mettendo sotto i riflettori vita e morte e pochi veri miracoli,  restare nel silenzio è un valore aggiunto.
Siamo ormai condizionati dalle approvazioni, necessarie come l’aria, dimenticando spesso il valore vero e profondo per un luccicante effimero scintillio sebbene potente.

Mondadori annuncia la chiusura della collana di poesia “Lo specchio” (qui i dettagli nel bell’articolo di Davide Brullo): la poesia è morta. Nessuno la legge più, tanti la scrivono, un imbuto strozzato dal quale non esce più nulla e quel poco che esce è già morto prima.

Ma davvero ci importa che la gente non legga più la poesia? Davvero vorremmo vedere poeti declamare come pop star i propri versi, osannati e idolatrati? Davvero la poesia serve per “farsi i soldi”? Un oggettino commerciale di poco conto da far vivere pochi attimi e via?

La poesia è un cesello prezioso.
Per chi mi dice che le migliori poesie sono quelle scritte di getto, io dico loro di pensare alla poesia come all’arte culinaria; gli ingredienti dosati, profumati, scelti con cura, con amore, in ripetuti gesti di perfezione, il rito dell’affettare, il coltello molato, il tagliere pulito, la cottura lenta, i profumi, l’aggiunta del sale, la lentezza, il momento in cui si assaggia e si corregge, l’attesa della lievitazione, la decorazione, la guarnizione, e quell’ultimo delicato momento in cui si offre al palato la delizia del godere.

La poesia è l’arte del seme.

Chiara 

 

 

15 pensieri su “La poesia è l’arte del seme

  1. Dovremmo leggere di più. Forse anche scrivere di meno, e comunque riconoscere la distanza tra quello che va letto e quello che si può leggere. E dare peso al tempo.

    • “dare peso al tempo” è così vero. Per tutto, non solo per lo scrivere.
      Forse bisognerebbe smettere di fare delle classifiche su cosa si legge di più o di meno, stare sempre incollati al gradimento e contemplare nella propria vita più possibilità.

      • Non lo so, Siamo in pieno allagamento da anni e anni, facciamo fatica a seguire gli stimoli e soprattutto a riconoscerli. La poesia (come il teatro) sconta il fatto di non avere voce. Oltre al fatto che immettiamo continuamente contenuti in circolo alimentando l’allagamento che annega o quantomeno annacqua la qualità.

        • Sì, credo che in parte sia questione di troppo stimoli, non necessariamente utili, anzi il più delle volte futili. Ne facciamo scorpacciate, e così perdiamo il discernimento.
          Giorni fa ho scritto di decrescita, credo si possa applicare come concetto anche alla mente, liberandola dell’inutile allagamento. Solo così tornerà ad arricchirsi.

  2. Tutto ciò che ci circonda è poesia, ma se parliamo di poesie scritte su carta, basta fare un giro per il web per notare che tutto è già stato scritto e disponibile. Una poesia deve godere dell’attimo della sua ispirazione, la bellezza di quell’istante che la rende immortale per contenuto e sentimento, non deve essere imposta, nè annegata tra la marea degli scritti che ci circondano. Bisognerebbe darsi un freno e renderla nuovamente rara, preziosa, immortale. Girando per i vari blog non si fa altro che imbattersi in fiumi di poemi che perdono il loro senso se pubblicati senza cognizione, uno dietro l’altro come se si trattasse di una gara a chi ne pubblica di più, e questo mi sta facendo venire la nausea, portandomi a distogliere lo sguardo verso altri lidi. In breve, in tutto ci vuole misura per non svilirne la bellezza e farla tornare indispensabile. Chiara non ti ho ancora ringraziato per aver posto la mia opera nella tua bacheca, lo faccio adesso… grazie!!! 😀

    • Nella mia bacheca metto i libri in lettura del 2015, quindi il tuo è perfetto per questo spazio 🙂
      Quello che dici è il senso della prima frase del post: questo tutto, tanto, troppo di poesia e poeti che circolano nel web, ha fatto decaderne il senso pieno e succoso, quel gusto dell’unicità che ha.
      Sorseggiamola piano, è un peccato farsi venire la nausea.

  3. Ognuno cerca di mettere la poetica della propria vita nelle opere che pubblica sul web, me compreso, ma credo che i social network non siano il mezzo più adatto per pubblicizzare la propria arte, c’è troppa competizione, troppi blog che si assomigliano, molta omologazione e poca originalità. Ma per chi non ha altre possibilità, e magari non vuol partecipare a concorsi, che spuntano più dei blog, non ci sono molte scelte. Credo comunque che prima di scrivere, o credere di saper scrivere, sia importante leggere, e saper scegliere quelle letture che più di altre sappiano indirizzare il talento che crediamo di avere.

    • Quello che dici sulla ricerca del proprio talento è molto vero. Ognuno ha il proprio, occorre dedizione e cura.
      Per quanto concerne la poesia e la rete, trovo che ci sia tanto, troppo, un gettare parole una dopo l’altra e non parlo di te, sia chiaro, parlo di tutti, me compresa. Tra tutte queste parole c’è sicuramente qualcosa di buono, ma la ricerca è come quella di un ago nel pagliaio. Dei concorsi non ho grande considerazione, anzi, la peggiore.
      La soluzione non la ho, se non quella di avere tanta pazienza, e intendo per noi lettori, di leggere e cercare e leggere ancora, nella speranza della perla rara, la gemma preziosa, quell’unico meraviglioso nascosto tra le righe.

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