La gente mi sta stretta

La gente mi sta stretta,  un maglioncino di lana infeltrito, di quelli fatti a mano, di lana del re vecchio.
Si appiccica addosso, sa di alito stantio, aglio e tabacco mescolati, umori di sesso distratto e dismesso, mai felice.
Ti sta alle calcagna, con quei ghigni ridicoli e vani, tra vetrine di saldi e sconti, che quello è il loro unico mercato.
Popola il tuo spazio, la gente che ti sta stretta, si sposta di lato, di sotto, di sopra, cani segugi all’inseguimento dei tuoi passi, nella mera illusione di fagocitarti, imballarti, schiacciarti, soffocarti.
La gente mi sta stretta, una taglia da bambino, tanto quanto il loro cervello, infantile e privato di intelligenza, piccoli e smunti, affiliati ai clan della banalità e delle rime.

Chiara
(#maipiùingiroperisaldi e #nehounpobastaditutti)

 

Poesie emancipate

“Siamo oltre e anche altro, capisci ciccio?”
Eh, si, ci sono proprio persone che mi piacciono, e così i loro pensieri.
Altre meno, l’ho già detto, ma che importa!
Chiara

ANDREA GRUCCIA

-Ti piace questa poesia?
-Troppo pomposa
-Nel senso che pompa ?
-sei un porco
-Come faccio a spomparla?
-Segane un pezzo
-con una sega?
-sei un porco
-Allora come faccio a segarla ?
-Togline un pezzo stupido
-Ma così la spoglio
-Sei un porco
-Ok
-Vaffanculo
-Perché vaffanculo?
-Perché hai detto ok, come per strafottenza
-Bello l’aggettivo strafottere però! posso scriverlo?
-Depravato.
-Posso darti un bacino per farmi perdonare.
-Fottiti.
-Sei una poesia scostumata
-guarda che ti denuncio per atti osceni
-senti sei una poesia che non avevo intenzione di scrivere così, tu mi provochi, volevo scriverti cose dolci, e te ne sei uscita con questa “pomposa” oooooh!
-dicono tutti così, sei un ipocrita un falso e un permaloso di merda
-dai basta non ti scrivo più mi stai facendo incazzare.
-E incazzati allora
– No perché poi va a finire che litighiamo e non voglio vedere una poesia triste…

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IN LAVATRICE

A me, certe persone, piacciono davvero. Così come i loro pensieri.
Altre meno, ma questa è un’altra storia.
Vado a fare la lavatrice, sia mai che ne esca un bucato fiorito.
Chiara

Un Blog un po' così

Ho lavato un pensiero nella tasca dei jeans.
Lavare separatamente. C’era scritto e non ho letto,
ma se pure avessi letto sarebbe stato inutile.
Il pensiero era di qualche giorno fa, messo velocemente in tasca perché se con tre gradi non indossi il cappello,
i pensieri congelano.
Ora ho un bucato fresco di profumi sparsi e frasi sospese, di stoffe dai mille colori, che i pensieri stingono.
E no. Io i bianchi non li separo mai dai colorati, né dai pensieri.

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