La dignità: una scelta? Coraggio o amore?

“Arrivederci a tutti i miei cari amici e alla mia famiglia che amo. Oggi è il giorno che ho scelto per morire con dignità, tenuto conto della malattia in fase terminale, questo terribile cancro al cervello che mi ha imprigionato…ma mi avrebbe imprigionato tanto di più”
Brittany Maynard

Accade che alcuni fatti mi colpiscano più di altri, che parole mi entrino dentro più di altre e lascino segni indelebili, accendendo ricordi e lasciando certezze.

Brittany Maynard ( qui la notizia per chi non la conosce) ha deciso la morte assistita per annullare la morte naturale a cui sarebbe andata incontro ( forse) per la grave malattia, un tumore al cervello, cui era affetta.
Non entro nel merito della sua decisione, non ho volutamente seguito la notizia per mia espressa volontà di non farmi prendere dai miei giudizi personali. Ma una vicenda come questa, così intima, sbattuta su tutti i giornali, quasi uno spot, un format televisivo, un programma a puntate, su volontà dei protagonisti, mi porta a fare una considerazione. Una sola, Personale, vissuta.

Mia madre è morta di cancro in un letto di ospedale, dopo 5 anni di lotta estenuante e coraggiosa. Senza mai mollare un colpo, un attimo di cedimento. Lei avrebbe continuato a fare chemioterapie all’infinito se il suo corpo avesse retto, perché amava la vita. e non si arrendeva alla fine. Mai.

Leggere “Oggi è il giorno che ho scelto per morire con dignità” come se decidere la propria morte sia più dignitoso che aspettare quella che la natura decide per noi, mi lascia un buco in mente: mia mamma, ve lo assicuro, ha accettato con immensa dignità il dolore, la fatica e la morte, nel silenzio della sua camera d’ospedale, con gli affetti vicini.
Non c’è più dignità di altra, cara Brittany, la tua è  stata una scelta, tua, personale, coraggiosa.  Ma non per questo più dignitosa di chi accetta il suo tempo, con coraggio, sofferenza, fatica, amore.

Chiara 

 

38 pensieri su “La dignità: una scelta? Coraggio o amore?

  1. La mia impressione è che più che di dignità si debba parlare di coraggio.
    Apprezzo molto quanto scrivi di tua madre.
    Credo che, in ultima analisi, sia difficilissimo, se non impossibile, comprendere con oggettività chi decide di suicidarsi.
    Buona giornata.
    Quarc

    • Io, come hai letto, non mi pronuncio sulla sua scelta, che da qui la leggo come un atto di coraggio. Ma non ho le competenze per dire se valida o no.
      Mi interessa solo quel dettaglio “dignità”.
      Buona giornata
      Ps. mi costa fatica tenere aperti i commenti, non è di mia madre che voglio parlare, ma di tutti coloro che scelgono, ognuno la sua strada. E tutte sono dignitose e meritano rispetto.

  2. Bisogna tener conto del contesto in cui vive, dove la sanita’ e’ un lusso. l’assistenza ad un malato terminale, come hai potuto constatare e’ lunga e difficile. purtroppo dobbiamo prendere atto del futuro a cui ci stiamo avviando anche da queste scelte che ci sembrano estreme.

  3. Io credo che con le parole “morire con dignità” volesse semplicemente dire che desiderava morire prima che la malattia sfigurasse il suo corpo e la lucidità del suo cuore e del suo cervello..
    Non mi sento però di aggiungere altro..ho imparato che solo nel momento in cui si vive direttamente l’esperienza si può comprendere e imparare..
    Mi spiace per l’esperienza che hai vissuto con la tua mamma..tI abbraccio sinceramente..

    • Io non so cosa volesse dire e meno che meno cosa le sia girato nella mente per decidere un passo così. Come ho scritto, non ho volutamente seguito la notizia perché non sono pronta ad emettere pensieri in merito all’eutanasia in queste condizioni, ovvero prima che la malattia abbia attuato la devastazione.
      Però mi è venuto da sentire sulla pelle quella parola “dignità”, quando ho visto la testa alta, nonostante il dolore, di persone che hanno lottato strenuamente fino all’ultimo.

  4. Questo episodio dimostra di come sia difficile discutere di determinati argomenti, o meglio di decidere rispetto a determinate condizioni. Premesso che anche io non condivido “la condivisione e l’ostentazione” (anche se nelle motivazioni della giovane c’era la volontà di rendere noto anche agli altri una “diversa possibilità” di morire), il tema è purtroppo scottante e malauguratamente riguarda un po’ tutti visto l’avanzare trasversale di certe malattie.
    È un argomento che anche in casa ci ha fatto molto discutere ed ha trovato risposte diverse (a prescindere dal Credo religioso che aprirebbe altre strade ancora) e nessuna, credo, possa considerarsi meglio dell’una o dell’altra.
    È che ci troviamo in condizioni di sottomissione rispetto a determinati casi e rispetto a certe “riduzioni” umane (come quelle a cui conducono il tumore al cervello) non credo ci possa essere la vittoria della risposta A sulla B e viceversa. Umanamente io non saprei proprio che strada intraprendere per me ne soprattutto per un mio caro. Ma sto vedendo oggi l’evoluzione al peggio di una persona vicina e come si può ben immaginare non è bello.
    Purtroppo è una condizione per la quale non ci possono essere risposte ne soluzioni “a priori” ed anche il concetto di dignità, concordo con te esiste soprattutto durante la battaglia.

    • Scrivi “risposte diverse” e credo sia proprio qui il fatto: che ognuno di noi ha la possibilità di scegliere la sua strada ( non in Italia, non credo ma correggimi se sbaglio) secondo il suo credo, il suo sentire. Ma deve essere un percorso affrontato prima che accada l’irreparabile, perché poi, credo, è davvero difficile ragionare serenamente.
      A parte qualche sciocco che nel web avrà di certo espresso giudizi, qui vedo che tutti ci stiamo interrogando per capire e trovare la via più consona a noi. Sempre nella speranza di non doverci fare i conti.
      Grazie per il tuo pensiero Lois.

      • Si, credo sia proprio così. Solo che anche eticamente e moralmente, come si fa a scegliere una strada prima di giungere ad un determinato stadio? Credo sia tutta in salita la strada e senza soluzioni e tutte umanamente condivisibili. Grazie a te per porre quesiti che sono per nostra fortuna ben lontani dalle micro-narcisistiche ed inutili sciocchezze che ci bombardano quotidianamente.

        • Non so come si fa a scegliere prima, ma penso che formarsi un’opinione, soprattutto sulla base dei fatti vissuti, sia utile. Salvo poi cambiare idea se serve 🙂
          Non so, sai? Alle volte vorrei scrivere solo barzellette…

  5. Pingback: Della dignità del vivere e del morire « Viaggi ermeneutici
    • Ciò che apprezzo quando scrivo post delicati e impegnativi come questo, è l’assoluta libertà di opinione che ognuno di voi esprime. E questo mi fa capire che vi fidate del mio riscontro. Grazie.
      E’ una scelta davvero complessa, io non riesco, Osvaldo, a prendere una decisione.

      • Chiara, io sono molto laico su queste cose. Spero sempre di avere la stessa capacità se dovessi trovarmi nella medesima situazione. di questa giovanissima donna!
        Buona serata; ti auguro tanta salute, con sincera amicizia. Osv.

        • Io, laica o cattolica, faccio difficoltà a pensare di prendere una decisione così importante, e per me e per i miei cari. Ci sono troppe variabili che ruotano; sebbene si può dire che la morte è solo una scelta solo nostra, sappiamo bene che così non è.
          Buona serata anche a te, sincero amico.

  6. Credo che molto dipenda anche dal tipo di malattia, anche il cancro non è uguale per tutti, ci sono forme che, seppur dolorose fanno arrivare alla fine con dignità e con lucidità…..altre forme no, riducono le persone in stati vegetativi e in condizioni inimmaginabili….. Non so cosa sia giusto, ognuno fa la sua scelta, ecco è proprio questo credo il punto, che la persona possa scegliere della propria fine.

  7. Perdonami, ero passata quando ancora i commenti non erano aperti. Del resto però mi rendo conto che non c’è molto da dire. Solo molto sofferenza. Ognuno la affronta a modo suo, probabilmente sempre a testa alta. La paura del dolore credo sia sempre una cosa che limiti il nostro comportarsi ma tu hai saputo con tatto parlare di questo fatto molto doloroso. Lila

  8. Dignità è una parola che apre mondi molto diversi e soggettivi, ed è legata alla nostra capacità di valutare le situazioni. Capacità che danni cerebrali possono cancellare.
    Vedo quotidianamente esiti di danni cerebrali, e personalmente comprendo bene la scelta della ragazza, e comprendo anche la sua idea di dignità. Io non vorrei finire la mia vita in certe condizioni, e vorrei poter scegliere. Non so cosa sceglierei, ma vorrei poterlo fare, quando ancora sono in tempo. So cosa sceglierei ora, pensandoci.
    Per me, la dignità sta nel rendermi conto di chi sono. Quando questo viene meno, il concetto di dignità si incrina.
    Credo che la dignità sia uno stato dell’anima.

    • Ho avuto modo di seguire la fine di sue persone ( una delle due una carissima amica) morte di tumore al cervello. Le implicazioni sono state devastanti. Soprattutto per una delle due, molto giovane e con due figli piccoli. Ma non me la sento comunque di dire che abbiano dimostrato meno dignità perché hanno terminato la loro vita in un hospice per malati terminali. Capisco il tuo pensiero, accetto quello di Brittnay, ma è quella parola, credimi, che mi tocca tanto. E’, scusa se uso il mio vissuto, quasi un’offesa ( la vivo così, perdonami) verso i sacrifici che mia mamma ha fatto e come lei tanti, tanti che sperano, che confidano nelle cure, che si augurano il miracolo.
      Poi cosa uno sceglie, essere liberi di scegliere, è una gran cosa, e non discuto su quello.
      E poi…siamo qui a parlare sul capello, quando poi alla fine, coloro di cui parliamo non ci sono più
      ciao e grazie per il tuo apporto al post.

      • Non penso assolutamente che morire in un hospice tolga dignità, e neanche morire con la mente devastata. C’è sempre dignità. Ma un conto è lo sguardo di chi guarda, altro conto è lo sguardo di chi vive. Credo che ciascuno dovrebbe essere accompagnato nel percorso che sente dignitoso per sé. Tutti i percorsi di fine vita sono dignitosi, coraggiosi, rispettabili. Quando c’è il prendersi cura amorevole, l’accompagnamento, ci sono le cose importanti. C’è dignità. Ma comprendo e rispetto chi difende il suo vissuto personale di dignità.
        Ecco, in un mondo ideale, vorrei che ciascuno potesse essere accompagnato nel modo che ritiene migliore per sé. Nel dialogo, nel confronto, ma poi alla fine nel rispetto. In ogni percorso di malattia, non solo nel fine vita.
        Tutto ciò che si avvicina a quell’ideale, per me è importante.
        E, nel quotidiano del mio lavoro, cerco di restituire dignità ad ogni singolo incontro.
        Son temi davvero delicati, Chiara. Con tante emozioni personali.
        Ma riuscire a parlarne e a discuterne con rispetto, come accade qui, è prezioso.

        • Sai, d’istinto ho sentito di scrivere questo post, ma da subito ho eliminato la possibilità di commentare. Temevo si riducesse ad un compatimento di quello che avevo scritto. Poi ci ho ripensato, mi sono detta che sono adulta e che al massimo avrei evitato di rispondere ai messaggi troppo personali.
          Così non è stato; il confronto, sebbene delicato, intimo, non ha avuto risvolti personali ma sono state opinioni, ricerca di una strada. E, sebbene un po’ ne abbia pagato in ricordi, sono grata a tutti.
          Buona giornata

  9. Come sempre questo è un argomento enorme! Implica quel che c’è oltre il nostro fisico, parte dalla carne che muore e scavalca il confine con il metafisico prima che la natura abbia terminato il suo corso. Dentro questo argomento c’è di tutto e lo capisci dai commenti…c’è la nostra personale ideologia, la nostra fede, le nostre paure e i nostri affetti. Sono tutte queste cose assieme a farci dire e giudicare e decidere. In realtà un argomento così vasto dovrebbe, a mio parere, restare chiuso dentro i confini della nostra più assoluta privacy ma questo pare oggi impossibile: c’è un motivo ed è quello della tendenza a “imporre” da una parte e dall’altra il proprio convincimento. E’ molto pericoloso tutto ciò perchè così diventa un fatto sociale, politico, etico ESTERNO. Allargare il discorso non sempre ne facilita la comprensione, non sempre chiarisce, a volte confonde e lascia sospesi.
    La morte di Lucio Magri( ricordi?) non è la stessa di questa ragazza. Io stamattina ti direi che nelle condizioni di Brittany farei lo stesso! Ma se oggi pomeriggio guardando il profilo del golfo e qualche gabbiano volare riuscissi ancora a immaginarne e goderne la bellezza e il senso potrei dirti – NO, cazzo, vivo fino all’ultima goccia questa vita comunque.
    Mio gugino che comincia a diventare anziano e bene non sta, tempo fa mi ha chiesto di provvedere ad un’iniezione letale nel caso in cui…gli voglio molto bene, è come un fratello maggiore per me…sono rimasto in silenzio.
    Sinceramente non so dire se conti di più il coraggio o la dignità, non so giudicare, in fondo conta solo l’amore di chi muore e di chi vive, conta la voglia e una fede che non è obbligatoriamente religiosa ma può essere anche laica.
    Dici che ne hai pagato in ricordi, credo che tu lo abbia fatto proprio per questo il post: per icordare in modo più nobile.

    • Quanta ragione hai Enzo! Parlare di un fatto come questo, più che chiarire, confonde. Ma d’altronde è così importante, così fondante, che non se ne può più fare a meno. La medicina ha fatto passi da gigante e nelle cure e nel procrastinare il più a lungo possibile il momento della dipartita, e non sempre in condizioni umane. Il più delle volte solo vegetative. Mia sorella che lavora in una casa di riposo, vede che i farmaci che limitano colesterolo, cardiopatie, glicemia, ecc. quasi mai ridanno vita e speranza agli anziani, ma solo un calvario più lungo.
      Ed è per questo, secondo me, che bisogna fare i conti con ciò che vogliamo noi dalla nostra vita.
      Una volta mica c’era il lusso di decidere…
      Parlare quindi serve, secondo me, poi spetta alla nostra intimità e agli affetti più cari, la decisione.
      Grazie Enzo.

  10. Pingback: Un attimo di riflessione | squarcidisilenzio

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