Eutanasia artistica – Blu cancella i suoi murales a Berlino

L’artista e le sue opere. Da sempre si dibatte se un’opera, una volta finita, sia ancora di proprietà artistica del suo autore o diventi di proprietà dei fruitori.
Si sente ripetere spesso che una volta scritta, una poesia ad esempio, si distacca dal suo poeta per sempre.

Così non deve aver pensato Blu ( qui il suo meraviglioso blog! )

blublu bog

Tra il 2007 e il 2008, sui muri di  Cuvrystraße a Berlino, l’artista Blu ha disegnato due grandi murales  Brothers e Chain

 Brothers e Chain_Blu

Brothers e Chain_Blu

Il quartiere in cui sorgono ospita una comunità di artisti, intellettuali e senza tetto, Cuvrybrache, ed era  assurto a manifesto di ribellione e lotta contro il capitalismo.
Di questi giorni è invece la differente destinazione d’uso della zona, con il progetto della costruzione di 250 appartamenti, un Kindergarten, un supermercato e una terrazza affacciata sul fiume.

Blu, non potendo attendere la distruzione dei suoi murales, ha così deciso, in una notte, di ridipingerli di nero. Una forma di protesta, la tutela della propria opera, l’eutanasia dell’artista di fronte al progresso.

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Un’opera d’arte quindi resta propria per sempre? Non viene donata alla comunità?

Chiara

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13 pensieri su “Eutanasia artistica – Blu cancella i suoi murales a Berlino

  1. Secondo me ha fatto bene.
    O meglio: ha fatto quello che si sentiva di fare.
    Io dico sempre che, chi crea, lo deve fare unicamente per se stesso.
    Se poi trova anche apprezzamento, ancora meglio.
    Ma ogni artista può fare ciò che vuole, con le proprie creazioni.

  2. Anche io sono d’accordo con gli altri. La paternità delle opere deve rimanere al proprio creatore.
    E’ giusto condividere l’opera, ma il “possesso” deve rimanere a meno di donazioni volontarie.
    Spiego meglio il mio punto di vista. Se Dante avesse scritto la Divina Commedia e non gli fosse rimasta la “paternità” nessuno saprebbe che quell’opera, disponibile a tutti, l’ha scritta Dante, un genio assoluto di tutti i tempi. Lo stesso vale per tutte le opere artistiche in generale, dai quadri alle sculture, dai palazzi ai murales.
    Quindi per me, in questo caso, l’autore si è sentito in dovere di difendere la propria opera e ne ha fatto quello che ha voluto, facendo bene a seguire il suo istinto/desiderio.

    • Io sono molto dibattuta in merito. Capisco la paternità dell’opera, la voglia di limitarne i danni e di poter controllare la propria opera. Ma come la mettiamo con i turisti, con i lettori, con i visitatori? Loro sono abituati a quell’opera, l’artista gliela ha donata mettendola in mostra.
      Grazie della tua opinione.

      • Da quello che avevo capito dal tuo post quell’opera è nata in quel posto come simbolo dell’anti capitalismo.. se poi in quella zona vanno ad innestare i simboli del business come supermercati, centri commerciali, negozi, l’opera non ha più senso di esistere li.. diciamo che io fossi stato l’autore e ne avessi avuto le possibilità, l’avrei spostata altrove per non “sporcarla”. Lui invece ha scelto di crearne un’altra più adatta secondo la sua visione alla location

  3. Queste opera contengono un (dei…) messaggio molto chiaro che riguarda principalmente mi par di capire dei problemi sociali legati a quella zona.
    Spetta a lui decidere e i fruitori in questo caso dovrebbero prendere atto del grande messaggio di “dolore” dell’artista e indignarsi insieme a lui.

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