Chiaravalle e i suoi monaci: in fondo è il sesso l’unico scopo dello stare insieme, no?

Senza sesso non si vive. Il sesso fa unire persone, sopportare persone, fa uccidere, violentare, fa morire. Il sesso parla più dell’amore e lo si confonde, molto spesso. Quante cose si sopportano per una bella seduta di sesso.

Chiaravalle è uno dei luoghi a me più cari. Per il suo fascino antico, la sua storia, l’architettura, la festa medioevale, il suo chiostro affascinante, la colonna con il capitello a nodo. Chiaravalle ha un’anima pulsante, racconta vita e silenzio, racconta meditazione e pace.
Qui ne ho scritto con le immagini della festa medioevale e qui ne ho scritto per raccontare il modo di dire “avere voce in capitolo”.

Ovvio quindi che sono rimasta stupita, affaticata, un po’ sconvolta da questa notizia: “Sesso, denunce e forse ricatti tra le celle dell’Abbazia di Chiaravalle”
Chi vorrà leggere l’articolo lo troverà qui.
In breve si dice che siano stati denunciati atti sessuali, palpamenti, rapporti orali, tra i monaci e alcuni pellegrini, più che altro disadattati senza fissa dimora. Non si prospetta un vero reato, tanto che il caso è stato archiviato, perché tutti gli atti sono stati consenzienti e i monaci, ove hanno trovato un rifiuto, si sono tirati indietro.
Il sesso è vita, non si può restare senza sesso, è inutile credere di sì. Senza sesso vi è solo castrazione.
E poi, chi mai è capace più di compiere atti di vera castità? Ma se si è scelta la castità, si deve essere abbastanza forti per accettarla e viverla come regola di vita, non contravvenirla per puro piacere!

Immaginare il sesso tra le colonne del chiostro di Chiaravalle, pare un sacrilegio.

Chiaravalle_Chiostro

Chiaravalle_Chiostro

O forse fa molto  Il Nome della Rosa?
(chi ha modo di leggere fino a qui, spero comprenda il senso ironico del post)

Chiara

Eutanasia artistica – Blu cancella i suoi murales a Berlino

L’artista e le sue opere. Da sempre si dibatte se un’opera, una volta finita, sia ancora di proprietà artistica del suo autore o diventi di proprietà dei fruitori.
Si sente ripetere spesso che una volta scritta, una poesia ad esempio, si distacca dal suo poeta per sempre.

Così non deve aver pensato Blu ( qui il suo meraviglioso blog! )

blublu bog

Tra il 2007 e il 2008, sui muri di  Cuvrystraße a Berlino, l’artista Blu ha disegnato due grandi murales  Brothers e Chain

 Brothers e Chain_Blu

Brothers e Chain_Blu

Il quartiere in cui sorgono ospita una comunità di artisti, intellettuali e senza tetto, Cuvrybrache, ed era  assurto a manifesto di ribellione e lotta contro il capitalismo.
Di questi giorni è invece la differente destinazione d’uso della zona, con il progetto della costruzione di 250 appartamenti, un Kindergarten, un supermercato e una terrazza affacciata sul fiume.

Blu, non potendo attendere la distruzione dei suoi murales, ha così deciso, in una notte, di ridipingerli di nero. Una forma di protesta, la tutela della propria opera, l’eutanasia dell’artista di fronte al progresso.

blu-630x478

Un’opera d’arte quindi resta propria per sempre? Non viene donata alla comunità?

Chiara