Sapessi -ma non sai-

Ah, sapessi quei tempi di furia dentro me, di scatti improvvisi, di rabbia accesa gli occhi e di brace le parole!
Sapessi quanto sale la febbre ed il petto scalpita e grida soffocato; ed il cuore urta, indefesso, strattona ai lati, si piega, s’inarca, freme.
Ah, sapessi come s’accartoccia lo stomaco e la bile, prosciugati gli intenti verso una meta certa, l’abbandono!

Se tu solo sapessi quanto costa tacere, restare d’un canto alla strada, riprendere fiato, un attacco passato, una corsa frenata, un vetro mai infranto, la stasi. Sono talenti d’argento da spendere, – io ne ho- gettati sul desco come partita a dadi; sono pepite d’oro, un pezzo d’anima – ho anche quella, tu non lo so-.
Se tu solo sapessi -ma non sai- quanta fatica, il lezzo di sudore, le vertigini convulse, il sangue che pulsa, batte, un timpano rimbomba dentro, la fretta, l’impulso, gli occhi strizzati, le mani graffiate di sangue, la mente pare sia esplosa.
Poi, poi nulla, il silenzio, il vuoto.

La quiete.
Sapessi -ma non sai- come sia sereno superare la prova, rimettere l’istinto nel fodero senza aver inferto colpo, senza aver detto, senza aver offeso, giurato, promesso, maledetto, stracciato, deluso, morsicato, tradito, spezzato, infranto.

La quiete.
Se tu sapessi quale serenità vi è nel silenzio, non saresti ancora lì a parlarne.

Chiara 

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