E poi ci sono io

Sommersi dai problemi
C’è chi urla, strepita, minaccia la morte, si getta a terra;
C’è chi si isola, chiuso in un silenzio salvifico;
C’è chi si stordisce di vita, ubriacandosi e drogandosi;
C’è chi corre, mai soddisfatto; chi fugge; chi iper produce; chi non tace mai; chi non dorme; chi dorme troppo.
E poi ci sono io, che mi siedo, guardo l’orizzonte e aspetto che la tempesta si plachi.

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Chiara

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23 pensieri su “E poi ci sono io

  1. Chi si agita e strepita, non ottiene nulla di più di quello che avrebbe senza agitarsi e strepitare.
    Saggia poszione la tua. Quando il vento si placa, quando torna il sereno la vita continua come prima

        • Io, alle volte, quando il silenzio pare restare schiacciato da troppa foga, scrivo. Se si tratta di una persona, scrivo. Ma non spedisco. Lascio sedimentare, poi rileggo, tolgo delle parole, delle righe. E il più delle volte, alla fine, butto la lettera, svuotata dal suo senso originale, alleggerita.
          Non sempre ovvio, alle volte tacere è da codardi, servono le parole; ma alcune volte, conviene solo aspettare.

          • Convengo che tacere non è un esercizio generale. A volte tacere è un male e si dovrebbe parlare e non poco. Altre volte è preferibile star ein silenzio e aspettare. Quando l’uno, quando l’altro? Non esiste una regola ma solo la sensibilità di ognuno di noi.

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