si può essere altri da sé?

Se io sono io, fatta da me e dalle mie esperienze, costruita a guisa delle mie emozioni, posso cambiare ed essere altro da me?
Il mio contrapposto, la mia ombra, quello che non tollero negli altri, per rendere pane alla vita?

Chiara 

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23 pensieri su “si può essere altri da sé?

  1. Si dice che negli altri non tolleriamo quelle parti di noi sopite.
    Siamo in trasformazione, in continuo mutare, come pensare di essere stabili in una tappa del percorso?
    La nostra esperienza ci accompagna per migliorare, per essere persona più complete. Resta quella indole di fondo che ci fa affermare ” Io sono questo”. 🙂

    • Proprio di questo scrivo. Frequento un corso di comunicazione consapevole e si è parlato delle ombre, ovvero dei contrapposti a quelle che riteniamo nostre qualità. Quelle ombre sono parte di noi.
      Ma se è così, perché quando vorremmo uscissero non escono?

      • Non escono perchè si tengono nascoste, si teme il giudizio degli altri, si viene educati ad eccellere, ad essere antagonisti a portare semi di ” bene” e dunque ogni cosa che non riflette tale aspettativa è vista come nociva. Nessuno è da punire o giudicare se ha tali ombre, esse sono semi da trasformare. Relativamente all’aspetto Ombra è interessante leggere C. G. Jung.

        “Ognuno di noi è seguito da un’ombra e meno questa è integrata nella vita conscia dell’individuo, tanto più è nera e densa.”

        Carl Gustav Jung

        Non dobbiamo dunque fuggire questa parte ma integrarla in noi, permetterci di riconoscerla, questo permette di vivere in armonia.

  2. Non lo so, io quest’ombra la vedo come una parte di me, la parte meno chiara ma che comunque riflette un pezzo della mia persona. Non credo però si possa essere altri da sé, forse a volte in base a chi abbiamo di fronte ci comportiamo in diverso modo ma credo tutto dipenda dal grado di relazione che si ha con l’altro.
    Ciao!

  3. Il mio commento non è una critica, ci mancherebbe altro, ma voglio capire dato che ho interesse nel tuo articolo.

    Da quello che hai scritto nel post si evince (o evinco io) qualcosa di diverso rispetto a ciò che è uscito nel dibattito dei vari commenti.
    Se non ho capito male, non riesci a vedere la tua “ombra”. Come fai quindi a provare a vivere la tua ombra se non la vedi?
    Vuoi vivere l’ombra di qualcun altro? Vuoi provare a essere l’opposto di ciò che sei per vedere com’è?
    E soprattutto a che pro?

    Secondo me se stai bene con te stessa, se hai persone che ti vogliono bene, non c’è motivo di provare ad essere la propria ombra, soprattutto se si pensa che è la parte negativa di noi stessi, quella parte che magari sappiamo esistere ma che non dobbiamo assolutamente tirar fuori, per il nostro bene e per quello altrui. Io la penso così.

    E scusami anticipatamente se non ho compreso il senso del post e sono uscito fuori tema!

    • Parecchi dei miei post ultimamente nascono come riflessioni ad un corso che sto frequentando presso l’associazione Telefono amico sulla comunicazione consapevole.
      La storia dell’ombra, che non conoscevo, nasce da lì. Abbiamo dovuto fare un test, elencare 6 nostre qualità, trovare l’opposto. Da questo, a dire di chi ci segue e a quanto pare anche da Jung, accettare che l’opposto delle nostre qualità sono le nostre ombre, quello che di solito non ci piace nell’altro, che detestiamo, ma che, sempre a dire di Jung, invece è parte di noi. Quest’ombra ci appartiene, dobbiamo farne i conti e magari anche imparare ad usarla, per necessità. Io non riesco, e non solo io al corso, a riconoscermi nella mia ombra e se tento di provare ad usarla, fallisco.
      Io sto abbastanza bene con me, compatibilmente con la vita, ma sono sempre disposta alle domande e a cercare risposte per stare sempre meglio
      Grazie

  4. Ti consiglio di legge il Tao Te Ching. Tu sei tu E il contrario del tu che conosci, bada bene la parola chiave è E, perché non c’è O. Non è una contrapposizione. Il simbolo del Tao ha migliaia di interpretazioni, come tutti i simboli. Quelle su cui voglio richiamare la tua attenzione sono la perfetta simmetria del bianco e del nero, ad indicare equilibrio, e anche il concetto di perenne movimento insito nella forma. Una situazione (ad esempio il bianco) nasce cresce si evolve e arriva al suo apice, e proprio in quel momento porta in sé il germe del suo opposto, che nascerà crescerà si evolverà e arriverà al suo apice, per scoprire…. E così via in un’eterna danza dell’intero Universo, di cui siamo parte integrante. Quando riusciamo a capire questo, in modo non razionale, ma interiorizzandolo, allora sentiremo di essere davvero una parte di un tutto, e che quel tutto è maggiore della somma delle sue parti anche grazie al nostro micro-contributo.

    • Proverò a leggerlo, grazie.
      Sono d’accordo che siamo il bianco e il nero, il tutto in noi.
      Ma ti chiedo: trova una tua qualità. Cercane l’opposto e prova ad essere come quell’opposto
      Es: ti ritieni sagace, sii ottuso
      Ce la fai? Ne trovi giovamento? Migliora o peggiora te stesso e le tue relazioni?
      E’ questo il passo che non riesco a capire, limite mio e questa sera ho lezione 🙂
      ciao

        • E’ proprio questo che non riesco a fare. Forse, ipotizzo, sono troppo concentrata su me, forse quella consapevolezza di cui parli, è quella che frega. Forse all’ombra ci arrivi con l’intuito, senza accorgertene.
          Ora vado al lavoro, poi ci penso, grazie

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