Meglio un rimprovero aperto che un amore celato

Si chiazzano gli occhi di pianto in quei giorni dall’incedere potente e doloroso, quando tra pagine e scaffali ricerchi con affanno la verità. Ti gettano a forza dentro a vorticose giostre urlanti, centrifugato nei sentimenti, calzino spaiato e stinto, confuso tra lenzuola di seta e stracci sfilacciati. Tu non sei più tu, ti stanno togliendo il midollo, succhiato fino agli inferi, ad un passo dal rapirti l’anima.

Alle volte le parole parlano da sole, non le devi nemmeno interpellare. Ieri, come accade ogni tanto, ho guardato i termini di ricerca del blog e ho trovato “meglio un rimprovero aperto che un amore celato”. Significa che qualcuno, ieri mattina, ha composto una frase di senso compiuto su google per cercare di comprendere un proprio o altrui comportamento. Un comportamento, come il rimprovero, che costa e che porta con sé accezioni positive e negative.
Il rimprovero comporta una profonda fiducia reciproca. Se così non è diventa mero litigio.

Hai spinto l’essenza dei miei pensieri ad un passo dal cielo, sospinta sulle tue mani, protetta nel nido della tue azioni. Hai dipinto l’immagine sacra del giuramento, sigillato a cera, sepolto nei per sempre, deposto ai piedi dell’altare della venerazione. E d’un tratto, hai spinto forte, lo strappo. 

Accade, in ogni relazione che conta, di trovarsi di fronte a divergenze forti, di scontrarsi nelle idee e di ferirsi. Sono momenti difficili ed è di ognuno di noi la scelta: fuggire, tacere, urlare o spiegare. Il rimprovero è proprio questo.
Non è l’offesa, troppo spesso gratuita. Non è l’insulto, la derisione. Quella è di chi non ci conosce, che giudica senza sapere. L’offesa è rabbia che chiude, un muro alzato. Un non ritorno, lo scontro e la definitiva rottura. L’offesa dice e pretende di insegnare.

Accecato ai bordi della strada, infangato dalla corsa spietata dell’auto contro di noi, a terra, sputato e calpestato, imprechi. Poi, taci, che nulla è dovuto al tempo lasso delle parole vane.

Il rimprovero è dire come si sta. Spiegare come il comportamento dell’altro ci ha feriti, dove ha strappato, le lacrime e il sangue. Il rimprovero non insegna, parla. Il rimprovero non impone, è umile. Il rimprovero non sgrida, spiega. Il rimprovero non chiude, non è mai definitivo, apre verso di noi. Il rimprovero parla di noi, confronta.
Meglio un rimprovero aperto che un amore celato, scrive chi è arrivato al mio blog in cerca di una risposta o di una conferma.
So che è tardi, che è stato cercato ieri, ma io, proprio ieri, ho capito che il rimprovero è una forma di amore.
Un’amore che non conosce sesso né età.
Ma che è.

Aperte le falde del sentire, non ammette protezioni l’affetto, di stima intonsa ancora si fa il presente.
E’ dirti di me il canto che rende eterno l’esistere.

Chiara

 

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16 pensieri su “Meglio un rimprovero aperto che un amore celato

  1. Ed è proprio così! Il rimprovero è una manifestazione d’amore. Perché lo rivolgi ad una persona a cui tieni… non a chi non t’interessa.
    C. (la mia ragazza) si arrabbia sempre perché dice che quando mi racconta una discussione avvenuta con qualche amica o amico, io rimprovero sempre e solo lei; facendola passare per quella che è nel torto. E invece è solo perché per me conta lei e lei solo; di quel che fanno i suoi amici non mi curo.

          • Sono andata a cercare sul vocabolario:

            rimprovero [rim-prò-ve-ro] s.m.
            • Manifestazione di biasimo, di disapprovazione; le parole usate per sgridare qlcu.: r. severo, giusto; meritarsi un r.; parlare in tono di r.

            Perchè avevo necessità di capire.

            Non è che forse allora parliamo di: osservazione più che rimprovero?

            Perchè una cosa è il rimprovero; un’altra è fare osservare che in una determinata situazione o altro…si è sbagliato.

            Il rimprovero necessita di voce ferma, avviene nell’immediato…mentre l’osservazione è più facile che avvenga a posteriori.

              • Non ho ricercato il senso della parola ma ho seguito l’onda del termine di ricerca.
                Però credo che il mio pensiero sia molto vicino al rimprovero, perché il sentire è che l’altro abbia sbagliato altrimenti non ci saremmo sentiti feriti.
                Ma va anche oltre, verso il riavvicinarsi e non come un giudizio.
                Rifletto anch’io mentre scrivo, che non è mai facile dare il senso giusto alle parole che diciamo…

  2. Che belle considerazioni.
    Io credo che una delle maggiori difficoltà si celano soprattutto negli umani particolarmente permalosi, che possono trasformare una eventuale critica costruttiva in un processo.. dal risultato incerto!

    • Hai ragione, il rischio c’è. Ma dalla nostra abbiamo la possibilità di spiegare il nostro punto di vista e tentare di capirsi.
      Non è detto che si riesca, ovvio, ma è il rischio di ogni relazione.
      Il processo è una situazione pesante, ne convengo.

  3. Credo che in persone dotate di una spiccata sensibilità il rimprovero debba essere fatto in un certo modo. Deve aprire le vedute e dare spazio al confronto. E’ sicuramente una forma di amore e di fiducia dell’altro 😉

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