No escape

Ci sono genti che lottano per il pane, chi per una cattedra, chi per un cuore nuovo; chi per morire sereno, chi per un tetto.
Ci sono genti che si sporcano le mani e il viso di fango, per sopravvivere, che urlano in silenzio perché non possono fuggire; che chinano il capo, che vanno avanti nonostante la fame, il dolore, le percosse; che si aggrappano al carrello di un aereo per non perdere la speranza; chi, nel mentre si mette una parrucca, sorride alla sua malattia per non perdere la vita; chi sopravvive ai suoi figli e mentre muore dentro, fuori comunque vive.
Ci sono genti che combattono ogni giorno, senza le gambe o appesi ad un respiratore, che insegnano l’autoironia e la forza dell’andare avanti; che vivono di preghiera, di fede, seppure umiliati e uccisi.mulino  a vento

E poi c’è chi lotta ogni giorno contro i mulini a vento.

Chiara

L’ispirazione è unica?

Tra le molte cose che mi diverto a fare, c’è anche la pittura. Nessuna aspirazione, solo divertimento. E così, per gioco, anni fa dipinsi “Ego”.egoAll’epoca mi divertivo ad usare questa tecnica delle linee intersecate tra loro, poi riempite con pochi colori di base. Non sempre la risultanza cromatica era buona, ma nel caso di “Ego” fui pienamente soddisfatta.

Nessuno ha mai pensato di essere originale, siamo un infinitesimo ripetersi nell’Universo, ma lo stesso mi ha sorpreso venire a conoscenza dell’opera di Gabriele Orozco, “Samurai Tree”, leggendo su The Guardian un articolo su Christian Scheidemann,  fondatore e presidente del Contemporary Conservation.

Christian Scheidemann

Christian Scheidemann posa di fronte a “Samurai Tree” di Gabriele Orozco

Con una breve ricerca, ho trovato che Samurai Tree è un’opera del 2005 che l’autore ripropone in svariate versioni, mantenendo colori e tecnica.

mcgowan11-27-7

Samurai Tree, una delle versioni

La similitudine con “Ego”, parte prima di tutto dall’uso dei tre colori: bianco, blu e rosso e dalla tecnica delle linee intersecate e riempite con i colori a contrasto. Ciò che varia è la realizzazione finale e il concetto che le anima, ognuno tiene stretto il suo.

Questa piccola situazione mi ha portato a riflettere che non esiste un’opera unica, che le idee vengono mescolate e sono reminiscenze del passato, fusione di altri concetti; che non esiste innovazione vera ma rimaneggiamenti in chiave odierna di esperienze passate.

E voi, cosa ne pensate?
Avete avuto modo di ritrovare vostre opere in lavori simili di altri?
Esiste l’innovazione o siamo solo lenti cambiamenti su radici esistenti?
In questo caso non possiamo parlare di copiare perché non conoscevo l’opera di Gabriele Orozco e tantomeno lui conosceva la mia!

Chiara