Quando non si ha voce in capitolo.

Chiaravalle è un luogo affascinante.
Situata al limitare di Milano, quando la città sconfina nel verde, svetta con la sua austera tipica forma medioevale.
Abbazia cistercense, viene eretta nel 1135 per volontà di san Bernardo e fu la prima ad essere costruita sul suolo milanese. A seguire ci furono Morimondo, Viboldone, Mirasole e Moulè. ( vedi strada delle abbazie.it)

Nel complesso abbaziale, vi trova luogo il Capitolo, una stanza ove si riuniva l’abate con i monaci per definire l’organizzazione dell’abbazia e le sue regole. Il Capitolo di Chiaravalle si affaccia sul chiostro e proprio sul chiostro vi è presente una grande finestra.

Chiaravalle_Chiostro

Chiaravalle_Chiostro

I conversi e i novizi potevano assistere alle assemblee dal di fuori, ascoltare, ma non potevano intervenire con le proprie opinioni.

foto di Goffredo Viti Chiaravalle_Capitolo

foto di Goffredo Viti
Chiaravalle_Capitolo

Da qui nasce la dicitura “non avere voce in capitolo”
Così si dice di chi non ha le peculiarità, non ha il permesso, il grado di appartenenza ad una discussione; così si dice di cose che non ci devono interessare, che appartengono ad altri. Così si dice di cose a cui non abbiamo diretto accesso, a cui non possiamo partecipare.

Questo non significa essere esclusi, ma che le nostre parole, i giudizi eventuali, il dissenso, il diniego, non sono accettati e comunque non hanno nessun valore nel capitolo.

Capito quale è il nostro Capitolo, dove noi siamo abati e non semplici spettatori, molta parte della vita diventa più facile.
Capito dove invece siamo solo conversi e senza alcun diritto di replica o giudizio, viene facile mettersi da parte e occuparsi solo di ciò che ci compete.
Quanto sarebbe più facile la vita con mansioni definite.

Chiara 

Le corse si fanno per vincere!

“Non so se ti è capitato mai di dover fare una lunga corsa
e a metà strada, stanchi, dire a te stesso adesso basta”

Così dice Bennato, in un brano della mia infanzia. Succede, crescendo, che le corse diventino frequenti e quelle lunghe, faticose, stressanti, pesanti, ancora di più. Non si vede quasi mai una meta certa e mentre si corre si deve lottare e lottare e ancora lottare.
Talvolta anche a rischio della vita stessa, compromessa molta parte della salute, dell’umore, dei rapporti interpersonali.
Intendo problemi grandi, non sciocchezze; problemi di salute, di lavoro, di famiglia, giudiziari.
Ognuno di noi, credo, almeno una volta nella vita, si è trovato di fronte ad un problema enorme, irrisolvibile di primo acchito, per il quale ogni più piccolo poro della pelle, ogni più piccola fonte di energia, è stato dedicato.
Concentrati, fitti, di corsa, testa bassa, senza cibo, senza sonno.

Quanti di voi sono arrivati alla fine? A tagliare il nastro per primi, vincitori?
Le corse si fanno per vincere no?

E QUANDO SI VINCONO SI DIVENTA INVINCIBILI!

Superman_Wonderwoman_Batman

Superman_Wonderwoman_Batman

Sì, perché se si è lottato con tutti se stessi e con tutte le proprie uniche forze e il risultato arriva e non è monco e nemmeno risicato ma vittorioso, ecco che una straordinaria onnipotenza ci pervade. Ci sentiamo supereroi!
Nulla può più sconfiggerci.
E gli altri? Delle mezze seghe!
E i loro pensieri? Pensieri da mezze seghe!
E cosa fanno? Fanno delle piccole  cose da mezze seghe!

Quando si corre e si vince, il confine tra il vincitore e il vanaglorioso è molto labile!

Chiara