è la tua felicità?

Ho ripiegato le mie ali per non fermare il tuo volo e rinchiuso desideri nei cassetti per sciogliere le tue difficoltà.
Ho taciuto nel silenzio di spine per darti il tempo di fertilizzare il tuo destino e omesso parole per lasciare ad altre bocche il tuo cammino.
Ho duramente accettato l’angolo nascosto, il dietro le quinte, la maschera che mi protegge nel mio annullarmi.
Ho corso, riso, pianto e alfine, ho ascoltato le tue preci, suppliche strazianti come lacci intorno al cuore.
E mi sono fermata.

Mi sono ritrovata stanca, seduta al ciglio della tua strada, mendicante cieca  e sorda, un treno disperso nel buio di binari morti, una barca senza remi in uno squallido lago di pece.
E mi sono ritrovata fluttuante in uno spazio di assente presente, nel limbo di attese promesse, una sospensione di tempo. Un ectoplasma di sentimenti e ragione, un grumo di tutto e niente.

Con il tempo ho ricucito le pezze, riammesso parole, rinnovato giuramenti e pur nell’attesa, srotolato il cuore.
Ho ricercato l’incontro, il capire, il restare; ho riscoperto la fiducia e la lealtà, il bisogno e la stanchezza, l’importanza e il piacere.
Ho rilassato le spalle, rammendato le lettere stracciate, incollato i sogni al loro posto, caselle di un personale avvento.
Ora resto in attesa del rendere conto della tua felicità.

Chiara 

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