Il passato conta?

Oggi mi sono trovata a riflettere di passato per due volte, una dopo aver trascorso un bella giornata nella casa della mia infanzia e l’altra discutendone con un amico, il quale sostiene che il passato non conta, conta  ciò che resta dentro di noi.

Quella casa nella quale sono stata oggi, non la penso nei giorni in cui non la vedo, e quindi si, posso dire che non conta, ovvero che non condiziona la mia vita, ma nel momento in cui la abito, riaccende ricordi e suggestioni e sentimenti.
Ecco che il passato allora conta e mi appartiene e mi fa capire quanto sono cambiata, quante cose diverse ci sono nei miei pensieri.
Il passato è uno specchio nel quale, con intelligenza e sapienza, sapersi leggere.
Non da tutti, il passato fa paura molte volte, si teme di esserne inghiottiti, oppure lo si rinnega per dare l’illusione, a chi si ha accanto nel presente, che quei sentimenti attuali sono più importanti di quelli passati.

Io amo il mio passato, anche quello doloroso e tormentato, maggiormente quello felice. E conta, tutto, nulla escluso.
Conta perché quello che sono io, lo devo alle esperienze del mio passato, spinta verso il futuro.

Quello che però non conta per la mia vita, è il passato di coloro che mi sono amici.
Non mi importa cosa hanno fatto, chi hanno amato, conta il mio oggi con loro. E non metterei mai dei paletti alla mia amicizia per il loro passato. E neppure per il loro presente, se ciò non pone limiti al nostro relazionarci.
La libertà è uno dei cardini su cui fondare le relazioni.
Così come il rispetto.

Chiara 

Annunci

6 pensieri su “Il passato conta?

  1. chiara, ti commento qui perché mi pare che nel post di poco fa i commenti sono (comprensibilmente) chiusi.

    voglio esprimerti a mia solidarietà per quello che hai passato.

    posso capirlo perché ho subito un trattamento simile, che nel mio caso non poteva essere definito altro che come pestaggio virtuale fascista sull’altra piattaforma che alla fine ho abbandonato proprio per questo.

    situazioni differenti, ma che inducono a pensare che esistono persone disturbate che traggono a ragione dea propria esistenza dal perseguitare gli altri e accanirsi contro qualcuno; sono dei poveri casi umani, e andrebbero soltanto compatiti, ma anche ridotti al silenzio, perché godono a diffondere sofferenza.

    • ho pensato a lungo se scrivere quel post, ma sono giunta al limite della sopportazione e il grado di tristezza che provo è molto alto, tanto che è arrivato a compromettere una parte importante della mia vita.
      Questa persona continua indisturbata a perseguitare ogni cosa che non gradisce, secondo il suo canone e, come ben sai, occorre avere spalle forti per non rendere con la stessa violenza.
      Io non l’ho mai fatto, né lo farò
      E non credo che il mio post sia offensivo…è l’esposizione del mio non poterne più, nella vana speranza non che legga, perché quello lo fa credo ad ogni minuto della sua vita, ma che capisca cosa si prova: libertà negata.
      Grazie per la tua comprensione, sapere che esistono persone attente agli altri come te, mi fa bene.

      • come sai, da molto tempo non mi sento cattolico, ma da qualche tempo, complici i viaggi in Oriente, non mi sento neppure di definirmi cristiano; in ogni caso ho rifiutato da tempo la logica del porgere l’altra guancia, la ritengo una legge morale sbagliata: fa soffrire chi la porge, perché è innaturale, e facilita il loro compito ai violenti; troverei più giusta una morale che ci dicesse soltanto: reagisci con misura e senza troppa animosità, non gettare olio sul fuoco.

        penso quindi che sia giusto che tu non ti limiti a incassare soltanto, deglutendo l’umiliazione, e il post che hai scritto mi pare un ottimo esempio di reazione misurata.

        ti direi anche di lasciare esprimere liberamente la tua sofferenza, il tuo disagio e anche il tuo risentimento: abbiamo bisogno di dare voce alle nostre emozioni per viverle meglio.

        detto tutto questo, neppure questo ti salverà del tutto – dico sulla base della mia esperienza: la vera salvezza arriva soltanto quando la disistima per la persona che ti perseguita diventa tale che proprio non ti interessa più nulla quello che scrive o fa e ti DIMENTICHI di andarlo a controllare.

        ho verificato che col tempo questo ha ridotto il persecutore al silenzio pressoché completo e lo ha restituito alla insignificanza esistenziale dalla quale la sua persecuzione gli aveva dato l’illusione di togliersi.

        l’esperienza, virtuale e reale, di questo genere di persone mi ha però fatto capire un aspetto della loro strategia relazionale che quasi sempre sfugge all’osservazione: malignamente questi personaggi programmano più o meno consapevolmente una fase iniziale in cui simulano grande amicizia e inducono ad un attaccamento, senza il quale sarebbe facile liberarsi delle loro persecuzione con un’alzata di spalle.

        è il ripetersi di esperienze come queste che mi induce oggi ad essere molto prudente prima di affidarmi emotivamente a qualcuno.

        è molto triste diventare controllori e quasi nemici dei propri trasporti emotivi, però certe esperienze della vita inducono a farlo.

        in ogni caso, quando si vivono questi episodi di stalking, riuscire a classificare il persecutore in una tipologia precisa e a inquadrarlo in uno specifico disturbo di comportamento – quello delle persone che riescono a definire se stesse solo attraverso il dolore che infliggono agli altri – è un grande aiuto per una presa di distanza emotiva da un vissuto che può essere di grande sofferenza.

        • la strategia relazionale è perfetta, Bortocal. Proprio così ha fatto, stessi passi…..e il più delle volte, quando non ce la faccio più e dico quello che devo in privato e a tu per tu, ecco che la persona mi ripete che ha provato mille volte ad essermi amica e io l’ho rifiutata. Addossa a me la colpa del fallimento. Questa persona si dipinge come meritevole d’amore, vittima della mia indifferenza.
          Dici bene che per farla smettere occorre indifferenza, ma in questo caso purtroppo non ci sono solo implicazioni virtuali ma relazioni reali.
          Grazie per le tue parole, mi sono di conforto e credo proprio mi aiuteranno a gettarmi alle spalle un periodo buio.

          • più ne parli e meglio capisco quanto il tuo caso sia più complicato del mio e assomiglia piuttosto ad un ben altro casino emotivo in cui andai ad invischiarmi troppo tempo fa; adesso non ne voglio parlare di più per le troppe implicazioni di diverso tipo, che preferirei evitare.

            sono persone “vischiose”, prive di una solida identità propria, e vivono come parassiti psicologici veri e propri delle personalità altrui: nel tempo hanno sviluppato delle tecniche invasive della mente altrui perfezionatissime e quasi diaboliche, dalle quali è difficilissimo difendersi, non essendo ancora stati scoperti gli antibiotici mentali.

            parlare parlare parlare, condividere: mi pare l’unica terapia possibile.

            vincerai quando TU riuscirai ad escluderlo davvero dalla tua mente…

            ma se ti dico che io vado incontro a ricadute occasionai anche dopo 35 anni!

  2. Pingback: Chiara e lo stalker virtuale. | bortocommentando

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...