La semplicità del prefisso -in

Io, oggi, vorrei dirvi che l’infelicità è poi solo la felicità a cui si è aggiunto il prefisso -in. 
Scritto così pare banale, non lo nego e so che riderete, voi e la vostra infelicità, così come rido io di me quando sono infelice e il mondo crolla, che quello che dovrebbe essere sinonimo di stabilità crolla sempre, non so dire come.
Dicevo che pare banale ma non lo è, ve lo dico io: è solo semplice.

La felicità è uno stato mentale breve, già si è detto, ed avviene sempre e solo per fatti specifici, per il poco tempo risparmiato al dolore e alla fatica. La felicità è un momento semplice: l’azzurro del cielo, faccio un esempio, un esempio facile; alzi gli occhi, lo vedi e sei felice. Tutto qui, nessuna elaborazione complessa, nessuna interferenza, un semplice-meraviglioso-appagante-cielo-azzurro!

cieloL’infelicità è uno stato mentale continuativo che si ripiega su di sè, un lenzuolo stropicciato, un albero di Natale a cui si appendono troppe palline e poi l’albero scompare e lo sai che è Natale dalle luci mica dall’albero. L”infelicità è quando aggiungi invece che togliere, quando sommi e sommi e mai arrivi al totale perché sommi ancora e non sei soddisfatto perché vuoi arrivare a 1000 ma invece hai superato 10000 e mai ti fermi a fare il totale. 
L’infelicità è complicata. E noi siamo capaci sempre a complicarci: dicevo, il cielo azzurro rende felici, ed è poi solo aria, mica altro. Se volgi lo sguardo e vedi ciò che resta intorno aggiungi le nuvole e cominci a pensare che le nuvole sono un azzurro mancato e poi c’è la natura e pensi che certo è bella ma stai lavorando e mica puoi mettere i piedi a bagno e c’è l’inquinamento forse, e i pesci , ah bei tempi quelli e poi aggiungi quelle costruzioni in fondo, una vecchia cartiera e ora non c’è più, solo la ciminiera e hanno fatto delle brutte casette popolari e poi chissà chi è stato chi le ha disegnate e quel palo e l’antenna e chissà quante radiazioni nocive, certo il cellulare funziona bene, poi caspita ho perso tempo e guardarmi in giro, ho da lavorare e forse un caffè, devo andare, le nuvole, le vacanze, mi mancano le vacanze….

lavoroL‘infelicità è poi solo la felicità a cui si è aggiunto il prefisso -in. 

La serenità è saperlo e accettarlo e tentare, talvolta, non dico sempre che sempre non si può, di essere semplici.

Chiara

 

 

11 pensieri su “La semplicità del prefisso -in

    • E’ un po’ come quando si viaggia, se ci pensi. Se ti carichi di cose, fai una fatica folle e poi hai paura che te le rubino le tue cose o di dimenticarle e passi parte del viaggio a pensare solo alle tue cose. Se viaggi con poco, godi del viaggio, di te e degli altri.
      E poi è divertente fare teorie inutili; qualcuna prima o poi verrà utile
      Ciao e buona giornata 🙂

      • Sono d’accordo con te, cerco anche io la leggerezza nel senso di diminuire l’attaccamento alla materialità. Ma il problema rimane l’inquietudine interiore, per quella la semplicità aiuta davvero poco. O meglio aiuterebbe ma è un esercizio complicato la sua ricerca, mettiamola così.

        • Per me è proprio nell’inquietudine interiore che la semplicità serve. Fare ordine, eliminare ciò che appesantisce le giornate e i pensieri. E’ difficile, faticoso, complicato ma torno a dire che secondo me è la strada.. Almeno la mia 🙂

          • Esattamente. Difficile, faticoso e complicato. Perché alla fine il tema è sempre quello. Guardarsi dentro e fare i conti con i propri mostri. E ognuno ha i propri. E quindi sì, la strada è quella. Ma costa. Uh, quanto costa. 🙂

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